Buon Anno da RPFashion & GlamourNews

A cura di Roberta Pelizer e Jacopo Scafaro 

Tutta la redazione di RPFashion & GlamourNews augura un buon Anno nuovo ai nostri lettori, con la speranza che il 2023 sia veramente un anno migliore.

Non so se anche voi provate la stessa sensazione, ma a me il Capodanno fa sempre un po’ impressione, perché è allo stesso tempo la fine e l’inizio di un ciclo. È difficile lasciarsi qualcosa alle spalle: è un’azione che prevede un salto nel buio, un tuffo a occhi chiusi verso nuove esperienze, che potranno rivelarsi positive o negative. È un’occasione per ricominciare da zero o per continuare quel che abbiamo iniziato e vale la pena portare avanti. È un modo – scrive il Caporedattore Jacopo Scafaro – per stabilire nuovi obiettivi o per rivalutare quelli vecchi, cercando di capire se ci stanno portando proprio dove vogliamo arrivare. È anche una sfida con noi stessi, il momento giusto per metterci in discussione e capire cosa ci piace di noi e cosa vogliamo cambiare. A tutti auguri per un anno spettacolare”.

Roberta Pelizer, Direttore Editoriale del nostro giornale ci dice: “Eccoci qui, alla fine di questo lungo e complicato 2022, come sempre accade il 31 dicembre tiriamo sempre le somme di quello che è successo nei 365 giorni appena trascorsi, alla famiglia, il lavoro, i soldi, gli amici, alle occasioni perse e a quelle colte. Per ognuno di noi c’è qualcosa che non vorremmo più ritrovare mentre per altri la speranza è che resti tutto così com’è, siamo tanti e tutti diversi ma l’augurio che ci accomuna tutti e’ quello che sia più bello per tutti sotto tutti i punti di vista. Abbiamo lottato contro una pandemia che ci ha colpiti tutti per vari motivi, ad alcuni ha causato danni ingenti ad altri un po’ meno ma questo non ci deve abbattere, ma rafforzare. Il mio augurio è quello di poterci affacciare al 2023 con la forza e la speranza, la grinta e la giusta cattiveria per realizzare i nostri desideri e sogni.”

La vita umana è bella e va vissuta in pienezza anche quando è debole ed avvolta dal mistero della sofferenza” diceva Papa Benedetto XVI. Buona vita e buon anno e tutti.

Wedding Day al Bellavita.

Roberta Pelizer titolare del brand RP ci racconta la “Sfilata abiti da sposa e cerimonia” che si è svolta domenica 21 novembre 2021, ottenendo un grandissimo successo.

Quando si parla di abiti da sposa è d’obbligo che tutte le “ragazze romantiche “ inizino a fantasticare sull’abito dei propri sogni e domenica 21 novembre 2021 al parco benessere “Il Bellavita” di Spinetta Marengo (Al), lo staff della RP EVENT si è visto catapultato nella magia dedicata al giorno più bello della sposa.

A fare da corollario alla sfilata è stata la magnifica location del Bellavita che vanta di essere la struttura più grande del nord Italia con palestra, grotte SPA, centro estetico, parrucchiera e un bar pronto ad accogliere gli ospiti, mentre al piano terra, dove è situata la piscina tropicale, si è svolta la sfilata con i capi della stilista Loredana Perrera di Casale Monferrato (l’atelier si trova in via Cavour 18).

Per l’occasione oltre alle modelle professioniste dell’agenzia hanno sfilato anche due bimbe che fanno sempre parte del gruppo RP le quali hanno indossato gli abiti da damigelle e prima comunione.

Protagonisti delle prime uscite sono stati gli abiti da cerimonia ricercati, eleganti ma anche frizzanti; nella seconda parte, invece, la scena l’ha rubato “Sua Maestà” l’abito da sposa, che ha stupito tutti gli ospiti presenti all’evento. Loredana Perrera e’ una stilista attenta alle esigenze ma soprattutto ai sogni delle future spose e la collezione che scelto ha davvero colto nel segno: pizzo, organza, seta, ricami, strass, rulle, velo, raso. Non è mancato davvero nulla dall’abito corto al classico con la gonna ampia, il sempre affascinante taglio sirena e i corpetti ricercati in ogni minimo dettaglio ma non solo, Loredana ha presentato alcuni modelli di abiti “ Curvy” davvero deliziosi e assolutamente originali.

Le acconciature sono state curate da Alina Barani e Lili Llojku di “Alina style“ di Castellazzo Bormida (Al) ed anche in questo caso le due coiffeur ci hanno stupito con proposte moderne, originali e romantiche rispettando sempre la tradizione. Il make-up è stato curato da Minerva Esposito (MUA) che ha saputo cogliere le caratteristiche di ogni singola modella risaltando i lineamenti e i colori naturali, compresa se stessa in quanto modella ufficiale . Lorenza Garbarino (capogruppo Yves Roches) ha esposto un stand magnifico con le bomboniere dedicate agli sposi unite ai prodotti creando un connubio davvero eccezionale, fantasioso ed originale.

