Felicità: mito o meta?

di Jacopo Scafaro 
Desiderare, sperare, progettare e battere territori sconosciuti: unica terapia per la paura dell'avvenire: ecco una riflessione del nostro Caporedattore. 

“Alla ricerca della felicità” è il famoso film con Will Smith. Profondo, ben costruito, a tratti geniale, sicuramente emozionante. Alla ricerca della felicità, però, non è solo un film. Per molti è una missione, un obiettivo che, almeno nelle intenzioni, è perseguito da tutti

Cos’è la felicità? La parola è talmente semplice da essere estremamente ricca di significato. La felicità è uno stato di emozioni positive e potenti, da farci dimenticare ogni pensiero negativo, ogni preoccupazione e darci una forza che fino a quel momento, forse, credevamo inesistente. La felicità è quando ripensi al passato con entusiasmo e non con rammarico, è quando le tue scelte, anche se fallimentari, ti hanno portato in seguito al successo.

La domanda, però, è: la felicità è un momento o un periodo? Un secondo o una vita? Per qualcuno è un secondo che valga una vita, per altri una vita da vivere a pieno. Il tempo stesso è fatto di piccoli attimi, inesorabilmente veloci e fugaci, continui. Allora è l’attimo che fugge ad avere più valore di un intero tempo che è passato, perché in quell’attimo e nella soddisfazione di esso è racchiusa la verità che vale la pena essere vissuta, perché nella soddisfazione di un attimo non si desidera altro che il perdurare di quella sensazione di potenza e pienezza.

Un bacio, un abbraccio, una carezza, il sorriso di un bambino, lo scarto di un regalo, la vittoria al tiro alla fune, due cuori vicini che si amano. Questi non sono attimi di felicità? Piccole mete raggiunte passo dopo passo? Felicità non è forse anche quell’immenso lucente attimo di una pausa della propria mente, quando gli occhi sono chiusi, gli odori sono profondi, le orecchie sono tese e in piena armonia senti il brivido e il sussurro del vento? E lì capisci che l’attimo è stato vissuto, che in tanto tempo sprecato, c’è stato un momento in cui con certezza hai potuto affermare: ho vissuto.

Allora, cosa deve esserci in una vita piena e felice? La realizzazione di tutti i sogni? Se tutti i sogni sono realizzati, però, non si sogna più e cos’è la vita senza sogni? Allora, forse è la realizzazione della maggior parte di questi sogni, quelli più importanti? E cosa resta dopo se non piccoli effimeri desideri di avidità? Una volta raggiunto il massimo come ci si può accontentare del minimo?

Forse è l’amore? L’amore per cosa? O per chi? Una ragazza? Una donna? La madre? La famiglia? Gli amici? Il lavoro? Amore di sé? Potrebbe avere un senso, se ami te stesso evidentemente sei felice. E allora felicità vuol dire amare se stessi? E come si può amare ciò che è imperfetto e incompleto? Il mito della mela di Platone non si basa proprio sulla ricerca di completezza? Sulla ricerca di quella persona che ti cambi la vita? Allora cos’è l’amore? Chi bisogna amare e perché per essere felici?

Felicità, ma l’uomo può essere felice? Penso che si chiami “ricerca della felicità” per un motivo ben preciso: è uno stato per qualcuno prossimo al compimento per altri perenne e parallelo alla vita evidentemente non vissuta.

E allora la felicità è un mito o una meta? lo credo che esistano delle persone che si possano definire felici, per cui la felicità non è un mito. Penso, però, che le persone felici siano quelle che non hanno fatto della ricerca della felicità il loro obiettivo, la loro meta, ma abbiano semplicemente colto l’attimo, i piccoli momenti di gioia vissuti con serenità. Poi, semplicemente ripensando al passato e ai bei ricordi, si sono rese conto di aver vissuto bene e felicemente.

Tu che ne pensi? Come chiede Aldo: sei felice?

E noi giovani? Protagonisti o comparse?

di Valerio Pisanelli 
Oggi ospitiamo Valerio Pisenalli detto il “Pisa” che ci descrive, in modo molto accurato,        come sono i giovani d’oggi. 

Noi giovani non siamo onesti. Ci barrichiamo dietro la nostra età per nascondere quanto in realtà siamo corrotti nell’animo e quanto ci sentiamo persi nel mondo degli adulti in cui stiamo entrando. A seconda di quando ci è più conveniente siamo troppo giovani per fare questo o troppo adulti per quello. Pretendiamo che gli adulti ci lascino liberi di sperimentare e testare questa nuova libertà che la maggiore età e, per alcuni, l’indipendenza economica comportano, ma allo stesso tempo abbiamo bisogno della mamma per qualsiasi questione seria.

