Buon Anno da RPFashion & GlamourNews

A cura di Roberta Pelizer e Jacopo Scafaro 

Tutta la redazione di RPFashion & GlamourNews augura un buon Anno nuovo ai nostri lettori, con la speranza che il 2023 sia veramente un anno migliore.

Non so se anche voi provate la stessa sensazione, ma a me il Capodanno fa sempre un po’ impressione, perché è allo stesso tempo la fine e l’inizio di un ciclo. È difficile lasciarsi qualcosa alle spalle: è un’azione che prevede un salto nel buio, un tuffo a occhi chiusi verso nuove esperienze, che potranno rivelarsi positive o negative. È un’occasione per ricominciare da zero o per continuare quel che abbiamo iniziato e vale la pena portare avanti. È un modo – scrive il Caporedattore Jacopo Scafaro – per stabilire nuovi obiettivi o per rivalutare quelli vecchi, cercando di capire se ci stanno portando proprio dove vogliamo arrivare. È anche una sfida con noi stessi, il momento giusto per metterci in discussione e capire cosa ci piace di noi e cosa vogliamo cambiare. A tutti auguri per un anno spettacolare”.

Roberta Pelizer, Direttore Editoriale del nostro giornale ci dice: “Eccoci qui, alla fine di questo lungo e complicato 2022, come sempre accade il 31 dicembre tiriamo sempre le somme di quello che è successo nei 365 giorni appena trascorsi, alla famiglia, il lavoro, i soldi, gli amici, alle occasioni perse e a quelle colte. Per ognuno di noi c’è qualcosa che non vorremmo più ritrovare mentre per altri la speranza è che resti tutto così com’è, siamo tanti e tutti diversi ma l’augurio che ci accomuna tutti e’ quello che sia più bello per tutti sotto tutti i punti di vista. Abbiamo lottato contro una pandemia che ci ha colpiti tutti per vari motivi, ad alcuni ha causato danni ingenti ad altri un po’ meno ma questo non ci deve abbattere, ma rafforzare. Il mio augurio è quello di poterci affacciare al 2023 con la forza e la speranza, la grinta e la giusta cattiveria per realizzare i nostri desideri e sogni.”

La vita umana è bella e va vissuta in pienezza anche quando è debole ed avvolta dal mistero della sofferenza” diceva Papa Benedetto XVI. Buona vita e buon anno e tutti.

RP FASHION & GLAMOUR NEWS: ci siamo rifatti il look!

di Roberta Pelizer 
La proprietaria e direttore editoriale di Rp Fashion & Glamour News, ci illustra il nuovo percorso editoriale che intraprenderà il nostro giornale. 

È con grande piacere che vi presentiamo il nostro nuovo sito web. Riteniamo che per il giornale sia fondamentale essere presente online con contenuti chiari ed esaustivi sul proprio operato e sugli argomenti che offre, consentendo in tal modo agli utenti di leggere notizie specifiche e sempre interessanti. Abbiamo perciò cercato di arricchirlo di informazioni utili, pur mantenendo una navigazione semplice e intuitiva, oltre che esteticamente accattivante. La necessità di rinnovarci è scaturita perché il sito e la linea editoriale presa nell’ultimo anno, non rifletteva più con le nostre esigenze e i nostri obiettivi, perciò come proprietaria ho deciso di dare una ventata d’ossigeno fresca a tutta la struttura del giornale.

C’è un nuovo direttore responsabile, il Dott. Roberto Marzano, che ha sposato in pieno la linea mia e di tutta la Redazione di RPFashionGlamourNews. Roberto oltre ad avere un bagaglio culturale importante, ha un’esperienza ultra trentennale nel mondo del giornalismo e porterà oltre ad un rinnovato entusiasmo, alcune nuove rubriche. Avremo anche nuovi ingressi nella redazione, dove i redattori già presenti, avranno più libertà creativa; anzi colgo l’occasione per dire a chiunque voglia raccontare esperienze personali o emozioni, di contattarci. Jacopo è stato promosso a Vice Coordinatore di Redazione ed appena la situazione epidemiologica lo permetterà tornerà ad emozionarci con il racconto di concerti e spettacoli teatrali, oltre ai suoi consueti articoli.

Per quanto riguarda la sottoscritta, cercherò di raccontare la moda sia maschile, che femminile, ma anche le emozioni che giornalmente mi vengono raccontare o che vivo in prima persona . Vi preannuncio che intensificheremo la collaborazione con Clarissa D’Avena e la Red&blue music relations, ma di questo vi racconterò più avanti.