Le musiche sono state curate da Simone Camussi di radiovertigo1, le foto da Vittorio Destro ed i video da Massimiliano Simeti .

Il mio grazie va anzitutto a chi lavora con me partendo dal direttore artistico Daniel Gebbia, tutte le modelle Karola , Daria, Asia, Federica, Monica, Ioana, linda, Minerva ed Elisabetta ; infine ringrazio anche tutto lo staff della location che ci aiutati nell’allestimento e ci hanno supportati durante tutta la giornata.

Si replica domenica 28 novembre 2021 alle ore 17:00 con la sfilata di abiti e accessori Bimbi, sempre al “Bellavita”.

Grazie a tutti.

Roberta Pelizer

RP FASHION & GLAMOUR NEWS: ci siamo rifatti il look!

di Roberta Pelizer 
La proprietaria e direttore editoriale di Rp Fashion & Glamour News, ci illustra il nuovo percorso editoriale che intraprenderà il nostro giornale. 

È con grande piacere che vi presentiamo il nostro nuovo sito web. Riteniamo che per il giornale sia fondamentale essere presente online con contenuti chiari ed esaustivi sul proprio operato e sugli argomenti che offre, consentendo in tal modo agli utenti di leggere notizie specifiche e sempre interessanti. Abbiamo perciò cercato di arricchirlo di informazioni utili, pur mantenendo una navigazione semplice e intuitiva, oltre che esteticamente accattivante. La necessità di rinnovarci è scaturita perché il sito e la linea editoriale presa nell’ultimo anno, non rifletteva più con le nostre esigenze e i nostri obiettivi, perciò come proprietaria ho deciso di dare una ventata d’ossigeno fresca a tutta la struttura del giornale.

C’è un nuovo direttore responsabile, il Dott. Roberto Marzano, che ha sposato in pieno la linea mia e di tutta la Redazione di RPFashionGlamourNews. Roberto oltre ad avere un bagaglio culturale importante, ha un’esperienza ultra trentennale nel mondo del giornalismo e porterà oltre ad un rinnovato entusiasmo, alcune nuove rubriche. Avremo anche nuovi ingressi nella redazione, dove i redattori già presenti, avranno più libertà creativa; anzi colgo l’occasione per dire a chiunque voglia raccontare esperienze personali o emozioni, di contattarci. Jacopo è stato promosso a Vice Coordinatore di Redazione ed appena la situazione epidemiologica lo permetterà tornerà ad emozionarci con il racconto di concerti e spettacoli teatrali, oltre ai suoi consueti articoli.

Per quanto riguarda la sottoscritta, cercherò di raccontare la moda sia maschile, che femminile, ma anche le emozioni che giornalmente mi vengono raccontare o che vivo in prima persona . Vi preannuncio che intensificheremo la collaborazione con Clarissa D’Avena e la Red&blue music relations, ma di questo vi racconterò più avanti.

È stato un lavoro lungo, ma abbiamo voluto prenderci tutto il tempo necessario per riflettere, progettare, fare e rivedere ogni singolo dettaglio. Ora siamo contenti del risultato, ma l’ultima parola va a voi che ci leggete.

A presto.

Torino: domani CAMERA propone “Foto-Talk, a casa dell’artista” con Paolo Ventura

Riceviamo e pubblichiamo
Domani, giovedì 16 aprile, alle ore 18.30 in diretta Instagram secondo incontro online per “Foto-Talk, a casa dell’artista”: protagonista il fotografo milanese Paolo Ventura intervistato da Monica Poggi.