Viviamo in una società in cui ostentiamo tutti un’apparente spavalderia, ma poi nell’intimità di casa non riusciamo a telefonare al ristorante per ordinare una pizza. Sia beato chi ha inventato le app per ordinare il cibo senza dover più chiamare!Come possiamo pretendere che gli adulti ci considerino in modo serio vedendo tutto ciò? Come possiamo arrabbiarci quando gli adulti non ci considerano seriamente se gli diamo costantemente questo spettacolo?

“Sono giovane, chissene frega del vero amore, del lavoro, voglio solo fare esperienze, divertirmi e diventare ricco sperando di svegliarmi un giorno con il conto in banca pieno. Voglio poter andare a letto con mille persone senza curarmi di perdere amicizie o occasioni lavorative a causa dei miei atteggiamenti, tanto ho tempo e posso risolvere tutto. Viva l’indipendenza! Non ho bisogno di nessuno se non di me stesso, sono io il mio capo, non mi interessa curarmi solo per piacere agli altri e non a me stesso, se a qualcuno non va bene il problema è suo, sarò io a cambiare giri” questo è cio che pensiamo quasi tutti, anche se alla fine ci contraddiciamo perche finiamo sempre per comportarci in maniera tale da essere accettati e piacere agli altri pur rischiando di perdere noi stessi.

Col passare degli anni però ci rendiamo conto di aver perso occasioni in favore di altre che ora ci sembrano sciocche, e rimpiangiamo di non essere andati a lavorare mentre i nostri amici si divertivano, anche se ci sembrava una cosa inconcepibile. Dal punto di vista sentimentale, invece, ci ritroviamo dopo anni a pensare a come sarebbe andata se non avessimo avuto così tanta paura di legarci seriamente a qualcuno perché pensavamo di avere tempo e altre occasioni. Spoiler: non ne abbiamo, o meglio ne abbiamo veramente poche e le sprecheremo tutte finché ci aggrapperemo a questo ragionamento. Il tempo non sistema le cose e non ci fa magicamente raggiungere i nostri sogni senza sforzi. Ci ritroviamo di conseguenza con poco rimasto, fingendo di esserne soddisfatti e felici mentre in realta ci stiamo solo accontenando.

Ci lamentiamo dell’aspetto fisico e delle condizioni salutari quando non sono altro che la conseguenza delle nostre scelte e regimi di vita passati. Critichiamo il comportamento altrui quando in primis non facciamo niente per cambiare il nostro e quindi roviniamo relazioni o amicizie perche – riflettiamo – in esse le nostre insicurezze. Sminuiamo chi sacrificandosi è riuscito a raggiungere obbiettivi perché dobbiamo mascherare una latente invidia nei loro confronti. È lo stesso meccanismo malato per cui ci lamentiamo del fatto che non ci si può fidare più di nessuno mentre siamo i primi a non essere fedeli. Parliamo ma non agiamo, proprio noi che invece su questioni ambientali o umanitarie siamo i primi a scendere in piazza.

Tutto cio non è per vendervi un corso online o farvi un discorso sul mindset – ma per confermarvi – che si raccoglie cio che si semina, bisogna prendere decisioni nel presente in base a come visualizzate il vostro futuro. Ogni cosa ha una reazione ed una conseguenza e questo vale sia per le cose belle che per quelle brutte. Non è da stupidi fermarsi a riflettere e chiedersi se è tutto ok o se è realmente giusto quello che stiamo facendo,basta veramente poco alla fine per essere felici.

Alla fine ciò che conta è essere soddisfatti delle proprie scelte e degli obbiettivi raggiunti. Si vive una volta sola, ma non per questo bisogna fare di tutto senza mai pensare alle conseguenze o pensando di essere indistruttibili.

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E dopo? Che cosa accadrà?… 

di Roberta Pelizer
Oggi Roberta Pelizer ci offre una riflessione sulla situazione attuale e sul dopo che ci fornisce alcuni interessanti spunti su cui ragionare.