È stato un lavoro lungo, ma abbiamo voluto prenderci tutto il tempo necessario per riflettere, progettare, fare e rivedere ogni singolo dettaglio. Ora siamo contenti del risultato, ma l’ultima parola va a voi che ci leggete.

A presto.

Modica (Ragusa): La via delle Collegiate

a cura della Redazione
Modica, in provincia di Ragusa, è una città patrimonio dell’Unesco, ricca di fascino e di storia. Il suo centro storico, ricostruito dopo il devastante terremoto del 1693, è un gioiello di architettura tardo barocca. Modica è famosa, altresì, per la produzione di cioccolato. Questa città siciliana è in lizza per il riconoscimento di “Luogo del cuore FAI” tramite La via delle Collegiate e c’è tempo fino al 15 dicembre per votare. Andiamo ora a scoprire questa via.

La dimensione religiosa del popolo modicano, motore di numerose rinascite dopo ogni terremoto, epidemia e cataclismi di ogni genere, si è manifestata da sempre nella costruzione di grandi chiese e monumenti che hanno caratterizzato l’attuale urbanistica della città.

A partire dal Concilio di Trento, i Vescovi confermano la loro presenza sul territorio attraverso l’istituzione di chiese di Collegiate che rispecchiassero la profonda fede della popolazione; ai Canonici, che conducevano ritmi di vita conventuali ma pur sempre legati all’autorità vescovile, vennero demandate tante responsabilità organizzative dalla cura delle numerose processioni religiose cittadine in ogni periodo liturgico, caratterizzate da grande partecipazione del popolo di Dio, alla custodia degli archivi delle chiese maggiori, un capitale di fonti storiche e documenti immenso che ci permettono tutt’oggi di conoscere e scoprire una società ormai scomparsa.
Consultando le carte antiche lasciateci in eredità dai Canonici si possono quindi ricostruire i principali momenti religiosi e spirituali della città, i percorsi di processioni ormai scomparse, scoprire i tempi, le usanze, e lo spirito che hanno scandito gli avvenimenti della storia della Città.

La storia di Modica del periodo pre e post-terremoto, i suoi fasti, la sua forza di reagire e ripartire dopo ogni cataclisma si può rileggere alla luce dei grandi cantieri ecclesiali che hanno dato origine ad uno dei territori più particolari della Sicilia: Il Val di Noto.
Le Collegiate di San Giorgio, Santa Maria di Betlem e San Pietro rappresentano la più vivida testimonianza della storia di una città lungo i secoli, testimonianze artistiche che partono dal tardo gotico, passando per il barocco ed il tardo barocco fino agli ultimi interventi di inizio 900’ che hanno visto l’impegno di una quantità ingente di risorse economiche, culturali, artistiche e spirituali.
Custodi di memorie religiose che hanno ispirato, confortato e incoraggiato il popolo Modicano lungo i numerosi percorsi di rinascita e progresso e che oggi sono testimonianza viva della cultura di un territorio.

La creazione di monumenti così importanti ha comportato un’opera continua e incessante di restauro che non si è mai interrotta.
Il consolidamento architettonico, il restauro dei dipinti e degli altari la custodia attraverso aree espositive del patrimonio di paramenti, calici, ostensori che costituiscono un vero tesoro per ciascuna delle maggiori Chiese di Modica, cioè San Giorgio, San Pietro e Santa Maria di Betlem, erette a Collegiate Insigni durante il XVII secolo, e che rischiano oggi di essere dispersi a causa del logoramento e del naturale degrado dei materiali avuto lungo i secoli.
Al recupero di tutto ciò vuole intervenire il percorso La via delle Collegiate che si propone come strumento pratico per la conservazione e la valorizzazione di questa importante eredità culturale che deve essere fruibile a tutti.

Carmagnola (TO): la Chiesa di Sant’Agostino tra “I luoghi del cuore” del FAI

Riceviamo e pubblichiamo
Rimane poco più di un mese di tempo per votare la Chiesa di Sant’Agostino di Carmagnola a “I luoghi del cuore”, campagna nazionale di sensibilizzazione sui luoghi italiani da non dimenticare, promossa dal Fondo Ambiente Italiano in collaborazione con Intesa Sanpaolo. Votandola online sino al 15 dicembre 2020, il Comune di Carmagnola potrebbe ottenere un importante sostegno per il progetto di recupero e riapertura al pubblico di questo monumento nazionale, importante patrimonio della città piemontese e del nostro Paese attualmente inaccessibile per motivi di sicurezza.

