Niko&Teo: amore, storia e curiosità a Venezia

di Jacopo Scafaro 
Vi raccontiamo di Nicoló e di Matteo, che attraverso i social raccontano curiosità e storia di Venezia e nel contempo anche di loro stessi. 

Che cos’è l’amore?
Tutti parlano dell’amore.
Nessuno sostanzialmente ha definito questo sentimento.
Questa coinvolgente emozione.

L’amore è scelta. È agire seguendo il cuore. Sono le nostre azioni cariche d’amore che portano ad amare l’Altro. L’amore è dono. L’amore non pretende. L’amore è esserci per l’Altro di là da qualsiasi attesa.
L’amore è anche e soprattutto sopportarsi ogni giorno.
L’amore è vivere la quotidianità e perché no, l’amore è anche il mezzo per poter parlare di se stessi, del modo in cui si vive e del posto in cui si vive, facendolo conoscere anche agli altri.

Niko e Teo (Nicoló Guerra e Matteo Ogniben per l’esattezza) sono due ragazzi (l’età non la riveliamo, un’alone di mistero è sempre interessante) che vivono e convivono (con un rapporto alla Sandra e Raimondo) a Venezia.
Già Venezia (Johann Wolfgang von Goethe la descriveva così “Venezia non può esser paragonata che a se stessa”) la città dei Dogi, dei ponti, delle gondole, di Piazza San Marco e poi ?!

Già e poi?
Molto spesso di una città sappiamo il minimo indispensabile, ma quante cose e particolarità non sappiamo? Molte direi.
Bene, questi due “fioi” hanno trovato il modo, anche grazie ad Instagram (è così che mi sono imbattuto casualmente in loro) di raccontare la sempre splendida Venezia con video molto belli e dettagliati che raccontano storia e aneddoti ai più sconosciuti, perciò ho deciso di contattarli ed intervistarli.


Com’è nata l’idea di realizzare questi video su Venezia?
Durante la zona rossa per il Covid, parliamo dell’inverno 2020, Teo ha convinto Niko a fare qualche video su TikTok per passare il tempo.
Da lì abbiamo iniziato assieme a raccontare qualche aneddoto sulla nostra città, principalmente storie raccontate dai nostri nonni e curiosità che ci hanno sempre affascinato.
A noi piaceva raccontarle, a chi ci guarda piaceva ascoltarle, da qui abbiamo iniziato una vera e propria esplorazione della nostra città che condividiamo con il nostro pubblico.

Sono video davvero ben fatti, fate tutto voi le riprese il montaggio o avete un aiuto esterno?
Grazie! Facciamo tutto noi: Niko ha studiato informatica all’università ed è sempre stato affascinato dalle sue applicazioni in campo creativo e multimediale. Per le riprese utilizziamo i nostri iPhone, per il montaggio Final Cut, un programma che lavora in sintonia proprio con iPhone. Con una buona dose di pratica e un pizzico di pazienza non è stato difficile imparare a sfruttare bene le loro potenzialità.

Nico e Teo – foto tratta da Instagram

Cos’è per voi raccontare la vostra città alle persone e se avete riscontro in giro del lavoro che fate.
Venezia è un luogo straordinario per noi. È una città di meraviglie dove numerose culture si incontrano, a volte un po’ caotica. Ci sono davvero un sacco di cose da vedere e da fare. Per noi raccontare la nostra città significa anche proporre una chiave di lettura della vita veneziana e aiutare residenti e visitatori a godersi appieno Venezia.
Chi ci segue e chi ci inizia a seguire spesso esprime un grande interesse verso quello che raccontiamo, questo ci fa un enorme piacere e ci incoraggia ogni giorno a scavare nei libri e nella memoria per trovare una nuova storia da ricordare e raccontare. Ci capita spesso di incrociare per strada qualcuno che ci guarda e altrettanto spesso ci fermiamo a bere un caffè o un aperitivo per conoscersi di persona: è molto bello vedere come le connessioni “virtuali” possono diventare reali.
Per noi è anche un viaggio nel tempo perché ogni giorno scopriamo qualcosa di nuovo, e anche il nostro modo per impegnarci civicamente e dare il nostro contributo alla nostra città.