In questo momento storico che riguarda tutto il mondo ma soprattutto l’Italia siamo IMG_9130-24-03-20-08-02tutti quanti in balia di questo nemico comune ma invisibile di nome “Coronavirus”.
In merito a questo sconosciuto se ne sentono di tutti colori: alcune informazioni sono reali altre no ma una cosa è certa, ossia, una volta finito tutto questo incubo o inferno, come lo si vuole chiamare, niente e nessuno sarà mai più come prima e ne sono quasi certa di quello che sto scrivendo perché lo sto vivendo sulla mia pelle e quindi IMG_9132-24-03-20-08-02in prima persona e come me ci sono di sicuro un mare di persone che stanno seguendo le direttive di stare a casa.
Stare a casa sicuramente ha i suoi lati positivi perché ci si può curare di tutte quelle piccole cose che durante l’anno si tralasciano per un motivo o per l’altro, si approfitta anche per stare in famiglia e magari togliere i cellulari, le televisioni e tutto quello che ci accompagna e o disturba durante tutte le nostre giornate e quindi chiacchierare o confrontarsi o addirittura rispolverare vecchie tradizioni come quella di giocare a carte che ormai non si usa più…
Questa quarantena, ad esempio, la sto vivendo da sola con mio figlio che ha 15 anni e non è facile avere un ragazzo di questa età rinchiuso in casa che non può  andare a scuola o che non si possa svagare con i suoi amici o semplicemente che possa avere la IMG_9131-24-03-20-08-02facoltà di decidere se uscire a fare una passeggiata oppure no.
E qui si apre un capitolo importante.
Immancabilmente scattano le discussioni che sono quasi fisiologiche data la circostanza … non posso vedere il mio fidanzato perché è impegnato in prima linea con il lavoro a combattere  questa emergenza e come me tantissime persone sono distanti dal proprio amore, quindi mi viene spontaneo pensare che una volta che tutto questo sarà finito, appunto, tantissime cose cambieranno per tutti noi, magari qualcuno si lascerà perché la convivenza forzata ha fatto capire ad entrambi che non sono più fatti per stare assieme mentre altri decideranno di sposarsi, di andare a convivere o di fare IMG_9129-24-03-20-08-02un figlio fatto sta che non appena riavremo la nostra libertà scatterà in tutti noi un qualcosa che ci farà fare un gesto come si suol dire “di pancia”.
Io ad esempio ho deciso che non appena potrò riprendere in mano tutte le mie attività lo farò in maniera decisiva, senza scuse e con la grinta che non avevo da un po’ di tempo perché voglio riprendermi tutto quello che e andato temporaneamente perso.
Quindi quello che accadrà in futuro è un enigma ma solo temporaneo perché credo che tutti, come me, abbiano le idee ben chiare su quello che vogliono ma soprattutto non vogliono più fare e penso che questo mio pensiero possa essere condiviso con tutti.

Festival della Mente: XVI edizione. Sarzana, 30 agosto – 1 settembre 2019. Si discute del “futuro”

Riceviamo e pubblichiamo
Sedicesima edizione del “Festival della Mente” quella che si svolge a Sarzana dal 30 agosto al 1° settembre. Tema di questa edizione “il futuro”.

Festival della Mente - archivio (12)Il Festival della Mente è il primo festival europeo dedicato alla creatività e alla nascita delle idee promosso dalla Fondazione Carispezia e dal Comune di Sarzana con la direzione di Benedetta Marietti. La XVI edizione si terrà dal 30 agosto al 1 settembre, a Sarzana (www.festivaldellamente.it).
40 gli incontri in programma ai quali si aggiungono 20 eventi ideati appositamente per bambini e ragazzi e 6 workshop didattici nella sezione curata da Francesca Gianfranchi, un vero festival nel festival.
Un centinaio di ospiti italiani e internazionali in tre giornate indagheranno i cambiamenti, il fermento creativo e le speranze della società attraverso incontri, letture, spettacoli, laboratori e momenti di approfondimento culturale, rivolgendosi, con un linguaggio chiaro e comprensibile, al pubblico ampio e intergenerazionale che è da sempre la vera anima del festival.
Tema del 2019: il futuro.

Benedetta Marietti

Benedetta Marietti

«Il concetto di “futuro” è sempre stato importante e necessario per la mente umana – spiega Benedetta Marietti – ma acquista particolare significato in un’epoca come la nostra, densa di cambiamenti sociali, di trasformazioni tecnologiche e di incognite che gravano sul presente. Con il consueto approccio multidisciplinare, il festival si interroga sugli scenari possibili che ci attendono in campo scientifico e umanistico, senza però dimenticare che per guardare al domani bisogna conoscere il passato. E con la ferma convinzione che per immaginare il futuro che vogliamo è necessario creare e inventare una realtà nuova a partire dall’oggi. Spero che il festival, attraverso le voci competenti e appassionate dei relatori, riesca a trasmettere la convinzione che tutti noi possiamo e dobbiamo diventare “inventori del futuro”».
500 i volontari, di cui la maggior parte studenti che con passione e generosità contribuiscono a creare quel clima unico di festa che si respira nel centro storico di Sarzana durante il festival. Testimonianza del forte legame che la manifestazione ha creato con il territorio e della voglia di molti giovani di mettersi in gioco.
Biglietti: lezione inaugurale gratuita; eventi diurni e trilogia (incontri n. 6, 24, 40) €4,00; eventi serali, approfonditaMente e didatticaMente €8,00.
Informazioni e prevendite dal 17 luglio: www.festivaldellamente.it

