Un’intensa intervista al cantautore e straordinario uomo Paolo Simoni

di Giulia Quaranta Provenzano
Paolo Simoni, apprezzato cantautore, ha rilasciato una lunga e interessante intervista alla nostra collaboratrice Giulia Quaranta Provenzano.

«(…) Non credo ai colpi di fulmine. Credo, invece, ai colpi e agli incontri del destino. Se due anime devono incontrarsi in un certo giorno, ad una certa ora, in una certa città, accadrà. Quando accade è una benedizione e allora crollano tutti i cliché della pubertà. Sono insieme alla mia compagna da quindici anni. È una bella donna, ma non è per questo che stiamo insieme. Sarebbe crollato tutto già parecchio tempo fa. Mi sento molto fortunato. Mi rendo conto che anche ciò oggi è diventato una rarità» ha affermato il cantautore Paolo Simoni. A seguire la nostra profonda chiacchierata.  

Ciao Paolo! Da piccolo chi sognavi di diventare “da grande” e che bambino sei stato? “Ciao Giulia …Sin da piccolo sognavo di fare musica. La strada era già tracciata. In generale, sapevo che avrei avuto a che fare con le note. Ad un certo punto volevo iscrivermi a veterinaria ma, dopo aver visto aprire un gatto, ho capito che non avrei retto. Sono cresciuto a Porto Garibaldi, in provincia di Ferrara. La mia famiglia, per trent’anni, ha avuto un ristorante. Lavoravano sempre. Stacanovisti. Io stavo nel retro cortile con mia nonna. Giocavo, sognavo e vivevo praticamente sul porto. Sono sempre stato un bambino “particolare” a detta dei miei paesani e familiari. Organizzavo dei teatri per strada, suonavo ovunque. Sono stato obeso per tanti anni. Le ragazzine non mi guardavano ed è stata la mia fortuna. Il tempo che i miei amici passavano a pomiciare, io lo impiegavo a suonare il pianoforte e ad ascoltare musicassette. A quattordici anni sono uscito di casa. Prendevo treni e corriere, dormivo dove mi capitava. Un periodo bellissimo”.

Cosa rappresenta per te la musica in generale e il tuo fare musica in particolare? Quale cioè ritieni essere il potere della Musica nonché il suo principale pregio, valore e finalità? “Per me, la musica è un dono del cielo. L’arte più nobile. Impalpabile. È talmente alta che sfugge a qualsiasi base materiale. Il suono non lo si può toccare, non lo si può vedere… a differenza di un quadro o di una scultura. Lo si può solo catturare con la registrazione tuttavia è, in definitiva, una riproduzione di quello che accade nel momento in cui si fa musica. Si utilizza sì un supporto, per agguantare i suoni, ma è pur sempre solamente la riproposta di qualcosa che è già accaduto e che comunque non si può concretizzare matericamente. Dal mio punto di vista, la finalità della Musica è quella di risvegliare l’uomo e di riconnetterlo con la sua vera patria. Tutto è musica nel cosmo, anche il silenzio. Ognuno di noi ha una sinfonia che gli risuona dentro. C’è da fare però una distinzione tra la musica buona e quella non buona. Come, d’altronde, in tutti gli aspetti dell’esistenza. C’è una musica per intrattenere e una per guarire. C’è poi un tipo di musica che può fare entrambe le cose. Perfino le parole pronunciate e cantate hanno un suono. Mi fermo qui, ma si potrebbe dire inoltre molto altro. La musica è un grande mistero, da sondare”.  

Da lunedì 17 maggio è online il video del tuo nuovo singolo “L’ANIMA VUOLE” [https://youtu.be/Gwq_SFpykoM], con la partecipazione speciale di Roberto Vecchioni. Estratto – questo – dall’album di inediti, piano e voce, “Anima” (Riservarossa Records / Warner Music). Ebbene, con quale aspettativa, proposito e obbiettivo è venuta alla luce questa canzone – e vi è un messaggio che, tramite codesto brano, vorresti trasmettere? “Il singolo “L’ANIMA VUOLE”è nato con la voglia di raccontare il materialismo manovrato da un pensiero unico collettivo. Vuole raccontare del destino degli uomini, della scienza oramai considerata come sola nuova fede in cui credere e dell’anima dimenticata e circoscritta dal potere dei numeri. Ci si scorda di continuo che questo suolo lo si deve lasciare prima o poi… Se non si tracciano qui delle vie per il proprio spirito, cosa si pensa di ritrovare di là? Bisogna prepararsi. È sulla Terra che si fanno i giochi. L’anima ha bisogno di un ponte, che occorre edificare. A chi non crede in queste cose dico «Ci si occupi, per lo meno, di lasciare questo Pianeta meglio di come lo si è trovato. Se si è atei, almeno, si cerchi di compiere azioni morali»”.