L’amministrazione comunale di Carmagnola, città di circa 29000 abitanti situata 30 chilometri a sud di Torino, nel mese di gennaio 2020 ha avviato la campagna di civic crowdfunding “Riapriamo insieme Sant’Agostino” per sostenere il progetto di recupero della bellissima chiesa, monumento nazionale inaccessibile dal 2014 per motivi di sicurezza.

In seguito all’emergenza epidemiologica da Covid-19, le energie sono state totalmente impegnate in attività che potessero aiutare la cittadinanza e la campagna di crowdfunding è stata abbandonata.
Terminata la prima fase di grande emergenza, il Comune ha deciso di portare avanti il suo progetto iscrivendo la Chiesa di Sant’Agostino a “I luoghi del cuore”, campagna nazionale per i luoghi italiani da non dimenticare, promossa dal Fondo Ambiente Italiano in collaborazione con Intesa Sanpaolo.
È il più importante progetto di sensibilizzazione sul valore del patrimonio del nostro Paese che permette ai cittadini di segnalare al FAI, attraverso un censimento biennale, i luoghi da non dimenticare. Dopo il censimento il FAI sostiene una selezione di progetti promossi dai territori a favore dei luoghi che hanno raggiunto una soglia minima di voti.
Andando direttamente all’indirizzo www.fondoambiente.it/luoghi/chiesa-di-sant-agostino-e-complesso-monastico?ldc si trova la scheda informativa ed è possibile esprimere il proprio voto sino al 15 dicembre 2020.

In alternativa, ci si può recare online all’indirizzo www.iluoghidelcuore.it, digitare “Chiesa di Sant’Agostino” in cerca un luogo, scegliere la chiesa di Carmagnola e cliccare clicca su “vota con 1 clik”. È necessario registrarsi al sito in maniera molto semplice, utilizzando direttamente il proprio profilo facebook o inserendo il proprio nome e il proprio indirizzo di posta elettronica.
Votare la Chiesa di Sant’Agostino è un modo concreto di aiutare il Comune di Carmagnola ad ottenere un importante sostegno per il suo progetto di recupero e riapertura al pubblico di questo monumento nazionale, importante patrimonio della città piemontese e del nostro Paese.
L’edificio storico si affaccia sull’omonima piazza e insieme al convento è il complesso monumentale più rappresentativo della Città, fulcro della vita sociale della comunità sotto ogni aspetto, religioso, artistico e storico, luogo in cui vennero emessi i voti alla Vergine dell’Immacolata Concezione in seguito alle epidemie di peste del 1522 e del 1630 e nel quale si sono svolti innumerevoli importanti fatti storici.
La chiesa e il suo campanile sono stati dichiarati Monumento Nazionale attraverso il vincolo monumentale attribuito con nota Ministeriale del 6 aprile 1910. Edificata tra il 1406 ed il 1437 con abside, lato est e campanile di marcata connotazione gotica, presenta all’interno sovrapposizioni barocche, affreschi del ‘400 e del ‘500, iscrizioni, stemmi nobiliari, un organo del ‘500 con registri a funzione timbrica, un’elegante bifora a sesto acuto, un coro ligneo del 1457 rimaneggiato nel XVI e XVII secolo, una stele funeraria romana del I secolo d.C. e una lastra tombale del ‘400 scolpita da Amedeo di Francesco da Settignano, detto anche Meo del Caprino.

Il convento venne popolato dagli agostiniani sino al 1858, anno in cui l’intero complesso venne acquistato dall’amministrazione comunale che lo chiuse al culto per ricavarne uno spazio espositivo nel totale rispetto della sua integrità e del suo valore artistico.
Il progetto di recupero non prevede che la Chiesa venga adibita al culto, non vuole limitarsi al recupero di un patrimonio artistico e storico, ma vuole recuperare uno spazio da vivere, nel rispetto della memoria storica della città. Sono cominciati nel mese di luglio 2020 i lavori per il restauro della facciata e i prossimi passi prevedono la messa in sicurezza degli interni e il restauro del tetto, con opere che hanno ottenuto il parere favorevole della Soprintendenza per i Beni culturali.

La pagina facebook
In https://www.facebook.com/riapriamoinsiemesantagostino si trova la pagina facebook che era stata creata per il lancio della campagna di crowdfunding e che viene orautilizzata per promuovere la campagna “I luoghi del cuore”
Video della Chiesa
Su YouTube all’indirizzo https://youtu.be/G__9QYeBz9Y è possibile vedere un bellissimo video che descrive la Chiesa nel suo stato attuale.
Scheda informativa e voto online a questo indirizzo sino al 15 dicembre 2020www.fondoambiente.it/luoghi/chiesa-di-sant-agostino-e-complesso-monastico?ldc

Gravina in Puglia (Bari) e il suo Ponte dell’Acquedotto

a cura della Redazione
foto Carlo Centonze
Oggi per i Luoghi del Cuore FAI 2020 andiamo alla scoperta del Ponte della Gravina o dell’Acquedotto a Gravina di Puglia, in provincia di Bari.