Amalia Ercoli Finzi

Amalia Ercoli Finzi

IL PROGRAMMA
Scienziati, umanisti e artisti esploreranno in 40 incontri il tema del futuro, fulcro di questa edizione.
Apre il festival la lezione inaugurale di Amalia Ercoli Finzi dal titolo “L’esplorazione spaziale: oggi, domani e…dopodomani”. L’ingegnere aerospaziale, che da oltre venticinque anni si occupa di dinamica del volo spaziale e progettazione di missioni spaziali, ha contribuito infatti alla realizzazione di satelliti e sonde per l’esplorazione planetaria e ricoperto incarichi presso l’Agenzia Spaziale Italiana, l’Agenzia Spaziale Europea e l’International Astronautical Federation. Medaglia d’oro del Presidente della Repubblica per meriti scientifici, Ercoli Finzi ricorda che, per svelare i segreti di mondi tanto lontani da essere fino ad ora considerati irraggiungibili, servono una tecnologia esasperata, lunghi tempi di progettazione e realizzazione, finanziamenti ingenti, ma soprattutto menti visionarie. È fondamentale che le scelte future su dove e quando andare siano il frutto di uno sforzo collettivo, che non veda come protagonisti solo i paesi industrialmente avanzati.
IL FUTURO DELLA LETTERATURA, DELLA LINGUA E DELLE ARTI
Masha Gessen, una tra le più brillanti giornaliste della scena internazionale, firma del New Yorker e vincitrice del National Book Award 2017, racconta, in un dialogo con lo scrittore Wlodek Goldkorn, la nuova Russia, nazione che con un sorprendente rovesciamento è passata dall’essere il faro della sinistra internazionale a diventare il modello esemplare, in America e in Europa, del pensiero conservatore.
Come riuscire ad avere una storia d’amore durante un conflitto? Come scappare dalle bombe quando ci si ritrova orfani? Come sopportare le torture dei soldati? Il poeta e scrittore palestinese Mazen Maarouf, sul palco con lo scrittore Matteo Nucci, svela come si può fondere la quotidianità domestica con la spietata irrealtà della violenza bellica per tenersi a galla, per resistere nell’unico modo possibile: sognando, scherzando, immaginando il futuro.
StampaDalla Palestina a Israele: la scrittrice israeliana Dorit Rabinyan, in dialogo con lo scrittore Alessandro Zaccuri, riflette sui grandi ostacoli, tra cui il dialogo interreligioso, che si frappongono al raggiungimento della stabilità politica e all’interruzione della guerra fratricida tra Israele e Palestina. È possibile una convivenza pacifica tra popoli in guerra da generazioni? Quali sono le strade attualmente percorribili verso il domani?
Oggi la tecnologia è in continuo cambiamento: internet e i social media mutano nel profondo i nostri modi di comunicare e di pensare, con una velocità che la storia non ha mai conosciuto. Cosa significa questo per la lettura? È davvero a rischio estinzione o prenderà forme nuove? Lina Bolzoni, scrittrice e membro dell’Accademia dei Lincei e della British Academy, ricorda che – da Petrarca a Machiavelli, da Tasso a Montaigne – la lettura è un incontro personale, un dialogo con gli autori al di là delle barriere del tempo. 
Il linguista Andrea Moro dimostra che le regole del linguaggio non sono convenzioni arbitrarie, ma sono legate all’architettura neurobiologica del cervello: non esistono quindi lingue migliori di altre, lingue musicali o lingue stonate, né l’essere umano vede il mondo diverso a seconda della lingua che parla, come se essa fosse un filtro per i sensi e i ragionamenti.
La poesia è il futuro della parola, perché è una parola che guarda sempre al futuro. Intorno a questa affermazione dialogano due tra le voci più riconoscibili dell’attuale letteratura italiana in versi, Antonella Anedda e Alessandro Fo, sollecitati dalle domande dello scrittore Alessandro Zaccuri.
Festival della Mente - archivio (4)La produzione artistica contemporanea si è polarizzata sempre più in un rapporto tra città e periferia. Ma alla luce delle recenti emergenze ambientali e della nuova ubiquità digitale, come si diversificano gli interventi e le pratiche artistiche? La storica dell’arte Ilaria Bonacossa e l’artista Massimo Bartolini indagano le trasformazioni in corso dell’attuale panorama culturale e produttivo.