È stato affermato che in “L’ANIMA VUOLE” la tua voce e quella del Maestro Vecchioni, appartenenti a due differenti generazioni, si sono incontrate per cantare di temi importanti quali la libertà di pensiero e di parola, e appunto del materialismo che caratterizza i tempi attuali sino ad impedire all’anima di esprimersi nella maniera più autentica. Tu quale credi siano i connotati della libertà e che essa sia vivibile dagli esseri umani? “Il tema della libertà è centrale per noi esseri umani. Libertà e necessità sono le due sfere sulle quali ci muoviamo. Diventare uomini liberi sarebbe il coronamento della nostra esistenza. Spesso ci illudiamo di essere liberi, ma non lo siamo per niente. Confondiamo questo concetto con il “faccio quello che mi pare o lotto per i miei diritti”. Tutte cose sacrosante, eppure diventare uomini liberi è davvero molto complesso. Per divenire liberi prima bisogna conoscere. Questo “conoscere” non è quello che si impara a scuola. Si tratta di altro. In questo periodo storico [per l’appunto, di pensiero libero] ce n’è pochissima di conoscenza. Tutti urlano, credendo di avere ragione. Nel silenzio e nello studio di un certo tipo si possono trovare, all’opposto, delle risposte. Bisogna uscire dai pensieri unici e cercare”.  

Hai mai riflettuto sulla questione della Teodicea ovvero sul problema, se Dio è buono-onnipotente-onnipresente, della sussistenza del male non soltanto morale bensì in natura, nel mondo? “Sono dell’avviso che, oltre a Dio, ci sono le forze cosiddette del male. È evidente. Ed è l’uomo che deve attivarsi e sforzarsi di uscire dalla propria animalità. Tutto, intorno a noi, ha un’origine spirituale. La nostra natura umana non è di questo mondo. L’uomo stesso, in base alle sue scelte, sempre si ritrova ad un bivio. Noi attraverso il libero arbitrio definiamo il nostro destino. Queste nostre scelte hanno inevitabilmente delle conseguenze. Siamo noi che decidiamo se seguire il bene oppure no. Quello che ci accade è inoltre una conseguenza delle nostre azioni passate. Responsabilità, tuttavia, è la parola giusta. Debbo aggiungere che adesso imperversa una spiritualità materialista, da cui mi tengo bene alla larga. In questi casi, meglio frequentare un ateo totale. Fa molti meno danni. L’uomo oggi è ciò che pensa”.  

Il materialismo che canti caratterizzare il tempo attuale, da cosa riscontri sia generato nonché causato e “motivato”? Tu ti senti mai tentato e/o investito da tale inclinazione (magari persino smodata) ai godimenti terreni e ai piaceri dei sensi, fino a percepirti risucchiato dal consumismo? Per te cos’è davvero essenziale, ciò di cui non puoi proprio fare a meno? “Il materialismo di cui parli è il grande male del nostro tempo. La sua natura è sempre da ricercare in quelle forze ostacolatrici che cercano di rallentare l’ascesa spirituale dell’uomo. Hanno una loro funzione precisa. È proprio l’uomo, tuttavia, che deve redimerle. Ogni individuo ha un suo rapporto personale con queste cose. Io, come tanti, vi lotto contro quotidianamente ma non ne sono, di certo, immune. Personalmente, però, passioni smodate non ne ho. Cerco di starci molto attento. Per darti una risposta “terrena”, non potrei fare a meno di acquistare libri in quantità e di fumare i miei sigari. Pensa che ultimamente ho chiuso il mio account Amazon. L’ho fatto per rispetto verso i lavoratori sfruttati e malpagati. Una piccola scelta individuale che, indubbiamente, non cambierà le sorti di questa azienda eppure che modifica le mie”.   