Come dicevo all’inizio tutto parte dell’amore: l’amore non ha forma, non ha età, non ha distinzione. L’amore è bello in ogni suo aspetto, sopratutto se vissuto spontaneamente e allegramente come fanno appunto Sandra e Raimon.. pardon, Niko e Teo.

Essere una coppia di fatto, vi ha creato problemi nella vita quotidiana? E cosa ha rappresentato per voi poter dichiarare apertamente il vostro amore?
Quando condividiamo la nostra quotidianità sul web lo facciamo raccontando e condividendo esperienze con la speranza di portare un sorriso a chi ci guarda e di poter essere di ispirazione e supporto a chiunque è vittima di stereotipi sociali o discriminazioni.
Il nostro motto, “L’amor no pol star sconto”, è un antico proverbio veneziano che significa “l’amore non può stare nascosto”.
Il messaggio che vogliamo far passare è che non solo siamo liberi di amare chi vogliamo, ma siamo liberi anche di amare noi stessi per chi siamo e chi ci sentiamo di essere. La propria unicità è un valore, come la propria diversità, non una piaga.
Prima vivendo alla luce del sole, e poi esponendoci pubblicamente, abbiamo fatto fronte a una serie di spiacevoli episodi (tra cui un’aggressione da cui fortunatamente siamo usciti illesi, numerosi insulti verbali e una miriade di messaggi d’odio sul web).
Eravamo coscienti di cosa andavamo incontro, abbiamo sempre affrontato queste situazioni a testa alta, anche se certe situazioni che non auguriamo a nessuno fanno davvero paura. Raccontare la nostra vita assieme per noi è una liberazione e il nostro modo per combattere gli stereotipi sociali.

The last question: che consiglio dareste ai ragazzi o alle persone che vorrebbero da una parte provare a raccontare la propria città e dell’altra raccontare il proprio amore verso un’altra persona?
In entrambi i casi, se l’idea vi piace, fatelo. Non pensateci due volte! Spesso siamo vittime dell’autocritica, dei giudizi altrui e dalla paura di non essere compresi, ascoltati, “followati”, o di non essere all’altezza di fare qualcosa. Ma il web è un mondo libero e siete voi a decidere come volete fare le cose. Non esistono standard di qualità, non esistono canoni da seguire: siete voi a definirli per voi stessi. Non avete bisogno d’altro che di uno smartphone che possa fare foto e video e di un pizzico di coraggio. Chiedete consigli, accogliete le critiche, interpretate quelle più dure.
I social network possono essere uno strumento di connessione potentissimo, creare contenuti su queste piattaforme può diventare un modo stupendo per esprimere la vostra creatività, coltivarla e svilupparla, condividere le vostre passioni e connettervi in svariati modi con altre persone.

Possiamo dire in conclusione che Niko e Teo con la loro complicità e simpatia hanno trovato un modo geniale per far conoscere Venezia, le sue particolarità anche quelle più piccole a molte persone e che, in una relazione, l’amore è l’ingrediente essenziale per poter vincere le difficoltà del tempo, della vita.
A questo si aggiunge la scelta individuale di voler esserci l’un per l’altro.
La capacità di sintonizzarsi e guardare insieme verso lo stesso orizzonte.

Questa favola poteva nascere solo a Venezia, considerata una delle città più romantiche al mondo, simbolo di amore e bellezza.

Ps: Ma alla fine, oltre a raccontaci Venezia, Niko avrà imparata a fare le lavatrici e Teo a svegliarsi meno incazzato di Hulk?

Scopritelo su:

https://instagram.com/nikoeteo?igshid=YmMyMTA2M2Y=

Dolce&Gabbana: omaggio a Venezia

Riceviamo e pubblichiamo.

di blackecwhite

Dolce&Gabbana, il duo della moda lusso italiana, ha omaggiato la città di Venezia.

Cartoline da Venezia. I gondolieri, i vetri di Murano, il leone alato, il carnevale e piazza San Marco. Un luogo tanto iconico che potervi sfilare sembra quasi un sogno. Il sogno veneziano di Dolce&Gabbana.