Il Ponte della Gravina o Ponte dell’Acquedotto è un ‘importante struttura ad archi, alto 37 m. lungo 90 m. e largo 5,5 m. che collega le due sponde del torrente Gravina.

Fu costruito per permettere l’attraversamento del Crapo (l’antico nome del torrente Gravina), e consentire ai fedeli di raggiungere la chiesetta della Madonna della Stella.
Poco si sa circa la data della sua costruzione.
Fonti storiche datano con certezza la sua esistenza almeno al 1686.
Probabilmente il ponte, reso instabile dal sisma del 1686, crollò nel terremoto del 1722.

Fu quindi la famiglia Orsini di Roma, che si era trasferita nel feudo di Gravina, a ordinare, intorno alla metà del Settecento, la ricostruzione e la trasformazione del ponte in acquedotto, per portare sotto le mura della città le acque delle sorgenti Sant’Angelo e San Giacomo.
La struttura sulla quale poggiava la tubatura dell’acqua che collegava le due fontane (pilacci), ancora oggi esistenti ai due lati del ponte, era costituita da 25 archi disposti lungo la spalliera.

In seguito all’alluvione dell’agosto del 1855, questi archi furono gravemente danneggiati e, poiché pericolanti, furono sostituiti da una spalliera in tufo.
Nel 1860 vennero effettuati interventi di consolidamento e di restauro con la messa in opera di tiranti in ferro e di un selciato rustico di protezione.

Cuneo – Ventimiglia – Nizza: la Ferrovia delle Meraviglie

a cura della Redazione
Oggi andiamo a conoscere una bellissima realtà che è in lizza per diventare uno dei Luoghi del Cuore FAI 2020. In testa alla classifica della categoria “Italia sopra i 600 metri”, la Ferrovia Cuneo – Ventimiglia – Nizza è una vera e propria meraviglia.

Esiste un luogo che ne racchiude in sé molti altri, una straordinaria opera dell’ingegno umano che sfida i limiti fisici per creare un ardito collegamento tra territori e tra nazioni.

È la Ferrovia Cuneo – Ventimiglia – Nizza, pensata e realizzata quasi due secoli fa, che con il suo audace tracciato unisce l’Italia alla Francia, il Piemonte alla Liguria i monti al mare, la pianura alla costa… un filo conduttore che corre parallelo alla storia del nostro Paese e abbraccia la sua geografia.
Sulle sue rotaie si intraprende un viaggio che è scoperta del territorio e del suo paesaggio.

Oltre 100 chilometri di emozioni durante i quali scorrono dal finestrino la pianura piemontese, le coste della Liguria di ponente e della Costa Azzurra francese, i parchi naturali delle Alpi Marittime e del Mercantour.
Una testimonianza del genio e dell’intraprendenza dell’uomo: in meno di cinquanta chilometri in linea d’aria supera un dislivello di mille metri, in un territorio affascinante ma straordinariamente impervio.
Nonostante la sua spettacolarità e l’utilità per tutte le persone che ne usufruiscono, dagli anni ’80 la linea ferroviaria non è mai stata sufficientemente valorizzata e sostenuta.

Malgrado i considerevoli investimenti per la sua messa in sicurezza è poi mancata una vera e propria politica di rilancio che ha portato ad un inevitabile declino con una drastica riduzione delle corse (attualmente 2 al giorno) e un’incombente minaccia di chiusura, acuita dalla doppia gestione italiana/francese. Eppure questa è la “Ferrovia delle Meraviglie”, inserita nel 2016 dalla rivista tedesca Hörzu tra le dieci linee ferroviarie più belle del mondo.

Ma oggi rischiamo di perderne il profondo valore. Per questo il voto è importante, perché unito a quello di tante altre persone può fare la differenza e aiutare a salvare la Ferrovia.
 I promotori Vorrebbero che questo censimento fosse l’occasione per scoprire e riscoprire un luogo unico del nostro Paese.
Sono molteplici gli aspetti della ferrovia che possono coinvolgere e appassionare ognuno di noi, temi che toccano gli interessi e le propensioni più svariate.

FAI. I Luoghi del Cuore: Castello e Parco di Sammezzano

a cura della Redazione
Sono ancora aperte le votazioni online per decretare quali sono i Luoghi del Cuore FAI 2020. Oggi vi presentiamo un luogo in lizza per il primo posto in classifica: il Castello e Parco di Sammezzano in frazione Leccio, nel comune di Reggello, in provincia di Firenze.

Oggi andiamo alla scoperta di un gioiello in corsa per il primo posto nella classifica tradizionale de I Luoghi del Cuore FAI 2020: Castello e Parco di Sammezzano a Reggello, in provincia di Firenze.La villa-castello di Sammezzano si trova a Leccio, frazione del Comune di Reggello, a circa 30 chilometri da Firenze. Si erge su una collina proprio sopra il paese ed è circondata da un grande parco di 187 ettari, di cui 50 “parco storico”. Tenuta di caccia in epoca medicea, nel 1605 la proprietà venne acquistata dagli Ximenes D’Aragona. Fino alla metà dell’800 ebbe l’aspetto di una classica villa toscana. Da quella data il marchese Ferdinando Panciatichi Ximenes d’Aragona, con un lavoro durato oltre 40 anni, diede al castello la veste attuale.

Personaggio eclettico, dagli interessi più svariati, protagonista della vita culturale, sociale e politica della Firenze del tempo – fu anche Deputato del Regno – Ferdinando progettò e diresse personalmente i lavori che trasformarono la struttura in un castello in stile eclettico con prevalenza orientalista. Grazie alla grande disponibilità economica ed alla vasta cultura, affascinato dalla moda orientalistica diffusa in tutta Europa, Ferdinando realizzò un edificio unico, il più importante esempio di arte Orientalistica in Italia ed in Europa. Nel castello sono richiamati capolavori architettonici di arte moresca come l’Alahambra di Granada ed il Taj Mahal in India. Nel piano monumentale si trovano sale bellissime con colori sorprendenti e giochi di luce. Inoltre, in ogni sala si trovano scritte e motti in latino, italiano e spagnolo che parlano di Ferdinando e del tempo in cui visse.

Intorno al castello Ferdinando realizzò uno dei parchi storici più vasti della Toscana, con oltre 100 specie arboree esotiche. Molte di queste sono scomparse, ma il parco resta ancora famoso per le numerose sequoie presenti (Sequoia Sempervirens e due esemplari di Sequoiadendron Gigantea) tra cui spicca la cosiddetta “Sequoia Gemella”, albero monumentale che con i suoi 53,96 metri è risultato essere il secondo albero più alto d’Italia. Dal 1970 al 1990 il Castello fu utilizzato come ristorante e hotel. L’allora proprietà però fallì e nel 1999 la tenuta venne acquisita dalla “Sammezzano Castle srl”; tuttavia nessun progetto di recupero venne mai realizzato e solo alla fine del 2019, dopo complesse vicende, la stessa società ne è tornata in pieno possesso.

Nel periodo 2012/2016, con il consenso della proprietà, veniva aperto al pubblico a cura del “Comitato Sammezzano – F.P.X.A.” composto in gran parte da volontari del luogo. Grazie alle donazioni ricevute dai visitatori, il Comune di Reggello ha potuto restaurare il sepolcreto della famiglia che si trova nel vicino cimitero di Sociana. Nello stesso tempo, grazie alle visite e all’attività di sensibilizzazione intrapresa dal movimento civico “Save Sammezzano” (oltre che di tantissimi cittadini), la fama del castello è cresciuta a dismisura. Nel 2016, in seguito alla candidatura presentata da “Save Sammezzano” e alla sua contestuale attività di raccolta voti online e cartacei, Sammezzano è risultato il primo classificato tra “I luoghi del Cuore”.

Negli stessi anni il castello è stato utilizzato per la realizzazione di spot e film tra cui spicca “Il racconto dei racconti” del regista Matteo Garrone. Da ottobre 2016 non sono state più autorizzate visite per cause relative alla proprietà. Da un punto di vista strutturale il castello presenta segni evidenti di degrado ed anche il parco risulta gravemente danneggiato. Gli interventi di messa in sicurezza diventano ogni giorno più urgenti. Per questo “Save Sammezzano” e “Comitato Sammezzano FPXA” in accordo con il Comune di Reggello, propongono una nuova candidatura. Sarebbe la prima volta che lo stesso luogo potrebbe risultare vincitore di più edizioni. Tale eventualità evidenzierebbe l’importanza del luogo e l’urgenza di un intervento della proprietà privata (situazione attuale) o, eventualmente, dello Stato, però sempre garantendo la fruibilità pubblica del castello e del parco.