In tutto questo esperire, come descriveresti la felicità? A riguardo d’essa, credi o no che sia comparabile al punto più alto raggiunto, sino ad un preciso momento, da quanto è una propria priorità nell’arco di un qual certo periodo durante il quale si è presentata alla considerazione d’interesse? Non pensi ossia che la felicità sia semplicemente un picco, per quanto costantemente anelata per la sua notevole intensità, e che perciò non possa essere duratura né quel “capitale garantito” che qualcuno vorrebbe assicurarsi forse più spesso con l’amore? “Per quanto mi riguarda, la felicità non è di questo mondo. Noi qui sulla Terra sperimentiamo delle gioie, delle forme d’amore, di libertà e raramente di compassione. La felicità, per me, sta di là. Solo alcuni uomini sono riusciti e riescono a viverla anche sul piano materiale… Ma si parla di gente molto, molto, molto evoluta. Il “capitale garantito” è sempre figlio di un egoismo sfrenato. Mi arricchisco io e degli altri «chi se ne frega». Devo non di meno ammettere altresì che ci sono ancora persone che, una volta che si sono arricchite, aiutano il prossimo. Non è tutta da buttare questa società. Le parole “capitale garantito” e “amore” comunque non possono stare nello stesso luogo. Sono antitetiche. Bisogna fare una distinzione tra ciò che è figlio di questo mondo e ciò che non lo è”.  

Internet, i social e i reality come influiscono, secondo te, in codesto nostro presente soprattutto per ciò che concerne le relazioni con l’altro? E tu cosa apprezzi e cosa, al contrario, eventualmente ti infastidisce dell’utilizzo della tecnologia? “La tecnologia è un segno dell’evoluzione del nostro tempo. Ha e ci sta risolvendo molti grattacapi. L’abuso che ne facciamo è il vero problema. Il rapporto macchina-uomo oggi è 9 a 4. Siamo entrati nell’epoca del transumanesimo e, se non si starà attenti, si verrà completamente divorati. La nostra individualità è compromessa da questo sistema che noi legittimiamo senza porgli un freno. Stiamo sostituendo la nostra vita reale con quella virtuale e per molti pare che ciò non sia assolutamente un problema, anzi. I social, in larga parte, sono diventati mezzi dove parecchie persone si sfogano o, peggio, mostrano il loro corpo in cambio di like. Lo definirei, edonismo digitale. Ogni notizia è commentata solo per il gusto di dire «Esisto anch’io. Ho un’opinione a riguardo, sono più informato di te». I reality musicali sono l’ultima frontiera dove un giovane prova a mostrarsi al mondo. Gli altri nemmeno li considero. Il mondo della televisione è messo in crisi dalla rete che sta conquistando la totalità dell’attenzione. Si pensi a quanta divulgazione seria si potrebbe fare, ma purtroppo non è così. Il trash imperversa ovunque. Mi infastidiscono la volgarità e la mediocrità di pensiero”.

Appunto per quanto concerne le relazioni con il prossimo, a riguardo di innamoramento ed amore, tu sei (mai stato) sensibile ai colpi di fulmine o, al contrario, per scegliere di accompagnarti ad un’altra persona necessiti di qualcosa in più di una mera attrazione fisica, dettata dal magnetismo esteriore? Ti è capitato di iniziare una frequentazione unicamente sulla scia di un interesse e “richiamo” sessuale, come all’opposto affascinato sol mentalmente e dall’animo di chi ti sei trovato di fronte? “Nell’età della pubertà, sì. È normale. Si vede il proprio corpo cambiare, esso entra nella maturità sessuale e quindi è d’uopo interessarsi in tal senso. Non credo ai colpi di fulmine. Credo, invece, ai colpi e agli incontri del destino. Se due anime devo incontrarsi in un certo giorno, ad una certa ora, in una certa città, accadrà. Quando accade è una benedizione e allora crollano tutti i cliché della pubertà. Sono insieme alla mia compagna da quindici anni. È una bella donna, ma non è per questo che stiamo insieme. Sarebbe crollato tutto già parecchio tempo fa. Mi sento molto fortunato. Mi rendo conto che anche ciò oggi è diventato una rarità”.

Cos’è per te essenziale in amore ed indispensabile affinché un rapporto non si trasformi in mera abitudine e pian piano divenga cenere, unicamente piccoli tizzoni di quanto tanto ha bruciato ma si è ridotto all’arso? “Ci deve essere un’intesa spirituale. Se non c’è, il castello crolla”.

Infine, quali le tue priorità e quali i tuoi prossimi progetti artistici e, perché no, non di meno personali a breve e a più lungo termine? “Nei prossimi mesi sarò in giro per promozione. Per il prossimo autunno spero di poter fare dei concerti. Nel frattempo sto studiando, sempre in termini musicali ma su altri orizzonti”.

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