Gli stilisti Domenico Dolce e Stefano Gabbana scelgono la celebre piazza, eccezionalmente prestata alla moda, per raccontare una couture donna esaltata da una mise en scène unica, capace di lasciare a bocca aperta spettatori e clienti della maison graziati in estremo da un temporale improvviso, oltre a un parterre di celebrities internazionali particolarmente nutrito, tra cui Jennifer Lopez ed Helen Mirren.

“Questa sfilata rappresenta per noi una rinascita dopo due anni di Covid durante i quali si era perso il senso di comunità e di condivisione che circonda gli eventi dell’alta moda”, hanno spiegato a MFF.

Un nuovo corso incarnato da sei modelle speciali, che hanno calcato per la prima volta la passerella: Deva Cassel, figlia di Monica BellucciLeni Klum, primogenita di Heidi KlumLuka Bale, che ha un padre di nome Christian Bale, e le tre figlie di Puff Daddy D’Lila StarJessie James e Chance Combs. “Sei ragazze che rappresentano una nuova attitudine. Per introdurre l’alta moda alle nuove generazioni. Sono i giovanissimi, infatti, che daranno una nuova energia alla couture”.

Per inscenare un racconto fatto di tubini di cristalli a mimare sontuosi chandelier, dress ricamati di paillettes multicolori come le murrine, candide vesti in pizzo a piccolo punto e mantelle di cordoni intrecciati a evocare le briccole che puntellano la laguna. In una collezione creata nel segno dell’artigianalità. Una sessantina sono infatti i produttori coinvolti del progetto, di cui circa 20 della Serenissima, chiamati in causa per creare pezzi unici, come i gown di tulle con fiori o specchi applicati, le cappe con l’animalier reinterpretato da Bevilacqua tessuti, le giacche-bolero omaggio al Carnevale e i dress che riproducono le viste di Venezia a piccolo punto. Souvenir preziosi che racchiudono in sé la magia dell’alta moda.

Sebastiano Martini presenta il romanzo “La notte dell’acqua alta”

Riceviamo e pubblichiamo
Mentre l’acqua sale inesorabile e la città si fa deserta e sofferente, osserviamo la fragilità di un essere umano che si scontra con la forza distruttiva della natura; con i soli compagni dei ricordi e dei rimpianti, Max, l’ultimo dei sognatori, arranca verso il luogo in cui finalmente getterà le carte in tavola, in cui per una volta si assumerà tutti i rischi.

«Erano pochi i posti in cui poteva trovarsi veramente a suo agio e Venezia era uno di quelli. Una laguna, un punto di approdo e di partenza, una capitale ma anche un ghetto, uno spazio in cui il tempo aveva accettato di trascorrere con incedere più lento rispetto a tutto il resto del mondo, un luogo sospeso tra mare, terra e cielo».
La notte dell’acqua alta” di Sebastiano Martini è un romanzo suggestivo ambientato in una sola, decisiva notte. È una storia attraversata da una sottile tensione che domina il racconto già dal prologo, e che continua a tenere il lettore sul chi va là, come se a ogni svolta di pagina ci potesse essere una rivelazione sconvolgente.
Anche il protagonista è avvolto da un alone di mistero: Max si muove per una Venezia stravolta dall’alluvione che la colpì realmente nel novembre del 2019, guidato da un obiettivo apparentemente folle che non viene manifestato subito, se non quando la storia si concede un flashback rivelatore.
L’autore gestisce sapientemente l’atmosfera surreale e apocalittica che si viene a creare intorno al protagonista, stuzzicando la curiosità del lettore, che non legge ma beve le pagine: il destino di Max diventa subito affar suo, e non se ne può liberare.
Insieme alla tensione, anche un rarefatto sentimento d’angoscia impregna le scene; lo stesso protagonista è profondamente inquieto, ed è come sospeso tra due realtà, tra due scelte cruciali. Dopo aver scoperto il vero motivo per cui è arrivato a Venezia, la città che più ama al mondo, lo seguiamo mentre si perde tra le calli dominate dallo scirocco, memore dei luoghi visitati da Corto Maltese, nostalgico delle avventure giovanili nella Serenissima.