Achille e Odisseo rappresentano, secondo gli antichi, due modelli caratteriali contrapposti: il primo spontaneo e diretto, il secondo ingannevole, prudente, dai pensieri tortuosi. Achille è costantemente gettato nel presente, Odisseo invece non smette mai di pianificare il futuro, osserva lo scrittore Matteo Nucci.
Al festival partecipa anche l’Atelier dell’Errore, un laboratorio di Arti visive e performative progettato dall’artista Luca Santiago Mora per i reparti di Neuropsichiatria infantile a Reggio Emilia e a Bergamo, che in questi anni si è rivelato valido complemento all’attività clinica. Mora accompagna sul palco del festival alcuni dei ragazzi che raccontano gli animali del futuro, i prototipi di una zoologia che noi non faremo in tempo a conoscere ma che, inesorabilmente, sono già in viaggio, direzione Terra.
IL FUTURO DELLA SCIENZA
L’Intelligenza Artificiale, anche se già presente nella nostra vita, pone alcune legittime preoccupazioni: l’uso dei dati, le possibili discriminazioni, l’allineamento ai valori umani, la trasparenza, la necessità di capire come l’IA prende decisioni, l’impatto sul mondo del lavoro. Francesca Rossi, global leader dell’Intelligenza Artificiale dell’IBM, sostiene che è nostra responsabilità progettare il futuro che vogliamo, identificando per l’IA linee guida etiche che la indirizzino in direzioni benefiche per gli individui, la società, e l’ambiente.
Festival della Mente - archivio (5)La scienziata Barbara Mazzolai, direttrice del Centro di MicroBioRobotica dell’IIT di Pontedera e nella classifica internazionale delle donne più geniali della robotica, ha inventato il plantoide, primo robot ispirato al mondo delle piante che potrà trovare impiego in numerosi ambiti, dall’esplorazione spaziale al monitoraggio dell’ambiente. A Sarzana racconta perché, per riuscire a immaginare un futuro ecosostenibile, è necessario che biologia e tecnologia procedano insieme nell’indagare i misteri della natura.
Ciò che mangiamo influenza la nostra salute: di questo la scienza è certa. Ma quale modello alimentare sia più efficace per restare sani e vivere a lungo è argomento di discussione e spesso di confusione; il chimico Dario Bressanini e la nutrizionista Lucilla Titta dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano mettono in guardia sulle bufale delle mode alimentari, che offrono soluzioni semplici, ma non poggiano su solide basi scientifiche.
Il neuropsichiatra e neuroscienziato Edward Bullmore dell’Università di Cambridge spiega il nesso esistente fra infiammazione e depressione, dimostrando come e perché l’infiammazione può rientrare tra le cause della depressione. Quali fattori di rischio conosciuti, come lo stress sociale, possono causare infiammazioni? In quale prospettiva futura si potranno utilizzare nuove medicine antinfiammatorie per il trattamento della depressione?
L’idea del male ha origini lontane, si è integrata con la storia dell’uomo sulla Terra, ma oggi, osserva Valter Tucci, direttore del laboratorio di genetica ed epigenetica del comportamento dell’IIT, possediamo gli strumenti per trattare il male come un fenomeno biologico. Possiamo identificare porzioni specifiche di DNA che influenzano le nostre peggiori azioni: conoscere la biologia dei comportamenti è una delle priorità nel futuro della nostra specie.
Ora che tutte le vette sono state scalate e i poli esplorati, quali nuovi obiettivi e quali sfide attendono i pionieri del futuro? Risponde a questa domanda la matematica, fisica e glaciologa svedese Monica Kristensen, una delle più note esploratrici polari nordeuropee e prima donna a ricevere la medaglia d’oro della Royal Geographical Society. Oggi esistono misteri da risolvere – come la ricostruzione del tragico destino del grande eroe polare Roald Amundsen, scomparso nel tentativo di ritrovare l’equipaggio del dirigibile Italia – intere aree al di sotto degli oceani ancora da esplorare e lo Spazio da indagare, con la speranza di trovare altre forme di vita: un sogno destinato agli esploratori del futuro.
“Alla ricerca dell’immortalità” è il titolo dell’incontro con lo scrittore, fotografo e regista Alberto Giuliani, che accompagna il pubblico in un viaggio nel futuro, alla scoperta della scienza che spera di vincere la morte: dagli astronauti della NASA che simulano la vita su Marte alla ricerca genomica in Cina, dai laboratori di crioconservazione umana e di clonazione ai padri della robotica umanoide.