Cosa accomuna un borgo vicino a La Spezia raggiungibile con una scalinata di 1.200 gradini e la strada immersa nella natura che costeggia il Mar Piccolo di Taranto? O ancora una bianca parete rocciosa a picco sul mare in provincia di Agrigento e un eremo del XIII secolo a Sulmona? Luoghi così diversi e distanti l’uno dall’altro ma tutti protagonisti di una grande storia d’amore: quella che lega gli italiani alle bellezze culturali e paesaggistiche del loro territorio. Un racconto senza tempo di cui il FAI sta scrivendo proprio ora un nuovo capitolo grazie alla decima edizione del censimento “I Luoghi del Cuore promosso in collaborazione con Intesa Sanpaolo e attraverso il quale fino al 15 dicembre 2020 sarà possibile votare i propri luoghi italiani più amati e in questo modo permettere loro di essere conosciuti, tutelati e valorizzati come meritano.Oltre ai tradizionali Luoghi del Cuore, quest’anno ci sono altre due classifiche.
“Italia sopra i 600 metri” ovvero alle aree interne montane del Paese di cui il FAI si sta occupando anche attraverso il Progetto Alpe, che custodiscono un inestimabile capitale di natura, arte, tradizioni ed energie, ma che si trovano ad affrontare gravi problemi di spopolamento, abbandono del territorio e scarsità di servizi.
Luoghi storici della salute” dedicata a costruzioni risalenti almeno a 70 anni fa e molto movimentata nel mese di maggio, con il progressivo calo dell’epidemia di Covid-19 ha subito un rallentamento, ma vanta comunque un rilevante numero di beni indicati.

Carmagnola (TO): la Chiesa di Sant’Agostino canditata a “I luoghi del cuore” FAI

Riceviamo e pubblichiamo
Il Comune di Carmagnola ha iscritto la sua Chiesa di Sant’Agostino a “I luoghi del cuore”, campagna nazionale di sensibilizzazione sui luoghi italiani da non dimenticare, promossa dal Fondo Ambiente Italiano in collaborazione con Intesa Sanpaolo. Votandola online sino al 15 dicembre 2020, il Comune potrebbe ottenere un importante sostegno per il progetto di recupero e riapertura al pubblico di questo monumento nazionale, importante patrimonio della città piemontese e del nostro Paese attualmente inaccessibile per motivi di sicurezza. La Chiesa di Sant’Agostino di Carmagnola può essere votata online con l’obiettivo di portare a termine il suo progetto di recupero e di riapertura al pubblico.

L’amministrazione comunale di Carmagnola, città di circa 29000 abitanti situata 30 chilometri a sud di Torino, nel mese di gennaio 2020 ha avviato la campagna di civic crowdfunding “Riapriamo insieme Sant’Agostino” per sostenere il progetto di recupero della bellissima chiesa, monumento nazionale inaccessibile dal 2014 per motivi di sicurezza.

foto Claudio Massarente

In seguito all’emergenza epidemiologica da Covid-19, le energie sono state totalmente impegnate in attività che potessero aiutare la cittadinanza e la campagna di crowdfunding è stata abbandonata.
Con il ritorno graduale alla normalità, il Comune ha deciso di portare avanti il suo progetto iscrivendo la Chiesa di Sant’Agostino a “I luoghi del cuore”, campagna nazionale per i luoghi italiani da non dimenticare, promossa dal Fondo Ambiente Italiano in collaborazione con Intesa Sanpaolo.
È il più importante progetto di sensibilizzazione sul valore del patrimonio del nostro Paese che permette ai cittadini di segnalare al FAI, attraverso un censimento biennale, i luoghi da non dimenticare. Dopo il censimento il FAI sostiene una selezione di progetti promossi dai territori a favore dei luoghi che hanno raggiunto una soglia minima di voti.
All’indirizzo www.fondoambiente.it/luoghi/chiesa-di-sant-agostino-e-complesso-monastico?ldc si trova la scheda informativa ed è possibile esprimere il proprio voto sino al 15 dicembre 2020.

