di Fabrizio Capra

Cinzia Montagna: giornalista, scrittrice, da sempre attenta alle tematiche relative alla promozione del territorio è la prima protagonista della nostra rubrica “A tu per tu tre domande a…”.

Cinzia Montagna - foto Massimiliano Serra
Cinzia Montagna – foto Massimiliano Serra

Si parla tanto di promozione del territorio: c’è una ricetta per essere incisivi nel proporsi all’esterno?
Non esiste ovviamente una ricetta unica, poiché  ogni territorio ha una propria identità, proprie tradizioni, una sua geografia e un livello diverso di notorietà e capacità d’accoglienza. Si tratta di fattori variabili e complessi che richiedono di caso in caso uno studio articolato sulle possibilità di promozione effettiva. È abbastanza inefficace, anzi può essere dannoso, richiamare turisti là dove non esistono capacità ricettive adeguate, ad esempio: uno o più pullman di persone implicano la presenza di strutture adeguate alla loro esigenza di pernottamento, ma anche strade percorribili per mezzi di grandi dimensioni e tempi di spostamento che non superino i tempi di visita dei vari luoghi. Le persone vogliono vedere luoghi, non interni di corriere. È in ogni caso essenziale individuare ciò che un territorio ha come voce esclusiva ed evitare confusione di messaggi. Non tutto attrae, non sono le categorie soggettive a fare da discrimine, non è il ‘mi piace’ inteso ‘a me organizzatore’. A monte è necessario uno studio oggettivo ed è necessaria una pianificazione che tenga conto di parametri di fattibilità presente e in prospettiva. Soprattutto, mai dimenticare che ogni azione di promozione ha un senso se comunicata e comunicata bene, altrimenti la si vanifica o la si riduce a uno scambio di visite fra parenti e vicini di casa. Scambi che possono originare delle belle feste, ma che non sono promozione, tantomeno turismo. Infine: non essere territorio a vocazione turistica, ma per visitatori non è una colpa. In attesa di implementare il comparto con strutture, infrastrutture e cultura dell’accoglienza, si può far conoscere e far vivere il territorio a visitatori che magari non permetteranno ma potranno conoscerne ambienti naturali, monumenti, enogastronomia, musei. A me capita di visitare territori per la loro attrattiva di visite, soggiornando altrove. Per esempio ho visitato i mulini della Foresta Nera – esiste un percorso a essi dedicato che ne coinvolge più di dieci – dormendo però a Worms. Nei mulini ho pranzato e visto i loro musei. In quel caso non ero turista, ma visitatore, ma sono andata in quel luogo con una finalità mirata e preconoscenze derivate dalla comunicazione, trovando corrispondenza fra quanto comunicato e quanto esistente e fruibile”.

pro loco_immagine dal webNei giorni scorsi ho letto su Facebook una tua velata polemica sulle feste delle Pro Loco: a quanto servono realmente per promuovere il territorio?
Le Pro loco sono potenzialmente strumenti molto forti di promozione. Il punto delicato riguarda l’interpretazione del nome stesso, che indica, appunto, attività a favore della promozione di un luogo, cioè della diffusione della conoscenza delle sue caratteristiche storiche, ambientali, culturali, enogastronomiche. La Pro loco non è un’associazione con finalità sociali a favore dei residenti in un luogo. I residenti non vanno esclusi, ovviamente, ma sono i non residenti, quelli che ancora non conoscono un luogo, il target di riferimento. Ciò che mi lascia perplessa è l’organizzazione di eventi con identità del tutto slegate da quella del territorio e non collegate a motivazioni ‘pro loco’. Faccio un esempio, già fatto in Facebook. Organizzare serate di fritto di pesce di mare in aree interne che non hanno mai avuto tradizione di fritto di pesce di mare non promuove il territorio. È una simpatica festa dove si mangia fritto di pesce di mare. Organizzare un evento a tema acciughe o merluzzo sotto sale là dove storicamente esistevano le Vie del Sale ha invece un senso. Peraltro esistono e sono mappati tali percorsi, per cui la proposta gastronomica potrebbe essere combinata a quella escursionistica e culturale in genere. La serata di fritto misto di pesce di mare in collina ci sta in un’ottica di scambio con una località di mare o, meglio, con una Pro loco di una località di mare disposta a promuovere il prodotto o la ricetta identitaria dell’area interna. Perché non attivare questo tipo di gemellaggio fra sapori”.

territorio unesco_foto dal webL’Italia è una nazione ricca di cultura (arte, storia, eno-gastronomia, moda): cosa le manca per poter puntare al futuro e diventare un traino per la nostra economia?
In molte zone d’Italia la cultura è già traino. Basti pensare alle città d’arte. Non tutte le città sono Firenze, però. Allora il concetto di cultura richiede di essere ampliato. È cultura servire vini del territorio e prodotti del territorio, ma anche aprire e coordinare l’apertura di dimore storiche, predisporre con adeguato anticipo i calendari degli eventi,  È cultura creare manifestazioni per valorizzare un prodotto e chiamarle con il nome del prodotto. Ad Arnad la festa del Lardo di Arnad si chiama ‘Festa del Lardo di Arnad’, semplice, immediato, arriva diretto senza distrazioni. È cultura ad esempio usare uno strumento di promozione e comunicazione spesso trascurato o dimenticato che sono le De.Co., le Denominazioni Comunali. Le De.Co. sensate, intendo, dove a essere riconosciuto come importante è un reale patrimonio materiale o immateriale, documentato, da sostenere e far conoscere. Non credo manchi qualcosa, se non la capacità di incanalare tante volontà spontanee e scoordinate in percorsi efficaci di economia del turismo e di cultura territoriale”.