Max affronta la pericolosa acqua alta, la peggiore dal 1966, per compiere la grande impresa: una sfida contro sé stesso e la sua paura di osare, un modo di sentirsi vivo quando è ormai giunto a un importante giro di boa. E anche quando viene messo in guardia dall’enigmatico personaggio di Sebastiano Mocenigo, uomo eccentrico e sibillino, lui sa che non può mancare all’appuntamento con la sorte perché, che sia nel bene o nel male, un nuovo inizio è necessario.
Mentre l’acqua sale inesorabile e la città si fa deserta e sofferente, osserviamo la fragilità di un essere umano che si scontra con la forza distruttiva della natura; con i soli compagni dei ricordi e dei rimpianti, Max, l’ultimo dei sognatori, arranca verso il luogo in cui finalmente getterà le carte in tavola, in cui per una volta si assumerà tutti i rischi – «Trascinava a fatica le gambe nell’acqua, osservando la sua città, ferita e violata dall’impeto della natura. La marea cresceva senza soluzione di continuità, insensibile, distaccata e indifferente alle vite dei veneziani, alle sofferenze e ai sogni degli esseri umani».

SINOSSI
A Venezia, la sera del 12 novembre 2019, un forte vento dall’Adriatico causa un’alluvione che la Laguna non ricordava da decenni. L’avvocato Max Falconeri è lì, assediato dai debiti, con una storia d’amore a un bivio, e ventimila euro in contanti nella tasca del blazer. Passeggia inquieto tra le calli deserte sperando che quella notte sia aperto almeno il casinò, mentre l’acqua alta, salendo lungo i pantaloni di velluto, è già arrivata all’orlo dell’elegante cappotto di loden indossato per la notte di tutta una vita.
Sebastiano Martini (Parma, 1978) è un avvocato civilista e scrittore. Esordisce nella narrativa con il suo romanzo “Covadonga” (Edizioni Leucotea, 2019). A quest’opera seguiranno la pubblicazione di racconti in alcune antologie e del suo secondo romanzo “La notte dell’acqua alta” (Edizioni Ensemble, 2020).
Sebastiano Martini
“La notte dell’acqua alta”

Casa Editrice: Edizioni Ensemble
Collana: Officina
Genere: Narrativa contemporanea
Pagine: 82
Prezzo: 12,00 €

Capodanno con i programmi Rai: i Concerti di Vienna e Venezia, Ovidio, Roberto Bolle

Riceviamo e pubblichiamo
Primo dell’anno sui canali Rai con il Concerto di Capodanno di Vienna diretto dal mastro Riccardo Muti e quello da La Fenice di Venezia diretto da maestro Daniel Harding. Si parla del poeta Ovidio a “Passato e Presente”. Prima serata Rai con Roberto Bolle e il programma “Danza con me”.

Riccardo Muti dirige il Concerto di Capodanno da Vienna
È il grande direttore d’orchestra italiano Riccardo Muti il protagonista del Concerto di Capodanno dal Musikverein di Vienna, in diretta venerdì 1° gennaio alle 11.15 su Radio3, in differita alle 13.30 su Rai2, e in replica alle 21.15 su Rai5. Il Maestro Muti, che nel 2021 compirà ottant’anni, affronta il tradizionale e festoso appuntamento con i Wiener Philharmoniker per la sesta volta nella sua straordinaria carriera. Per l’occasione, oltre ai valzer e alle polke della famiglia Strauss, propone anche pagine di Carl Zeller e Carl Millöcker, mai suonate prima a un concerto di Capodanno. La regia tv è curata da Henning Kasten