Domani, giovedì 16 aprile alle ore 18.30 sul canale Instagram di CAMERA – @cameratorino – è in programma il secondo appuntamento con le dirette della rubrica FOTO-TALK, A CASA DELL’ARTISTA.
Sarà il fotografo milanese Paolo Ventura ad essere l’ospite della diretta e verrà paolo venturaintervistato dalla registrar di CAMERA Monica Poggi.
Siamo lieti di aver coinvolto Paolo in questa nuova avventura delle dirette Instagram – commenta il direttore di CAMERA, Walter Guadagnini. – Ventura avrebbe dovuto inaugurare nelle sale di CAMERA la grande personale ‘Carousel’ a fine maggio, ma a causa del lockdown abbiamo riprogrammato la mostra – un inedito percorso all’interno dell’eclettica carriera di Ventura – in autunno”.
In queste settimane, Paolo Ventura si trova a passare la quarantena nel borgo medioevale di Anghiari, in Toscana, dove ha vissuto dopo il ritorno in Italia da New York. Lontano dalla propria macchina fotografica e dagli abituali strumenti di lavoro, rimasti nello studio di Milano, Ventura si sta dedicando all’unica attività consentitagli dal ritrovamento di alcuni vecchi acrilici e dai fogli 100×140, reperibili nella cartoleria vicino a casa: la creazione di un diario visivo dove la pittura prende il posto della fotografia. Questa emerge, a ogni modo, nelle inquadrature ravvicinate e negli istanti effimeri raffigurati, tipici della cultura fotografica piuttosto che di quella pittorica.
L’attenzione si posa su piccole cose: un bicchiere dove si scioglie una pastiglia di Vitamina C, una pellicina tirata che lascia fuoriuscire una goccia di sangue, il proprio volto segnato dalla preoccupazione, i capelli rimasti impigliati fra i denti di un pettine, un posacenere Motta da cui si alza il fumo di una sigaretta non spenta, l’ala spezzata di paolo ventura 1una farfalla, alcuni passi nella neve fresca. Frammenti di una quotidianità rallentata che, puntualmente, pubblica sul proprio Instagram, e che hanno già attirato l’attenzione di diversi musei e riviste.
Le dirette su Instagram arricchiscono ulteriormente le attività di #CAMERAonair – il palinsesto di rubriche online di e sulla fotografia “made in CAMERA” – che, giorno dopo giorno, incrementano lo spazio virtuale di racconto e condivisione sui canali social della Fondazione con video, immagini, storie e curiosità. In questo periodo CAMERA trasforma i tradizionali appuntamenti de “I Giovedì in CAMERA” in versione online: ogni giovedì, collegandosi al nostro canale Instagram alle ore 18.30, sarà possibile seguire la diretta – e partecipare attraverso domande in chat – a una chiacchierata a tema fotografico con un ospite diverso ogni settimana.
La rubrica FOTO-TALK, A CASA DELL’ARTISTA è organizzata in collaborazione con Lavazza.

Paolo Ventura è nato nel 1968 a Milano, dove tutt’ora vive e lavora. Sin dalle sue prime opere unisce una grande capacità manuale a una visione poetica del mondo, costruendo scenografie dove prendono vita brevi storie fiabesche e surreali, immortalate poi dalla macchina fotografica. Negli ultimi lavori la sua pratica artistica si è ibridata ulteriormente, come dimostrano le diverse collaborazioni col mondo del teatro e la presenza sempre più massiccia della pittura all’interno dello spazio della rappresentazione. Le sue opere sono incluse in importanti collezioni pubbliche e private, fra cui il Museum of Fine Arts di Boston, la Library of Congress di Washington, la Maison Européenne de la Photographie di Parigi, il MACRO di Roma e il MART di Rovereto. Ha partecipato a mostre collettive e personali in festival, musei e gallerie di tutto il mondo, fra cui Le Rencontres de la Photographie di Arles, The Hague Museum of Photography e il Museo Het Valkhof, entrambi in Olanda, ARMANI / SILOS di Milano e il MAG Museo Alto Garda di Riva del Garda. Ha realizzato le scenografie dell’opera Carousel di Rodgers e Hammerstein per il Teatro dell’Opera di Chicago e quelle di Pagliacci di Leoncavallo, per il Teatro Regio di Torino.

Marco Morelli: una foto che ci fa sognare

di Fabrizio Capra
Oggi per la settantacinquesima foto della settimana la scelta è caduta su uno scatto di Marco Morelli che immortala la luna romantica e sognatrice.

foto di marco morelli

foto di Marco Morelli

E come ogni notte che anticipa la pubblicazione de “La Foto della Settimana” sono qui ad arrovellarmi il cervello per trovare la foto giusta e lei, puntualmente, si materializza quando ero quasi pronto a gettare la spugna e ammettere che dopo oltre settanta foto pubblicate mi è venuta meno l’ispirazione.
Sembra assurdo ma è la foto che sceglie me e non viceversa.
Poi eccola… è lei!
La Foto della Settimana è di Marco Morelli, fotografo spezzino molto, ma molto, bravo e, soprattutto, capace di mettere in evidenza la sua sensibilità nel vedere con la testa e con il cuore ciò che sta scattando (premetto che non conosco Marco, è la prima volta che vedo le sue foto ma ciò che ho scritto è quanto mi trasmettono a livello emotivo).
Marco descrive la foto che ho scelto in questo modo “La luna che tramonta dietro al Monte San Candido”.
Uno scatto molto bello che mi ha “preso dentro” e mi ha fatto ragionare su un qualcosa che, probabilmente, presi dalla vita frenetica di tutti i giorni, ce ne siamo dimenticati: essere romantici.
O che spunti o che tramonti dal monte la luna ci rievoca parole d’amore, romanticismo, momenti di tenerezza che in nome della tecnologia ci stiamo dimenticando.
Non molto tempo fa i sentimenti si scrivevano a penna su fogli di carta, oggi si rappresentano sui social con parole troncate e accorciate, con emoticons e immaginette che alla fin fine rendono incapaci di trasmettere un sentimento vero che deve rimanere puro, incantato, da sognatore rendendo tutto molto più asettico.
Allora anche una bella foto può riportarci alla realtà, ci può spingere nell’essere un po’ più romantici e un po’ meno stereotipati.
Poi non è così difficile fermarsi, guardare la luna, fissare negli occhi la persona che ti è accanto e dolcemente e semplicemente dire un “ti amo” spiati in modo complice dal nostro satellite luminoso.
Grazie Marco Morelli, una foto che ci fa sognare.