Festival della Mente (5) - archivio Foto di Grazia Lissi

Foto di Grazia Lissi

IL FUTURO DELL’AMBIENTE
Il riscaldamento climatico, la deforestazione, l’urbanizzazione selvaggia e lo sfruttamento indiscriminato delle risorse, alimentati dai nostri attuali modelli di sviluppo e di consumo, hanno già ridotto la biodiversità di un terzo. Il filosofo della scienza Telmo Pievani lancia una sfida: provare a immaginare come sarebbe la Terra senza la pervasiva presenza dell’uomo, per ritrovare la consapevolezza della nostra fragilità.
Fragments of Extinction è un progetto dell’artista interdisciplinare, compositore e ingegnere del suono David Monacchi, che sta conducendo una ricerca sul patrimonio dei suoni delle foreste primarie equatoriali. Raccoglie registrazioni che restituiscono, fissandolo nel tempo, il linguaggio sonoro di un pianeta che rotola verso la sesta estinzione, per accrescere la coscienza ecologica pubblica e sperare di salvare così quanti più ecosistemi possibili. L’incontro è completato dalla proiezione del film di Monacchi Dusk Chorus.
Nel corso della sua storia, il clima del nostro pianeta è passato attraverso grandi cambiamenti, alternando glaciazioni globali con epoche molto più calde, pur mantenendo una sostanziale stabilità che ha permesso la presenza della vita da almeno tre miliardi e mezzo di anni. Quali cambiamenti sono avvenuti in passato e come influiscono sull’ambiente naturale e sulla società? E soprattutto, quale tipo di clima ci aspettiamo nel futuro? Sul palco del festival, per proporre soluzioni a questi pressanti interrogativi, sale Antonello Provenzale, direttore dell’Istituto di Geoscienze e Georisorse del CNR.
Qualche decina di anni fa il futuro era rappresentato dalla plastica, che ha velocemente sostituito i materiali tradizionali e ha contribuito in maniera decisiva a creare nuovi mercati, rivoluzionando il nostro modo di vivere e di consumare. Oggi, però, siamo tutti preoccupati per i problemi ambientali legati alla sua produzione, al suo utilizzo e al suo smaltimento: le bioplastiche possono rappresentare una soluzione efficace per il nostro futuro? Si confrontano sul tema il chimico Marco Ortenzi e il biologo Marco Parolini.
Negli ultimi decenni si osservano tendenze quali l’abbandono di milioni di ettari di aree rurali, problemi di inquinamento e di riscaldamento climatico, scarsa qualità e quantità delle risorse alimentari. È quindi necessaria, spiega il presidente del Comitato scientifico del Programma Mondiale della FAO sul patrimonio agricolo Mauro Agnoletti, una nuova visione che realizzi un equilibrio fra aree urbane e rurali, anche per far fronte alla crescita della popolazione. L’Italia può giocare un ruolo importante proponendo la propria cultura in materia di qualità dei prodotti agroalimentari e del patrimonio paesaggistico e ambientale.

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ph Francesco Tassara

IL FUTURO DELLA SOCIETÀ E DELL’INDIVIDUO 
Il Festival della Mente indaga le questioni più attuali del presente e del futuro: non poteva mancare una riflessione sugli oltre 70 milioni di rifugiati e sfollati, che spesso si muovono insieme a migranti economici lungo rotte controllate da trafficanti o attraverso zone di conflitto. Povertà, ineguaglianze e cambiamenti climatici rendono la situazione ancora più complessa. Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati dal 2016, risponde agli interrogativi più pressanti: è possibile offrire soluzioni a questi fenomeni in modo concreto, organizzato e rispettoso del diritto internazionale? È possibile parlare di rifugiati senza che il discorso sia strumentalizzato dalla politica? Come rispondere agli esodi forzati di milioni di persone? La solidarietà esiste ancora? 
Esattamente trent’anni fa cadeva il muro di Berlino e, sulle sue macerie, si è ingenuamente celebrata la “fine della storia”, con il trionfo delle democrazie liberali e del capitalismo, secondo un progresso ritenuto lineare e senza contraddizioni. Ma adesso ci sembra di sporgerci su una nuova frattura della storia, osserva il direttore del Censis Massimiliano Valerii. Quando la storia si rimette in moto riecheggia il clangore delle armi: come saremo in futuro, fra trent’anni?
Bertrand Badré, che è stato managing director della World Bank e chief financial officer del World Bank Group, sostiene che la finanza non è un nemico perché di per sé non è né buona né cattiva. È uno strumento, la più potente delle forze meccaniche che quando imbocca la strada sbagliata produce esiti rovinosi ma può avvantaggiare tutti se controllata e gestita con responsabilità. 
Il sociologo Stefano Laffi spiega come si aiuta una generazione a riscrivere il futuro. Parlare con pessimismo della crisi provoca nei giovani paura, disincanto e cinismo; rifugiarsi nella celebrazione dei fasti antichi, di contro, non serve a nulla sul piano concreto. Che fare? Occorre rompere il ricatto del presente, imparare a immaginare, esercitare il possibile al posto dell’esistente.
L’architetto e ingegnere Carlo Ratti – considerato da Wired una delle 50 persone che cambieranno il mondo, copresidente del World Economic Forum Global Future Council su Città e Urbanizzazione e special advisor presso la Commissione Europea su digitale e smart cities – spiega la grande rivoluzione odierna nel campo dell’architettura e del design, che vede affermarsi sempre più un modello progettuale partecipativo e collaborativo con idee sviluppate dal basso, più che imposte dall’alto.
L’amore resiste al tempo e vorrebbe non morire mai. Ma l’amore che sa durare non è forse un amore impossibile? Lo psicoanalista Massimo Recalcati si inoltra nel labirinto della vita amorosa e indaga il miracolo dell’amore, il sentimento più misterioso di tutti.
Dalle moderne guerre di religione agli attuali rigurgiti fondamentalisti il dialogo tra le fedi si è sempre mostrato irto di difficoltà, ricorda il filosofo della religione Roberto Celada Ballanti. Oggi la multiculturalità impone relazioni tra etnie, visioni del mondo e religioni, determinando confronti – che spesso diventano scontri – e la globalizzazione ridisegna gli assetti planetari: occorre un paradigma dialogico che superi il concetto di tolleranza, inadeguato a fronteggiare le sfide del terzo millennio.
L’epistemologa Luigina Mortari sottolinea come, con il venire al mondo, siamo chiamati alla responsabilità ontologica di avere cura della vita. Poiché all’essere umano non è data sovranità sulla sua esperienza ma sempre è dipendente da altro, il prendersi a cuore la vita non può che attualizzarsi nell’avere cura di sé, degli altri e del mondo.

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Alessandro Barbero – ph laura pietra

LA TRILOGIA
Attesissimi, come ogni anno, i tre appuntamenti con lo storico Alessandro Barbero, che chiude ciascuna delle serate del festival con le sue lezioni in Piazza Matteotti. Il ciclo quest’anno è dedicato alle rivolte popolari nel Medioevo, che hanno cambiato il corso della storia. Venerdì si parla dei Jacques, i contadini dell’Île-de-France, che, a metà del 1300, a causa delle continue disfatte che i nobili francesi riportavano nella guerra dei Cent’Anni, si ribellarono al dovere di mantenerli con il loro lavoro. Sabato è la volta dei Ciompi fiorentini, che nel 1378 occuparono le piazze della città per ribadire il loro diritto a essere coinvolti direttamente nel governo della città. Si chiude domenica con la rivolta dei contadini inglesi del 1381, gli ultimi a essere liberati, in Europa, dalla servitù della gleba.

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Lorenzo Jovanotti – credits Leandro Manuel Emede