Concerto di Capodanno dal Teatro La Fenice: sul podio veneziano Daniel Harding
È il direttore d’orchestra inglese Daniel Harding il protagonista dell’ormai tradizionale Concerto di Capodanno da La Fenice di Venezia, che Rai Cultura propone venerdì 1° gennaio alle 12.20 in diretta su Rai1, con replica alle 18.15 su Rai5. Con l’Orchestra della Fenice e le voci soliste del soprano Rosa Feola e del tenore Xabier Anduaga, Harding propone una scelta di brani di grandi operisti italiani ed europei. Dopo l’omaggio a Wolfgang Amadeus Mozart nel duecentotrentesimo anniversario della morte con l’ouverture dalle Nozze di Figaro, la scaletta prevede due pagine verdiane amatissime: l’aria del duca di Mantova «La donna è mobile» dal Rigoletto e il celebre coro «Chi del gitano i giorni abbella!» dal Trovatore; seguirà l’arie di Juliette «Je veux vivre dans le rêve» dal Romeo et Juliette di Charles Gounod. Dopo la splendida Barcarolle dai Contes d’Hoffmann di Jacques Offenbach, di nuovo una prova di bravura per il tenore: l’aria «Ah, mes amis, quel jour de fête!» dalla Fille du régiment di Gaetano Donizetti. Il celeberrimo Intermezzo dalla Cavalleria rusticana di Pietro Mascagni farà da introduzione alla parte conclusiva del concerto, affidata a tre brani verdiani: l’aria di Violetta «È strano!… è strano!… Sempre libera degg’io» dalla Traviata e, come da tradizione, i due cori «Va pensiero sull’ali dorate» dal Nabucco e l’immancabile brindisi «Libiam ne’ lieti calici» di nuovo dalla Traviata. La regia televisiva è curata da Fabrizio Guttuso.

“Passato e Presente” racconta Ovidio, il poeta “scomodo” 
L’impero di Augusto ha portato a Roma pace, ricchezza e fermento culturale. Il giovane Ovidio diventa presto uno dei massimi poeti dell’età augustea, insieme a Virgilio, Orazio e Tibullo. Li sostiene Mecenate, ricco amico e consigliere di Augusto. Ma mentre Virgilio celebra le origini di Roma e Orazio ne esalta le antiche virtù, Ovidio canta la gioia dei sensi e racconta le stravaganti e lussuriose avventure degli dei di Roma. Un personaggio raccontato dal professor Alessandro Barbero e Paolo Mieli a “Passato e Presente”, il programma di Rai Cultura in onda venerdì 1° gennaio alle 13.15 su Rai3 e alle 20.30 su Rai Storia. Proprio per i suoi scritti, forse, Augusto caccia Ovidio da Roma e lo esilia sul Mar Nero, ai confini dell’impero, mentre altre possibili cause dell’esilio, legate a scandali di corte o complotti politici, non sono mai state chiarite. Dopo dieci anni d’esilio Ovidio muore solo, lontano dalla Città eterna. 

Roberto Bolle in “Danza con me”
Ad aprire un anno carico di speranza e aspettative, ancora una volta, Rai1 ha voluto la bellezza dell’arte e della danza di Roberto Bolle con il suo Danza con me, in onda in prima serata il 1° gennaio 2021 che torna per la quarta edizione. La conduzione della serata è affidata agli attori Francesco Montanari e Stefano Fresi. Un duo inedito, che richiama la televisione di un tempo, elegante e divertente. I due, armati anche di un pianoforte, presenteranno, interpreteranno, suoneranno e balleranno. Accanto a loro Miriam Leone, che con grazia e ironia non mancherà di rivelare doti nascoste di ballerina. Danza con me – prodotto da Rai1 in collaborazione con Ballandi e Artedanza srl – è una bella abitudine a cui non ci si abitua mai. Pur nelle difficoltà del fare spettacolo di questi tempi, Danza con me va in scena anche quest’anno e viaggia, incontra, abbraccia portando gli spettatori con leggerezza in un mondo altro. Gli ospiti che hanno accettato l’invito di Roberto Bolle a esibirsi con lui sono molti tra cui Vasco Rossi, Michelle Hunziker, Ghali, Diodato, Fabio Caressa.