È necessario registrarsi al sito in maniera molto semplice, utilizzando direttamente il proprio profilo facebook o inserendo il proprio nome e il proprio indirizzo di posta elettronica.
Votare la Chiesa di Sant’Agostino è un modo concreto di aiutare il Comune di Carmagnola ad ottenere un importante sostegno per il suo progetto di recupero e riapertura al pubblico di questo monumento nazionale, importante patrimonio della città piemontese e del nostro Paese.
L’edificio storico si affaccia sull’omonima piazza e insieme al convento è il complesso monumentale più rappresentativo della Città, fulcro della vita sociale della comunità sotto ogni aspetto, religioso, artistico e storico, luogo in cui vennero emessi i voti alla Vergine dell’Immacolata Concezione in seguito alle epidemie di peste del 1522 e del 1630 e nel quale si sono svolti innumerevoli importanti fatti storici.
La chiesa e il suo campanile sono stati dichiarati Monumento Nazionale attraverso il vincolo monumentale attribuito con nota Ministeriale del 6 aprile 1910.
Edificata tra il 1406 ed il 1437 con abside, lato est e campanile di marcata connotazione gotica, presenta all’interno sovrapposizioni barocche, affreschi del ‘400 e del ‘500, iscrizioni, stemmi nobiliari, un organo del ‘500 con registri a funzione timbrica, un’elegante bifora a sesto acuto, un coro ligneo del 1457 rimaneggiato nel XVI e XVII secolo, una stele funeraria romana del I secolo d.C. e una lastra tombale del ‘400 scolpita da Amedeo di Francesco da Settignano, detto anche Meo del Caprino.

Il convento venne popolato dagli agostiniani sino al 1858, anno in cui l’intero complesso venne acquistato dall’amministrazione comunale che lo chiuse al culto per ricavarne uno spazio espositivo nel totale rispetto della sua integrità e del suo valore artistico.
Il progetto di recupero non prevede che la Chiesa venga adibita al culto, non vuole limitarsi al recupero di un patrimonio artistico e storico, ma vuole recuperare uno spazio da vivere, nel rispetto della memoria storica della città. Sono cominciati nel mese di luglio 2020 i lavori per il restauro della facciata e i prossimi passi prevedono la messa in sicurezza degli interni e il restauro del tetto, con opere che hanno ottenuto il parere favorevole della Soprintendenza per i Beni culturali.
In https://www.facebook.com/riapriamoinsiemesantagostino si trova la pagina facebook che era stata creata per il lancio della campagna di crowdfunding e che viene ora utilizzata per promuovere la campagna “I luoghi del cuore”

FAI: il 2 giugno apre le porte ai sui Beni

a cura della Redazione
Nel giorno della Festa della Repubblica il FAI – Fondo Ambiente Italiano apre le porte dei suoi Beni ma solo su prenotazione al fine di condividere il seppur prudente ritorno alla normalità.

Martedì 2 giugno i Beni del FAI – Fondo Ambiente Italiano saranno aperti al pubblico con visite a contributo libero, solo su prenotazione, per celebrare insieme a tutto il Paese la Festa della Repubblica e condividere il tanto sospirato, seppur prudente, ritorno alla normalità.

Una giornata da vivere nei luoghi speciali di cui il FAI si prende cura in tutta Italia, luoghi rappresentativi del nostro inestimabile patrimonio storico, artistico e paesaggistico in cui la Nazione intera si riconosce e si ritrova.
Un’occasione per celebrare la forza del nostro Paese che inizia a guardare con speranza al futuro.
A questo link i beni visitabili nella giornata di martedì 2 giugno:
https://www.fondoambiente.it/il-fai/beni/i-beni-del-fai-e-ti-stupirai
Inoltre dal 2 giugno, medici, infermieri e operatori sanitari che visiteranno i Beni FAI o parteciperanno agli eventi nazionali potranno ricevere in regalo una tessera di iscrizione annuale al FAI.

Un segno di gratitudine per chi si è battuto in prima linea per tutti noi durante l’emergenza sanitaria.
Infine,sempre da martedì si potrà  partecipare al censimento I Luoghi del Cuore, votando anche nei Beni del FAI.
La votazione (anche online sul sito del FAI) proseguirà fino al 15 dicembre 2020.
Quale migliore occasione della Festa della Repubblica, quindi, per ricordare che un voto può fare la differenza, contribuendo a una grande e virtuosa azione collettiva.

Cinque Terre: Monesteroli candidato a Luogo del Cuore FAI e il Masso del Diavolo

di Fabrizio Capra
Il borgo di Monesteroli, nel Parco delle Cinque Terre, in provincia di La Spezia, è candidato per i “Luoghi del Cuore” 2020 promossi dal FAI. Invitando a votare per questo fantastico e unico borgo siamo andati a rispolverare la leggenda del “Masso del Diavolo”.

Monesteroli è una piccola borgata delle Cinque Terre, raggiungibile monesteroli 1percorrendo una ripida e impegnativa scalinata composta da oltre duemila gradini.
La leggenda farebbe risalire le origini del nome da Menesteo, un personaggio della mitologia greca che, tornando dalla guerra di Troia, approdò nella zona.
Più probabile, invece, che questo toponimo derivi dalla presenza di molti monaci eremiti che popolavano queste zone isolate.
Ora Monesteroli, considerato il più suggestivo borgo dell’intera Liguria, aggrappato alla roccia sul filo del mare, è candidato a “Luogo del cuore” del FAI – Fondo Ambiente Italiano per l’anno 2020, candidatura proposta per rispondere ad alcuni bisogni di cui il borgo necessità per sopravvivere.
C’è una frana da mettere in sicurezza; c’è da fare la manutenzione del sentiero che dal monesteroli 2crinale arriva al borgo per poi scendere fino al mare; c’è la necessità di ricominciare a coltivare i terreni che tempo indietro vedevano i rigogliosi vigneti da cui si otteneva il vino rinforzato di Tramonti.
Monesteroli deve vivere perché si tratta di un borgo unico al mondo, un luogo da cui si domina il mare al punto di sentirsi ai confini tra realtà e fantasia, dove solo la natura rompe il silenzio.
Il comitato che sostiene la candidatura ha coinvolto anche tre testimonial: Clayton Norcross (l’attore che ha vestito i panni di Thorne in Beautiful), Dario Vergassola (comico, attore e cantautore) e Emilio Casalini (giornalista, conduttore radiofonico e scrittore).
Per votare “Monesteroli Luogo del Cuore FAI” ecco il link https://fondoambiente.it/luoghi/monesteroli?ldc (attualmente è al quinto posto).
monesteroli 3Però da impenitente amante del mistero sono, invece, andato alla ricerca di un qualcosa (e in questo mi è stato di fondamentale aiuto l’amico Luca Natale) che collegasse Monesteroli a qualche mistero o leggenda.
E così vengo a scoprire che in zona ci ha messo lo zampino, pardon lo zoccolo, nient’altro che il diavolo.
Sul sentiero Telegrafo – Campiglia, nel tratto per Monesteroli e Schiara, non lontano da Biassa, nel centro della Palestra del Verde,  si può vedere un grande masso chiamato “Menhir di Schiara” o “Masso del Diavolo” a cui è legato una sinistra leggenda.
“Una notte limpida, un gruppo di viandanti in viaggio iniziarono a provare stanchezza dal faticoso cammino.
Giunti vicino a un grande masso si accamparono accendendo un fuoco per ripararsi dal masso del diavolofreddo, tirava una pungente brezza.
E accadde l’imprevedibile.
Il vento si alzò improvvisamente diventando man mano sempre più forte e un soffio ancora più deciso andò a spegnere il fuoco facendo cadere nell’oscurità e nello sconforto il gruppo dei viandanti che iniziarono a provare paura.
Si sentì una sorta di pigolio come quello emesso da un uccellino impaurito, provarono a riaccendere il fuoco ma si trovarono davanti il diavolo, terrificante e mostruoso.
La leggenda, a questo punto, ci racconta che i viandanti fossero stati scacciati da Lucifero in persona perché si erano permessi di invadere la sua dimora
”.
Questa è la leggenda ma il “masso” esiste davvero: a scoprire e studiare il menhir (alto download2,48 metri) fu Ubaldo Mazzini (storico, giornalista e intellettuale originario di La Spezia) nei primi anni venti del secolo scorso; furono rinvenuti anche altri di questi “massi”, alcuni dei quali sono conservati al Museo Civico di La Spezia.
L’ipotesi più attendibile fa risalire questi menhir all’età del bronzo e, parrebbe, rivestissero funzioni astronomiche e religiose.
Se ci si trovasse al cospetto di questo menhir il giorno del solstizio d’estate, il 21 giugno, si noterebbe che l’ombra del “masso” va a proiettarsi a metà della Posa Grande, un muro a secco prospiciente il menhir; di fianco, invece, si possono osservare menihr con lucadue pietre: una presenta un foro rettangolare mentre l’altre circolare, fatto che andrebbe a consolidare l’ipotesi di una funzione rituale.
Dopo la scoperta, sul menhir più grande fu apposta una croce probabilmente con l’intenzione di voler cristianizzare questo che fu, sicuramente, un luogo destinato al culto pagano dai Liguri che, appunto nell’età del bronzo, abitavano la zona.
Esistono altri misteri collegati a questo luogo – una giovane donna che al cospetto del masso non riesce a trattenere la voglia di danzare e lampi misteriosi che volano diretti all’Isola dei Defunti (probabilmente la Corsica) – ma avremo modo di approfondirli.

Il video promozionale della candidatura a Luogo del Cuore

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