Creare è vivere due volte. Breve ode a George Best, eroe dei due mondi.

di Alessandro Tasso 
Oggi “la rubrica sportiva di AleTasso” ci racconta la storia di uno dei più grandi calciatori e personaggio del mondo calcistico: George Best. 

Con mio padre ho sempre avuto un rapporto distaccato su molte cose.
Il classico Torinese, figlio di operai, cresciuto tra la fame e la miseria in Barriera di Milano, nel dopoguerra.
Un personaggio freddo, con occhi di ghiaccio, una specie di gigantesco albero maestro; l’ho sempre visto come una sorta di saggio della montagna che dispensa con poche e mirate parole ai suoi prodi discepoli (forse io l’unico) perle di saggezza portate dalla oramai quasi secolare esperienza.

Ricordo ancora come se fosse ieri le rare situazioni di scioglimento dei ghiacciai, con lui preso dall’euforia che, pur sempre in modo distaccato, cercava di farmi arrivare alla coscienza della storia di quelle due squadre, collegate da un indistruttibile filo conduttore, tanto sfortunate quanto affascinanti quali Torino e Manchester united.
Una delle poche volte in cui l’ho visto emozionarsi è stato mentre mi raccontava la sfortunata storia di quell’aereplano che prese fuoco e distrusse la rosa ed il cuore di ogni Red devil.

Sopravvissuto alla tragedia Matt Busby, l’allora allenatore del Manchester (a cui poi venne associato più che giustamente lo pseudonimo di Sir) si ripromise di ricostruire dalle fondamenta la squadra.
Comprò ancora minorenne un ragazzino dalla piccola e buia Belfast.
Rivedo ancora tutt’oggi l’emozione negli occhi di un ragazzone piemontese estasiato nel trasmettere a suo figlio tutto ciò che aveva provato nel vedere giocare e sentire parlare di quell’individuo.
Un qualcosa che va oltre l’immaginario collettivo e che mi è difficile trasmettere a parole.
Leggiadria e spensieratezza sul campo, accompagnate da quelle gesta a dir poco bizzarre fuori.
Un estro sensazionale.
Un artista vero e proprio che ritrovatosi in un calcio fatto di sciabole e tacchetti in ferro, dominava puntualmente con l’eleganza del fioretto.
Un simbolo di rivalsa e libertà
Il Quinto Beatles

Best era un vero anticonformista. E non lo era per lanciare un messaggio politico, o per portare avanti grandi ideali, ma semplicemente perché voleva vivere senza nascondersi, senza compromessi né inutile affettazione, rendendo omaggio a ciò che era.
Purtroppo come tutte le belle storie, George si bruciò con le proprie mani al culmine della sua bellezza, combattendo e perdendo miseramente la battaglia contro i demoni dell’alcool.

Ma nonostante tutto lo ricorderò sempre come quel ragazzino, piccolo, minuto e sgraziato che dalla fredda ed operaia Manchester riuscì a scaldare il cuore di un giovincello della fascinosa Torino.
Sono convinto che queste persone ti aiutino a vivere, a dimenticare. A sognare.
Perché ci sono uomini e uomini, artisti e artisti, sportivi e sportivi, ognuno con la propria storia.
Poi ci sono quelli come Georgie.
Sì, le leggende.
Quelle sono immortali.

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