foto di marco morelli

foto di Marco Morelli

Sergio Prezzavento: la foto opera d’arte al servizio della memoria

di Fabrizio Capra
Oggi per la rubrica “La Foto della Settimana” uno scatto di Sergio Prezzavento che ci insegna come una foto ci aiuti a ricordare nel tempo il nostro patrimonio naturale e artistico, proprio come lo si faceva con i dipinti nei secoli scorsi. Opere d’arte al servizio della memoria.

sergio prezzavento isola lachea faraglioni aci trezza

foto di Sergio Prezzavento

Lunedì 6 gennaio siamo qui con la rubrica La Foto della Settimana: qualcuno avrà pensato che pubblicavo uno scatto attinente alla Befana… sarebbe risultato troppo scontato.
Invece ho scelto una foto che mi ha immediatamente coinvolto non appena l’ho vista pubblicata nel solito gruppo di Facebook dove, ogni tanto, cerco ispirazione.
Lo scatto è di Sergio Prezzavento e ha immortalato un momento direi quasi magico dell’Isola Lachea, i faraglioni di Aci Trezza.
La vista di questa foto mi ha portato a ricordare l’inizio di molti film fantasy, quando si vedono paesaggi surreali.
E a volte la realtà supera la fantasia: questa foto ne è la prova.
Allora inizi a pensare alle bellezze del nostro pianeta così irripetibili, tanto irripetibili al punto che nel momento di una loro eventuale scomparsa non potremmo più ricostruirle uguali e ci resta solo una foto a ricordo indelebile.
Quanto mi capita di aggirarmi per musei e pinacoteche mi soffermo a osservare sui quadri o altri reperti storici paesaggi e monumenti che oggi non esistono più ma che tramite queste opere d’arte sono stati tramandati nel tempo.
Oggi la fotografia  è questo: opere d’arte al servizio della memoria, opere che ci tramandano nel tempo ciò che forse un giorno non avremo più davanti agli occhi, dal vero.
Quindi esprimo la mia gratitudine (e spero di non essere il solo ad esprimerla) a fotografi come Sergio Prezzavento che ci regalano scatti così importanti.
E permettetemi in chiusura di rivolgere un pensiero all’Australia e all’Amazzonia, due di questi patrimoni del nostro pianeta che con tutta probabilità riusciremo ad ammirare solo più attraverso le foto scattate prima che il fuoco cambiasse il corso della natura. Australia e Amazzonia simboli dell’impotenza umana di fronte a disastri voluti dalla natura e dalla mano dell’uomo.
Grazie Sergio Prezzavento per questo scatto che ci permette di mantenere vivo il ricordo di questo nostro irripetibile patrimonio.

sergio prezzavento isola lachea faraglioni aci trezza

foto di Sergio Prezzavento

Franco Lanfredi: un’immagine riflessa… e se un giorno non ci fosse più?

di Fabrizio Capra
Uno splendido scatto che vede un’immagine riflessa in una pozzanghera ci porta ancora una volta a ripensare a come troppe volte ci dimentichiamo o bistrattiamo il nostro grande patrimonio artistico e storico. La foto, magnifica, è di Franco Lanfredi.

Ultima Foto della Settimana dell’anno, la numero 72 (tutte di fotografi diversi) da
quando sono iniziate le pubblicazioni della rivista il 20 agosto 2019.

franco lanfredi

foto di Franco Lanfredi

E come ogni volta mi ritrovo all’ultimo momento a cercare la foto che mi trasmette un qualcosa: come già scritto, ribadisco che ci sono tante belle foto che girano sul web, sia siti sia social, ma poche che sappiano trasmettere veramente un qualcosa.
Oggi mi sono soffermato su uno scatto di Franco Lanfredi, molto bello e che mi ha fatto pensare sul perchè mi ha emozionato.
Tanti fotografi, professionisti o amatori, hanno ripreso un qualcosa riflesso in una pozzanghera (l’ho fatto anch’io con il cellulare) o in uno specchio d’acqua ma, nella gran parte dei casi, il tutto era circoscritto allo scatto, non si andava oltre.
Questa fato di Franco Lanfredi mi ha portato  a quell’oltre.
Ho pensato, ancora una volta, al nostro grande patrimonio artistico, un vero vanto italiano, perché non c’è provincia italiana che ne è esclusa, tutte hanno un qualcosa da ammirare.
Poi leggo che un chiostro del quattrocento viene violato nel suo profondo da persone che scrivono sui muri, statue che barbaramente vengono mutilate da imbecilli e tante altre bellezze italiche che ogni giorno sono a rischio della stupidità umana.
Allora guardo la foto di Franco Lanfredi e nel vedere solo la parte riflessa e non l’originale mi viene da pensare: e se un giorno non ci restasse che il ricordo di un qualcosa che è rimasto riflesso nella nostra memoria?
Impariamo ad apprezzare e a difendere la nostra storia, la nostra arte, le nostre radici.
Proponiamoci questo per il 2020 ormai alle porte.
Non mi pare un qualcosa di così difficile.
Grazie per lo scatto Franco Lanfredi.

