a cura della Redazione

Rimaniamo ancora in Lombardia per i Luoghi del Cuore 2018 FAI. Oggi le provincie di Mantova e Cremona.

Palazzo Secco Pastore, San Martino Gusnago (Mn)
Palazzo Secco PastoreEdificato nella seconda metà del XV secolo per volere del condottiero Francesco Secco su progetto dell’architetto Luca Fancelli, che pose la sua inconfondibile firma nella facciata con merlatura cieca. Il Secco era amico e confidente del marchese Ludovico III Gonzaga e nel 1451 sposò Caterina, sua figlia naturale. In questo palazzo, il 15 giugno 1491, furono ospiti di Francesco Secco per un sontuoso convivio il duca di Ferrara Ercole I d’Este e Francesco II Gonzaga, marchese di Mantova, che intendeva riconciliarsi con il Secco. Dagli inizi del Cinquecento passò vari proprietari sino a quando alla fine del Settecento la famiglia Pastore lo acquistò, modificandone la struttura e aggiungendo due lunghi corpi di fabbrica al nucleo centrale originario. Nel 1889 morì nel palazzo Cesare Pastore, senatore del Regno d’Italia. Tuttora di proprietà della famiglia Pastore, è aperto al pubblico una sola volta all’anno per la rievocazione storica del convivio del 1491.

Chiesa Santa Maria Bressanoro, Castelleone (Cr) – 66° posto con 6064 voti
santa maria bressanoroLa fondazione della chiesa di Santa Maria in Bressanoro è connessa con le vicende del nobile portoghese Amadeo Mendes da Silva. Un lungo peregrinare alla ricerca dell’accoglienza in seno all’ordine francescano lo portò, nel 1452, a Milano, dove grazie alla protezione di Bianca Maria Sforza ottenne l’ordine sacerdotale e il permesso di individuare sul territorio lombardo un luogo adatto all’insediamento di una comunità religiosa. La scelta cadde su Castelleone, località di villeggiatura prediletta da Bianca Maria situata in posizione politicamente e militarmente strategica. Nel 1460 prese avvio la costruzione di una chiesa e di un piccolo convento, indicato come caput custodiae Fratrum Amadeitorum e dedicato alla Madonna di Guadalupe in memoria del luogo della conversione di Amadeo. Non ci è pervenuto il nome dell’architetto, che è però da ricercare, per le importanti innovazioni proposte e per l’alto livello della committenza, all’interno della colta corte sforzesca. Si è parlato di Bartolomeo Gadio, ingegnere militare di Francesco Sforza ma oggi si è maggiormente indirizzati verso la scuola del fiorentino Antonio Averlino detto Filarete. A sostegno dell’ipotesi filaretiana viene soprattutto la constatazione della quasi perfetta applicazione, nella pianta e nell’alzato, del sistema compositivo basato sulla misurazione ad quadratum, che il Filarete descrive nel Trattato di Architettura, e applica nei suoi più impegnativi progetti architettonici, e in particolare nelle piante a croce greca inscritta nel quadrato. Ed è proprio da questa suggestione di geometrica purezza che la chiesa riceve la sua impronta qualificante, sia nel sobrio esterno in mattone a vista sia nel solenne e luminoso interno arricchito da affreschi del tardo Quattrocento. L’esterno si presenta semplice e massiccio, con aperture modeste e volumi squadrati. Lo sguardo è attratto dal tiburio ottagonale della cupola centrale e dalla facciata a capanna; quest’ultima è movimentata dal rosone, dal portico a tre fornici, aggiunto all’inizio del ‘500, e dalle lesene che la racchiudono, decorate da bellissime formelle in terracotta con angeli oranti e motivi vegetali. Altre decorazioni fittili corrono lungo le cornici di gronda, la parte alta del tiburio e attorno alle aperture, stemperando la severità della facciata. Splendido il portale d’ingresso, a sesto acuto e strombato, arricchito da cinque fasce di terracotta, dove spiccano foglie d’acanto, un tortiglione, putti aggrappati a piante di vite e nastri con il motto degli Sforza “A BON DROIT – DROIT SEMPER” (Nel giusto diritto – Sempre nel diritto). Per la realizzazione delle decorazioni in terracotta, che continuano anche all’interno, è stato fatto il nome di Rainaldo De Stauli (o De Stavolis) e bottega, uno dei maggiori plasticatori cremonesi del ‘400. La scelta dell’ottagono centrale che si eleva su base quadrata caratterizzerà gran parte delle chiese di fondazione amadeita costituendone l’elemento qualificante al confronto con le chiese dell’Osservanza francescana. All’interno la chiesa presenta una pianta a croce greca, un quadrato centrale, sul quale si imposta il tiburio ottagonale della cupola, e, attorno ad esso, i quattro bracci minori anch’essi quadrati, coperti a loro volta da eleganti cupolette sferiche, nascoste all’esterno da una muratura uniforme. Continua all’interno la decorazione in cotto con un’incessante schiera di angeli oranti lungo le fasce che incorniciano i frontoni del vano centrale e degli archi che immettono alle cappelle. Affreschi, il ciclo pittorico ricopre di 29 immagini il tamburo, a cui sommando le 4 immagini degli evangelisti nei pennacchi si arriva a 33 , gli anni Gesù. Il Coro della chiesa, nel 1505, è composto di grandi stalli e genuflessori a doppio giro, è semplice, con riquadri e cornici in legno di noce massiccio. Tre presentano incisioni pirografiche, sue che rappresentano Castelleone nel 1500 e una immagine legata alla tradizione francescana.