Domenica Rai: alla ricerca delle origini di Venezia

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Domani, domenica 13 dicembre, tra i programmi Rai per la serie “Di là dal fiume e tra gli alberi” il documentario di Federico Lodoli “I lagunari”.
Torcello

Di là dal fiume e tra gli alberi: i “lagunari”
Un viaggio alla ricerca delle origini di Venezia nei territori più remoti della sua laguna. San Michele, Murano, Sant’Erasmo, San Francesco del Deserto, Burano, Torcello. Terre di frontiera raccontate nel documentario di Federico LodoliI lagunari”, in onda domenica 13 dicembre alle 22.10 su Rai5 per la seconda stagione della serie “Di là dal fiume e tra gli alberi”. Un universo mutevole e inafferrabile, dove tutto scorre, come l’acqua che circonda tutte queste isole, in un divenire placido e lentissimo: gli impassibili custodi di anime di San Michele, le inossidabili forze artigiane di Murano, i sacerdoti dei culti ortofrutticoli di Sant’Erasmo, gli eremiti minori di San Francesco del Deserto, i visionari maestri d’ascia di Burano, fino agli ultimi esponenti dell’antica città Serenissima di Torcello. E poi, la vera anima della laguna: i pescatori di Moeche. Solitari e poetici custodi di questo mondo perduto. Perché quando si giunge all’estremo nord della laguna, dove la natura ha il sopravvento, le antiche città sono sommerse e dell’uomo non vi è più traccia, ci si trova davvero a ridosso della fine del mondo.

Da Corte di Gabriela alla Chiesa dei Miracoli, un viaggio nel cuore segreto della città lagunare

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È talmente ricca e misteriosa, la storia di Venezia, che non esiste un solo modo per conoscerne l’anima. Esistono invece miriadi di itinerari possibili, che è consigliabile percorrere sotto la guida di chi da quelle strade è stato stregato e catturato, diventandone di conseguenza testimone ed esperto conoscitore, tanto da immergersi totalmente nella cultura della Laguna.

La sveglia
Svegliarsi come per magia nell’atmosfera di quello che fu il palazzo di una facoltosa famiglia di avvocati veneziani, tra il Canal Grande, Piazza San Marco, il Ponte di Rialto, il Gran Teatro la Fenice e Palazzo Grassi, è il presupposto necessario per vivere appieno questa favola lagunare. Romantica ed enigmatica, Corte di Gabriela riflette il gusto della città per i dettagli unici, preoccupandosi di dare inizio alla giornata con un caffè dell’antica torrefazione Girani, servito direttamente dalla moka fumante a un tavolo ricavato da un’antica pialla da falegname della Giudecca. Dalle torte di mele alle brioche salate, fino alle omelette, ogni piatto del buffet mattutino è fatto in casa con ingredienti di stagione e frutto della fantasia di Gian Luca, sempre disponibile a soddisfare qualsiasi desiderio della gola e a fornire consigli sugli itinerari più suggestivi e sugli angoli meno conosciuti della città che gli ha preso il cuore.

Campo Sant’Angelo
Non esiste luogo migliore di Campo Sant’Angelo per parlare delle origini di Venezia. Con i suoi pozzi quattrocenteschi e il suo caratteristico campanile pendente, sopravvissuto al terremoto del 1347, quello nel cuore del sestiere di San Marco fu uno dei primi campi a essere pavimentati in cotto e offre una miriadi di spunti a partire dai palazzi che lo circondano.
Un calle per l’Opera
Percorrendo la strettissima Calle del Caffettier, si raggiunge l’imponente Teatro d’Opera La Fenice, scenario perfetto per aprire il sipario sulla vita mondana nella Venezia del ‘700 ed evocare i tempi i cui i nobili e gli intellettuali facevano la spola tra i tanti teatri e i numerosi locali, dove degustare le nuove bevande esotiche quali il caffè e la cioccolata.

Una scala leggendaria
Casa fontego di gusto tardo neo-gotico, Palazzo Contarini del Bovolo si trova in una posizione privilegiata, tra Rialto e San Marco. Ciò che lo caratterizza maggiormente è l’eccentrica scala a chiocciola, (in veneziano, “bovolo”) fatta aggiungere verso la fine del ‘400 dal rampollo Pietro Contarini e costruita probabilmente dall’artigiano locale Giovanni Candi. Curiosa la storia che identifica in Arnaux Marseille, l’affittacamere che in epoca più recente utilizzò il palazzo a mo’ di locanda, la figura cui Hugo Pratt si sarebbe ispirato per il suo celeberrimo Corto Maltese.
Un códega a Calle del Forno
A Venezia, esistono ben 31 strade contrassegnate come Calle del Forno, nome che deriva naturalmente dalla non troppo scontata attività del panettiere. La corte che si apre nella calle in questione offre lo spunto per approfondire il problema della criminalità a Venezia, che a metà del ‘400 indusse il governo a introdurre la figura del códega, professionista del lume incaricato di dare una stretta al favore delle tenebre.

Nei panni di Casanova
Attraversando Calle delle Ballotte – così chiamato per via delle presenza degli artigiani attivi nel confezionamento delle palline impiegate nelle votazioni per la magistratura di Venezia (da qui, il termine ‘ballottaggio’) – si giunge al Casino Venier, caratteristico ridotto di fine ‘700. Affascinante esempio dei circoli di moda tra l’aristocrazia dell’epoca, che li utilizzava anche come luoghi per incontri galanti, questo piccolo gioiello incastonato tra Ponte di Rialto e Piazza San Marco è tutto un susseguirsi di spioncini, passaggi segreti, specchi e salette nascoste. Le decorazioni del salone centrale e il liagò sono ulteriori elementi che evocano un’epoca ricchissima in declino e figure come quella di Giacomo Casanova.
Dal Canaletto a Marco Polo
Una parte nascosta della città svela il luogo natale del famoso pittore vedutista Canaletto e concede alla vista la Chiesa della Fava, dove pare sia sepolto, insieme all’amico Giovanni Battista Albrizzi, anche l’artista Giambattista Piazzetta. Le pietre di inciampo di alcune calli interne lastricano poi la strada per la storia degli Ebrei a Venezia e conducono verso la zona del Milion, ossia quell’intersecarsi di corti e vicoli nel quale visse il celeberrimo Marco Polo.

Miracolo a Venezia
Ultima tappa del viaggio nella Venezia segreta è la spettacolare Chiesa dei Miracoli, scrigno rivestito di marmi policromi, giunto ai nostri giorni nella forma originale, progettata, costruita e decorata da Pietro Lombardi e dalla sua bottega. Concepita per custodire un’immagine della Vergine con Bambino tra due Santi, la chiesa realizza una mirabile sintesi tra stile rinascimentale fiorentino e gusto veneziano.

Corte di Gabriela
Rosso Srl | Calle degli Avvocati
San Marco 3836 – 30124 Venezia
Tel. 041 5235077
info@cortedigabriela.com

Valeria Marini sbarca a Venezia Testimonial del “Sorriso Diverso Award 2020”

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Domani, venerdì 11 settembre 2020, all’Hotel Excelsior di Venezia, arriva Valeria Marini, “Testimonial del Sorriso” per il premio “Sorriso Diverso Venezia Award”. Valeria Marini consegnerà i premi ai vincitori per il miglior film italiano e il miglior premio straniero.

Valeria Marini, venerdì 11 Settembre, sbarca a Venezia77, come “Testimonial del Sorriso” del premio “Sorriso Diverso Venezia Award”. Appuntamento alle ore 16:00 presso l’Hotel Excelsior, nello Spazio Incontri Venice Production Bridge.

Una giuria  di esperti del mondo del cinema decreterà il miglior film italiano e il miglior film straniero. La giuria è composta da Catello Masullo (Presidente di Giuria), Paola Dei (vice Presidente di Giuria), Armando Lostaglio, Rossella Pozza, Marcello Zeppi . I premi saranno consegnati da Valeria Marini che riceverà il “Testimonial del Sorriso Diverso” per la valorizzazione del ruolo delle donne artiste e imprenditrici e per il progetto “Boom”, dedicato a tutte le donne “stellari”. Scritto insieme a Giacomo Eva, si propone di far ballare nelle calde sere d’estate tutte le generazioni ma… mantenendo le distanze. “Boom” è stato arrangiato da Matteo Caretto presso lo Scene Music Studio, missato e masterizzato da Giampaolo Pasquile. