a cura della Redazione

Pistoia e Prato sono le provincie di oggi per i Luoghi del Cuore 2018 FAI della Toscana.

Ponte Medioevale sul Vincio di Montagnana, Pistoia – 476°  posto con 225 voti
Ponte Medioevale sul Vincio di MontagnanaSi incontra il ponte attraverso una breve strada padronale, tra un gruppo di case e l’antico Oratorio della Verginina (immagine sacra posta lungo la strada), posto al crocicchio che conduce al ponte, lungo la via di Pieve a Celle. Sulla facciata dell’antico oratorio ancora ben conservata la lapide marmorea che attesta la sua costruzione nel 1844 da parte di Cesare Ippoliti. Nel medioevo i viandanti si fermavano a pregare prima di attraversare l’antico ponte lastricato in pietra che conduceva al plebato di Groppoli. La struttura del ponte, tipica medioevale, a groppa d’asino, slanciata, i due accessi in lieve pendio, in piano nella parte centrale. Largo metri 1,30, le sue luci metri 13,50 e metri 6,50. Qui il torrente Vincio misura metri 30 e il ponte rende il luogo come incantato, come il tempo si fosse fermato centinaia di anni fa. Ci si aspetta di vedere da un momento all’altro un viandante a cavallo che passa sul ponte, in uno stretto corridoio costruito al massimo per un uomo a cavallo, con grossi ciottoli di fiume, immerso in una folta vegetazione selvatica. Si dice che il ponte fosse un importante collegamento tra il plebato di Celle e quello di Groppoli, e da lì si andava verso Lucca, una delle vie lombarde che collegava Lucca, Pisa e Livorno con il nord Italia.

Abbazia di San Giusto al Pinone, Carmignano (Prato) – 650° posto con 36 voti
3332_abbazia-di-san-giusto-al-pinoneL’Abbazia di San Giusto fu edificata nel XII sec. nella campagna pratese ed è uno degli edifici romanici più suggestivi della zona. Nacque probabilmente in virtù dell’antica viabilità altomedievale, essendo su un crinale che dall’Arno, attraversato nel punto più stretto (area della Gonfolina), giungeva nel pistoiese. Si sarebbe quindi trattato di un antico ospedale, punto di sosta per i pellegrini, fino alla torre di Sant’Alluccio ed il successivo ospizio di San Baronto. Secondo la tradizione locale l’Abbazia faceva suonare giornalmente la sua campana, chiamata “La Sperduta”, per richiamare a sé tutti i viandanti dispersi prima di notte. Fino al Trecento fu canonica, diventando successivamente oratorio per poi essere abbandonata. Dopo una parziale ricostruzione ottocentesca, fu ripristinata nel dopoguerra; oggi è interamente leggibile rivelando un’interessante struttura romanica, con influssi dell’architettura monastica cluniacense. La facciata è animata dal bianco e verde dei cunei di marmo e di serpentino degli archi del portale e della bifora soprastante. All’interno la pianta è a croce commissa con un’unica navata coperta con volta a botte, ritmata da grandi archi trasversali; il presbiterio, a tre absidi separate, è rialzato su una bassa cripta con piccole navate sorrette da pilastri, rifatte dopo il crollo duecentesco. Per decenni si è stati incerti sulla proprietà della chiesa, fino al ritrovamento di un documento della fine dell’Ottocento che la indica come di proprietà del Comune di Carmignano. Chiusa dai primi anni ’90, è stata recentemente riaperta al pubblico da un’associazione locale che vi organizza anche eventi e attività di promozione. La comunità, che l’ha spesso scelta per celebrarvi i matrimoni quando era ancora aperta, vi è molto legata. Oggi i cittadini ne chiedono il recupero e una stabile fruizione pubblica.