UN INCONTRO ALL’OUTLET

di Antonio Scafaro 
Per la rubrica racconti e poesie, il nostro redattore ci racconta di un incontro…

Quale maschio, latino e non, una volta nella vita non ha sognato di conoscere una fotomodella di fama? Tutti noi ci siamo chiesti: ma queste donne, nella vita reale, esistono davvero e se sì, dove sono?

In un villaggio dello shopping, quale l’outlet di Serravalle, per esempio, dove a me è capitato di incontrarne una.

Ero in coda davanti al baracchino delle crepes, un triciclo tutto colorato e addobbato con gigantografie di nutella spalmata su grosse fette di pane. Nel suo minuscolo spazio, due ragazze, le cui gote rosse facevano ben intendere il caldo immagazzinato in quelpiccolo spazio, cucinavano una crepe dietro l’altra su cui spalmavano, senza alcuna riserva, palettate di crema di cioccolato, a cui aggiungevano nuvole di zucchero polverizzato.

Lei era davanti a me, mi superava in altezza almeno di quindici centimetri, per sentirmi meno piccolo guardai subito le sue scarpe, tacco dodici, il mio orgoglio si riprese qualche punto.” alla fine mi supera solo di qualche centimetro”, pensai.

Con finta noncuranza feci prima un passo di lato e, con malcelata indifferenza, mi piazzai a lato della ragazza, creando così una doppia fila. Incominciai a studiarla, lasciando per ultimo l’esplorazione del viso. 

I tacchi dodici mostravano una riga longitudinale di piccoli zirconi di un colore verdastro che abbellivano la semplicità della forma, su di essi appoggiava una tomaia lineare di pelle da cui partivano quattro laccetti che formavano un piccolo fiocco sormontato da uno zircone, sempre di colore vede, della grandezza di un’oliva.

I piedi, di tipo egizio, formavano un tutt’uno con i sandali, le dita, con la perfetta progressione di altezza, mi fecero venire in mente una scala musicale discendente. Dalle caviglie, a cui un braccialetto d’oro, con la scritta “Love” donava un pizzico di civetteria, si elevavano, come uno sbuffo di geiger, gambe affusolate, ma al contempo con una tonicità eccitante che si evidenziava quando la ragazza cambiava postura, la muscolatura infatti guizzava progressivamente e maliziosamente fin sotto le ginocchia.

Proprio sopra quest’ultima il bordo di seta di un abito a sottoveste, di un intenso azzurro fiordaliso, limitava la vista al resto del corpo. L’abito fasciava in modo sensuale il deretano che mostrava la sua forma di cuore rovesciato e la leggerezza della seta lasciava intravedere, in modo discreto, l’intimo alla brasiliana. Il lato B era una continuazione della forma a cucchiaio, al limite della lordosi, del basso schiena, Il vestito si appoggiava su un dorso diritto, tonico con i muscoli dorsali che si opponevano perfettamente alla grandezza dei seni, una terza calcolai, di forma sferica, simmetrici.

L’insieme, non so perché, mi richiamò l’immagine di una perfetta chiave di violino, rivestita di seta.

Proprio nel momento in cui mi apprestavo a guardarla in viso si girò e, con voce armoniosa, e carezzevole, mi disse:

– Le crepes sono molto buone, queste ragazze sono bravissime, sono qui da due giorni per la sfilata annuale e le ho assaggiate quasi tutte, mi manca solo quella al GrandMarnier.

Così dicendo si avvicinò al bancone perché era arrivato il suo turno. La osservai mentre conversava amichevolmente con le ragazze del triciclo, aveva un viso a diamante con gli zigomi prominenti che mettevano in risalto il naso a taglio diritto, gli occhi erano grandi e mi confermarono l’idea, che a prima vista mi ero fatta di lei, di una ragazza con un’apertura mentale incredibile.

La bocca con labbra ad arco di Cupìdo, carnose, quasi sicuramente aiutate da qualche iniezione di botulino, conferivano sensualità e sollecitavano piacevoli sensazioni.

Anche i lobi delle orecchie, in parte nascosti da folti e lunghi capelli lisci e spessi, di un castano scuro con qualche mesches più chiara che regalavano loro più luce, erano adornati da orecchini con la scritta “Love” che continuava il messaggio d’amore del braccialetto alla caviglia e di quelli che adornavano i polsi, quest’ultimi accompagnavano mani lunghe e affusolate, da pianista, abbellite da unghie lunghe, a mandorla, color cipria.

Completava la parure una sottile collana in oro, anch’essa unita dalla scritta “Love” che ingentiliva un collo lungo, da cigno, ma non “Modiglianesco”, quella giusta lunghezza che seduce gli uomini.

Due spalline sottili appoggiate su spalle di color ambrato, permettevano al vestito di distribuirsi perfettamente sul corpo abbronzato.

Si allontanò con grazia, con la sua apparente fragilità fisica e, mentre con sensualità e attenzione avvicinava alla bocca la crepe, si girò e mi strizzò pudicamente l’occhio.

Con la bocca aperta e gli occhi spalancati, come lo stupore tipico degli animali, mi avvicinai al triciclo per ordinare la mia crepe. Le ragazze mi accolsero con un sorriso malizioso e posso immaginare i loro commenti divertiti quando mi allontanai con il mio dolce in mano che, non so perché, quel giorno non aveva alcun sapore.

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