EVENTI SERALI
Non esiste invenzione che non sia anche il frutto delle visioni che altri hanno avuto prima di noi: da Magellano a Mozart, da Gabriel García Márquez a Joseph Conrad, da Albert Einstein a Jimi Hendrix, ogni creazione nuova è il prodotto complesso delle intuizioni che l'hanno preceduta. È possibile trovare una curva che colleghi quei punti e indichi la traiettoria del futuro? Rispondono a questa domanda, in un incontro speciale pensato per il festival, Lorenzo Jovanotti e Paolo Giordano. 
L’attore Umberto Orsini, che calca le scene da ormai sessant’anni e ha lavorato con Fellini, Visconti, Zeffirelli e Ronconi, pensa sempre al teatro come a un eterno presente, come a un futuro che si costruisce osando. È quanto spiega nel dialogo con lo scrittore Paolo Di Paolo, mentre ripercorre la sua carriera e pensa a come si crea il futuro in scena: nella scelta dei testi, nell’interpretazione, nel dialogo con la platea e nella costruzione del pubblico.  
In anteprima per il pubblico del Festival della Mente, il regista Raphael Tobia Vogel porta in scena Marjorie Prime, un testo che esplora il rapporto tra memoria e identità, scritto dal drammaturgo Jordan Harrison – finalista al premio Pulitzer 2015 – e prodotto dal Teatro Franco Parenti. Se esistessero tra noi i Prime, ologrammi di persone care venute a mancare, riusciremmo a relazionarci a loro come se fossero l’originale? L’Intelligenza Artificiale può soddisfare i nostri più chiari bisogni e i nostri più intimi desideri ed essere utilizzata per sconfiggere la solitudine o aiutare l’essere umano a conoscersi meglio? 
Se ne avessimo l’opportunità, come decideremmo di ricostruire il nostro passato e cosa decideremmo di dimenticare? Sul palco gli attori Ivana Monti, Francesco Sferrazza Papa, Elena Lietti e Pietro Micci.
La Bandakadabra, estrosa formazione di fiati e percussioni, si cimenta in uno spettacolo comico-teatral-musicale dai toni vagamente surreali e dadaisti, che spazia dalle atmosfere western e dalle colonne sonore di Ennio Morricone ai brani dei Beatles, diventando occasione per riflettere ironicamente sulla tossicità degli smartphone e sulla sfortunata vita amorosa dei musicisti di “insuccesso”.
La musica, il teatro e la letteratura vivono del tempo e nel tempo, ma sanno rovesciarne la percezione.
Beatrice Venezi, tra i più giovani direttori d’orchestra d’Europa, incontra l’attore Gioele Dix: insieme ai Solisti di Milano Classica, confrontano i loro artisti più amati e provano a immaginare un futuro per il loro mestiere.
Due esploratori del suono, il pianista improvvisatore e compositore Cesare Picco e il musicista e dj Alessio Bertallot danno vita, sul palco, a uno speciale viaggio tra i brani iconici della dj culture, affiancata alla forza evocativa del pianoforte, per creare un caleidoscopico nuovo mondo di suoni.
L’esplorazione polare è il tema dell’incontro con lo storico Paolo Colombo e il disegnatore Michele Tranquillini, che ripercorrono la storia di Ernest Henry Shackleton e della sua impresa di attraversamento a piedi dell’Antartide. Le parole di Colombo e gli acquerelli disegnati dal vivo di Tranquillini fanno rivivere questa avventura e rispondono a una domanda importante: cosa significa essere eroi?

FESTIVAL DELLA MENTE_PROGRAMMA

Sonia Jey: una foto che guarda al futuro

di Fabrizio Capra

sonia jeyCome al solito mi trovavo intento a cercare lo scatto per “La Foto della Settimana” e nulla, stranamente, mi ispirava e mi dava soddisfazione.
Poi un flash, mi viene in mente il nome di una bravissima fotografa ligure et voilà, aperta la sua pagina Facebook, eccola li, la foto che mi attendeva.
Sonia Jay l’ho conosciuta una decina di anni fa e da subito mi è piaciuto il suo modo di fotografare: brava, precisa, creativa, era una rara perla in mezzo a tante dubbie figure.
L’ho persa, da alcuni anni di vista, ma ogni tanto mi capita di andare a sbirciare le sue foto trovandole sempre molto belle e così mi sono sentito dentro che tra le sue foto avrei trovato, sicuramente, lo scatto che cercavo.
E per tutta una combinazione di energie che fluttuano invisibili mi sono ritrovato a soffermarmi su questo scatto.
Vuoi il fatto che tra qualche mese diventerò nonno da parte di mia figlia Cristiana e devo iniziare a calarmi nella parte.
Vuoi che l’altro giorno, il 18 aprile, è nato il figlio di una ragazza a me molto cara con la quale ho collaborato a lungo in questi anni, Serena.
Vuoi che quando arriva una nuova vita si accende la speranza che questa umanità possa ancora cambiare, il fatto è che siamo noi a dover insegnare a loro, ai nascituri, quei principi che dovrebbero essere patrimonio di tutti ma che, purtroppo, non sempre lo sono.
La foto mi ha trasmesso un messaggio di tenerezza che è un qualcosa di unico.
Non posso sapere se un figlio o una figlia sono un dono di Dio o altro, sono solo consapevole che un figlio o una figlia dovrebbe essere il frutto dell’Amore di due persone, dell’Amore con la A maiuscola… o almeno lo spero perché da quanto si legge, sempre più di sovente, nelle notizie di cronaca sembrerebbe un qualcosa che non ha più valore, che si sia perso il valore di diventare genitori.
Ecco che un gesto di tenerezza, come quello della foto, possa rappresentare un qualcosa di buon auspicio affinché le generazioni future, quelle che sono nate da poco o stanno per nascere in questi tempi rappresentino la riscossa per ottenere un mondo migliore in cui vivere.
Ma per fare questo contano molto, moltissimo i genitori e anche un piccolo gesto fermato in uno scatto può rappresentare un buon inizio!
Complimenti alla neo mamma Serena e a mia figlia che, anche se lo nascondo bene dentro, mi ha donato una scossa di felicità e una emozione ineguagliabile.
Sonia, grazie per questa foto che guarda al futuro perché oltre ad accendere le mie emozioni mi hai commosso.
sonia jey