franco lanfredi

foto di Franco Lanfredi

“Fantasie. Narrazioni, Regole, Invenzioni” il tema della Call di Fotografia Europea 2020

Riceviamo e pubblichiamo
Aperta la Call di Fotografia Europea 2020 dal tema “Fantasie. Narrazioni, Regole, Invenzioni”. La chiamata del festival per talenti emergenti e amanti della fotografia. I selezionati entreranno a far parte del circuito ufficiale delle mostre. Domande di adesione in formato digitale entro il 16 dicembre 2019.

Fotografia Europea_call 2020Riconosciuto tra gli appuntamenti di riferimento nel panorama nazionale e internazionale dell’arte contemporanea, il festival reggiano dedicato alla fotografia, offre anche quest’anno a fotografi e curatori europei o residenti in Europa, l’opportunità di misurarsi attraverso un progetto che esplori il tema della nuova edizione in modo creativo e originale.
Fantasie. Narrazioni, regole, invenzioni”, questi gli argomenti che dovranno ispirare i nuovi talenti a raccontare, attraverso gli scatti, la propria visione del mondo: ai progetti più efficaci sarà data la possibilità, se selezionati, di partecipare al circuito ufficiale di Fotografia Europea, a Reggio Emilia dal 17 aprile al 24 maggio 2020.

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Filippo Minelli – Padania

La giuria di esperti, composta da Walter Guadagnini – direttore artistico di Fotografia Europea 2020, Maria Pia Bernardoni – curatrice progetti internazionali del Festival di Lagos e Oliva Maria Rubio – direttrice Master PhotoEspaña, selezionerà i progetti più interessanti, che riceveranno un compenso di 2500 € lordi ed entreranno a far parte delle mostre del festival, con un allestimento site specific concepito insieme agli organizzatori del festival. Un’opportunità concreta di crescita e di visibilità nel panorama fotografico internazionale, la Open Call nasce nel 2015 e da allora sono tanti gli artisti che, dopo aver esposto a Fotografia Europea, hanno ricevuto importanti riconoscimenti anche all’estero.
Le domande dovranno pervenire in formato digitale entro il 16 dicembre 2019, ore 12 CEST. Tutti i dettagli sulle modalità di partecipazione e le tempistiche sono pubblicati su www.fotografiaeuropea.it
I progetti selezionati arricchiranno il programma del festival che si sta piano piano componendo.

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Francesca Catastini – The modern spirit is vivisective

Un nome certo, tra le nuove proposte di quest’anno c’è già ed è quello di Anna Szkoda, vincitrice del PHmuseum Women Photography Grant, che con il progetto Sirius, è stata selezionata da Walter Guadagnini, che commenta: “[Anna Szkoda] mette in scena un racconto ibrido, a metà tra la finzione e il reale, che ancora una volta reinterpreta il ruolo della fotografia. La narrazione crea un forte legame con lo spettatore, incuriosendolo e incantandolo come un’angosciante favola al telefono. Le fotografie dai toni pacati raccontano la seduzione della fantasia prima di un potenziale crimine con un occhio rivolto verso l’infinito salvifico delle stelle”. 
Tornano anche i progetti dedicati ai giovani amanti della fotografia. Speciale diciottoventicinque è il progetto dedicato alla formazione dei più giovani, creato ad hoc per chi ha voglia di imparare e di condividere. Un campus di tre giorni, insieme alle tutor Sara Munari e Laura Davi, per incontrare esperti, condividere pensieri, linguaggi, visioni e alla fine ideare insieme una mostra collettiva che farà parte delle mostre di Fotografia Europea 2020. Per info e iscrizioni call@fotografiaeuropea.it.

Jan Verheyden: uno scatto e la metafora della nostra esistenza

di Fabrizio Capra
La foto della settimana di oggi è uno splendido scatto di Jan Verheyden che ha portato a una interessante riflessione come metafora della nostra esistenza.

jan verheyden valeria barilaro the attic 2016

foto Jan Verheyden – model Valeria Barilaro

E siamo giunti a un altro lunedì, il sessantacinquesimo da quando hanno avuto inizio le pubblicazioni della rivista. Ogni lunedì un fotografo differente, uno scatto diverso e ogni volta ti viene da pensare che diventa difficile trovare nuovi scatti e, soprattutto, nuovi argomenti.
Il rischio è quello di cadere nel ripetersi come canta Francesco Guccini in “Canzone quasi d’amore”: Non starò più a cercare parole che non trovo / per dirti cose vecchie con il vestito nuovo
E, invece, ogni lunedì la magia si ripete.
Questa volta a colpirmi è stato uno scatto di Jan Verheyden (di suoi ce ne sono tanti veramente belli) che ha ritratto, nella foto intitolata “The attic”, Valeria Barilaro.
Uno scatto che mi ha coinvolto immediatamente poiché mi ha trasmesso tante idee in un solo istante, così tante da rendere difficile la stesura di uno scritto.
Quale dire per prima, come continuare, cosa evidenziare… poi mi sono detto “ferma un istante” e, osservata un’altra volta la foto, ho capito che ci vedevo dentro la metafora della nostra vita.
Non quella che si fa rivolgendosi indietro per poi guardare avanti per cercare di capire il presente, ma quello che è veramente il succo della nostra esistenza: un fatto di equilibrio e di posizione.
La nostra vita è rilegata in un angolo che è il nostro raggio d’azione in un mondo grandissimo e in questo spazio dobbiamo farci stare tutto, vivere sempre in equilibrio per non sconfinare e rischiare di cadere in una dimensione che non è la nostra.
Non bisogna mai perdere l’equilibrio perché quello spazio a noi assegnato potrebbe non essere più nostro quando recuperiamo l’equilibrio perso, quando ci si rialza.
È necessario saper convivere con chi, in posizioni differenti, convive in quello che andiamo a scoprire, con il passare del tempo, che non è solo il nostro spazio.
Ed oggi è così difficile.
Jan in questo scatto molto “geometrico” ma non scontato e Valeria con la sua “grazia” perfetta ed espressiva mi hanno trasmesso questo pensiero su cui meditare perché mi sa che oggigiorno, nello spazio riservatoci, prevalgono sentimenti che poco hanno a che fare con il vivere in equilibrio con noi stessi e con gli altri.
Ci si dimentica troppo spesso che la nostra libertà finisce la dove inizia la libertà di un’altra persona.
Grazie Jan Verheyden per la foto che personalmente mi ha trasmesso tanto oltre all’appagarmi visivamente.

jan verheyden valeria barilaro the attic 2016

foto Jan Verheyden – model Valeria Barilaro

Bologna: le foto di Massimo Golfieri per rivivere la caduta del muro di Berlino

Riceviamo e pubblichiamo
foto Massimo Golfieri ©
Trent’anni dopo la caduta del muro di Berlino rivive attraverso le Fotografie in bianco e nero con i colori della Memoria di Massimo Golfieri esposte per la prima volta nella mostra dal titolo “Berlin, Brandenburger Tor 1989”, a cura di Jacopo Cenacchi, dal 31 ottobre allo Studio Cenacchi di Bologna.

Massimo Golfieri ©Giovedì 31 ottobre 2019 alle 18.00 inaugura presso gli spazi dello Studio Cenacchi nel cuore di Bologna, la mostra “Berlin, Brandenburger Tor 1989” con 40 fotografie inedite di Massimo Golfieri. L’esposizione, a cura di Jacopo Cenacchi, proseguirà fino al 28 novembre 2019.
A trent’anni esatti dalla caduta del muro di Berlino, le immagini di Massimo Golfieri, fotografo imolese, vengono mostrate per la prima volta al pubblico: un vero e proprio viaggio nel tempo  che vuole ripercorrere uno dei momenti storici più importanti del XX secolo. La caduta del muro di Berlino ha decretato la fine di un’epoca, aprendo la strada alla speranza di un futuro di pace e di solidarietà. Il muro, Antifaschistischer Schutzwall (Barriera di protezione antifascista), sancì la divisione, non solo della città tedesca e dell’intera Germania, ma anche di tutto un continente e del mondo tra opposte ideologie. Fu il simbolo della cortina di ferro, linea di confine europea tra le zone controllate da Francia, Regno Unito e U.S.A. e quella sovietica, durante la guerra fredda. Il muro ha diviso in due Berlino e l’Europa per ben 28 anni, dal 13 agosto del 1961 fino al 9 novembre 1989, giorno in cui il governo tedesco-orientale si vide costretto a decretare la riapertura delle frontiere con la repubblica federale. Da Est e da Ovest i berlinesi accorsero in massa verso il muro, euforici, eccitati e increduli, piangendo, urlando di gioia, abbracciandosi e baciandosi. La caduta del muro è uno degli eventi simbolo del XX secolo, che ha segnato per sempre la storia dell’umanità.
Massimo Golfieri © fotoMassimo Golfieri ha immortalato l’atmosfera fatta di speranza e fermento che si viveva a Berlino Est e Ovest in quei giorni di novembre e dicembre. Il risultato è un documento importante e suggestivo dal punto di vista storico e artistico. Come afferma il Prof. Franco Minganti, nelle immagini di Golfieri viene ritratta la realtà di quei momenti in prossimità del muro come, ad esempio, la gente nel Mercatino dei Polacchi a Potsdamer Platz o le persone colte di sfuggita dal treno sui marciapiedi delle stazioni dell’Est. Nei volti dei berlinesi, immortalati nel reportage di Golfieri, si leggono emozioni contrastanti e poco rappresentate dall’immaginario collettivo: i sentimenti di gioia e speranza sono accompagnati da timore e paura verso un futuro incerto. Dopo la caduta del muro quale sarebbe stato il destino del popolo tedesco? Come sarà il domani? Quali sarebbero state le conseguenze economiche e sociali portate dall’implosione del regime comunista? Tutti questi interrogativi vissuti in quelle giornate del 1989 vengono sapientemente documentati da Golfieri che racconta, in un percorso narrativo complesso e completo, la felicità e l’inquietudine di un mondo diviso che si ricongiunge.
Infatti, secondo il curatore Jacopo Cenacchi “Nondimeno Golfieri sofferma il suo occhio sensibile sui festeggiamenti dei berlinesi finalmente e improvvisamente liberi, ma soprattutto sulle loro esistenze. Vediamo una sorridente famiglia in una mitica automobile Massimo Golfieri © foto 2Trabant, persone che aspettano il treno in una piccola stazione, improvvisati commercianti polacchi che vendono oggetti di ogni tipo per terra in mezzo al fango della Potsdamer Platz, giovanissimi e smarriti Vopos le terribili guardie della Germania Est, il Muro, ormai mera struttura architettonica dopo essere stato confine invalicabile per 28 anni. Infine, l’aspetto più importante, gli sguardi delle persone, turbati dall’enormità di ciò che intorno a loro si era appena compiuto e, non secondario, da ciò che di sconosciuto li aspettava”.
Come si legge nel saggio di Franco Minganti, autore di uno dei testi critici della mostra “Nella maggior parte degli scatti, siamo letteralmente con le spalle al muro: è il muro a vedere noi, sostanziandosi in un punto di vista che il fotoreporter interiorizza potentemente. I volti sono ciò che il muro vede, dall’una come dall’altra parte, indifferentemente o quasi [..] L’occhio della macchina fotografica indaga e coglie quell’intorno che, a trent’anni di distanza, acquista spessore contro l’immaginario ormai consolidato dell’evento epocale Caduta del Muro di Berlino”.

 un giorno di novembre del 1989,
la gente di Berlino assiste all’apertura del muro
davanti alle porte di Brandeburgo…
la giornata è fredda e piovosa, l’emozione è tanta…
Anche per le strade della città
si avvertono gli effetti di questo storico momento…

Tutte le fotografie presenti in mostra sono analogiche in bianco e nero, stampate su carta ai sali d’argento, baritata, spesso colorate a mano con la tecnica pittorialista dei Massimo Golfieri © foto 3pigmenti all’albumina. Ogni stampa colorata è un pezzo unico e irripetibile. Oltre alle fotografie il visitatore sarà catapultato nell’atmosfera del lontano 1989 berlinese in maniera più analitica e dettagliata attraverso la proiezione di un foto-video in loop, realizzato dallo stesso fotografo.
Per la particolarità della mostra, oltre ai testi critici del curatore Jacopo Cenacchi e del Prof. Franco Minganti, hanno contribuito due importanti figure del panorama artistico e accademico: il fotografo Andrea Angelini, vincitore di vari premi tra cui l’ottava tappa di Portfolio Italia 2019 organizzata dalla FIAF, e Guido Piacentini con alcuni suoi aforismi.

TITOLO: Berlin, Brandenburger Tor 1989
con fotografie inedite in bianco e nero colorate con i colori della memoria di Massimo Golfieri
A CURA DI: Jacopo Cenacchi
DOVE: Studio Cenacchi, Via Santo Stefano 63, Bologna
INAUGURAZIONE: 31 ottobre 2019, ore 18.00
DATE DI APERTURA: 31 ottobre – 28 novembre 2019
ORARI: Da martedì a sabato dalle 15.30 alle 19.00 e su appuntamento
APERTURA STRAORDINARIA: venerdì 1 novembre dalle 15.30 alle 19.00
CHIUSURA STRAORDINARIA: sabato 2 novembre
SOFFIETTO DELLA MOSTRA REALIZZATO DA Studio Grafico Massimo Golfieri
SPONSOR: Madera Engineering
MASSIMO GOLFIERI
Massimo Golfieri, nato a Faenza nel 1953, si è diplomato all’Accademia di Belle Arti di Bologna con una tesi sulla fotografia pittorialista. A partire dagli anni ’80 ha esposto le proprie fotografie in numerose città italiane e in circuiti indipendenti del nord Europa come il Trans Europa Halles. Procede su diverse linee di ricerca parallele a livello tecnico e narrativo, attraversate da un comune filo poetico e dalla costante che tra un’immagine e chi la guarda passa sempre un pensiero. Ha realizzato reportages di carattere etnografico dilatati nel tempo, in bianco e nero analogico spesso colorati a mano con le tecniche classiche dei pittorialisti, su stampe fine art, che documentano viaggi e incontri avvenuti in vari paesi del Mediterraneo, della Francia, del Medio Oriente, degli Stati Uniti e dell’India. Le tecniche utilizzate da Massimo Golfieri trasformano il multiplo, tipico della fotografia, in pezzo unico, caratteristico della pittura e per la loro natura vanno in netto contrasto con i tempi e le modalità  del repotage fotogiornalistico: una provocazione poetica dove la memoria degli eventi ritrova i suoi tempi e spazi naturali.
L’intervento sulla foto è spesso utilizzato per dare all’immagine il vero colore, quello rimasto impresso nella memoria, quello dell’aura, che gli standard tecnici non sanno vedere, altre volte traspare il sottile piacere della falsificazione, anche esplicita...Applica sua esperienza in queste tecniche anche nell’elaborazione delle immagini digitalizzate.
L’abbinamento successivo di queste immagini da vita, poi, a diversi livelli di racconto spesso esposti sotto forma di mostre e installazioni... – Massimo Golfieri
Documentatore di eventi sociali e artistici, le sue immagini a sfondo sociale hanno spesso militato in circuiti indipendenti come la ricerca esterni in interno sulle strutture di controllo realizzata negli ospedali psichiatrici di Imola tuttora portata avanti dai primi anni ’80 nei reparti ancora funzionanti e abitati. Altri lavori sono: Cose Turche, reportage di viaggio dall’estremo est della Turchia, Armenia, Kurdistan, Iran, Iraq realizzato nel 1985; Sacrario ai caduti di tutte le feste (dal 1994) con scene di vita quotidiana di pecore ritratte nella loro intimità; Transiti, una riflessione che mostra le forme e le superfici straordinarie che si creano durante il processo di decomposizione di frutta e di verdura; Blue Note (1986), i ritratti di John Lewis, Percy Heat, Milton Jackon e Konnie Kay al Blue Note di New York. Alle volte abbina le proprie immagini alla scrittura, a testi e poesie di autori e poeti con cui collabora anche per pubblicazioni editoriali. Dal 2006 realizza le stampe fotografiche utilizzando anche tecnologie digitali come stampa lambda e stampa digitale fine art. Con l’elaborazione digitale delle immagini fotografiche esplora da anni le frontiere dell’illustrazione, con frequenti incursioni nell’applicazione grafica, come avviene nella, ormai trentennale, collaborazione con Angelica festival internazionale di musica dove cura la comunicazione con parametri non convenzionali e racconta in immagini alcuni aspetti della musica contemporanea e classica attraverso una lunga serie di manifesti, cataloghi, locandine, cartoline, cover di CD e altre produzioni editoriali prevalentemente realizzati in stampa tipografica. Queste collaborazioni hanno contribuito negli anni alla creazione di una esclusiva parte del proprio archivio dedicata alla fotografia musicale.
www.studiomassimogolfieri.it
STUDIO CENACCHI
La galleria d’arte Studio Cenacchi nasce nel 2016 dalla ricerca e passione di Jacopo Cenacchi per l’arte contemporanea. Lo spazio espositivo, di 160 mq, si sviluppa su tre piani di Palazzo Ghiselli Vasselli, edificio del Cinquecento situato in Via Santo Stefano 63, nel centro di Bologna. La galleria ha proposto artisti che si esprimono con i più diversi medium. Durante le mostre vengono organizzati eventi culturali di vario genere quali presentazione critica della mostra in corso, spettacoli teatrali, musicali, dibattiti e altro. 
Tra le mostre si segnalano:
“Cauti racconti immaginari” dell’architetto e fotografa piemontese Elena Franco.
“Tempera” di Giorgio Zucchini, tra i più importanti pittori bolognesi del dopoguerra; presente con alcune opere alla mostra antologica “Bologna dopo Morandi”, allestita a Palazzo Fava a fine 2016 e curata dal Prof. Renato Barilli.
“Fictionalism” del fotografo Diego Macrì.
“Carnival” di Francesco Bocchini, Uno dei più interessanti artisti italiani contemporanei; apprezzato in Italia e all’estero.
“Per trasparenze” del fotografo Mario Lamma.
“Racconti brevi” della pittrice Fiorenza Puggioni Giori.
“Sfioramenti” di Morena Pedrini.
“Ritratti in galleria” del fotografo ritrattista Ennio D’Altri.
“Tutto il silenzio che c’era” del fotografo piacentino Marco Rigamonti.
“La grafica” di Sigfrido Bartolini, tra i massimi incisori del secondo ‘900 italiano oltreché importantissimo pittore e critico.
 “Kido, il suo Batik, la sua Arte” dell’artista faentino Euclide “Kido” Emiliani, del quale sono stati esposti batik (tra i quali raffinati capi d’abbigliamento) disegni, ceramiche.
https://www.studiocenacchi.com/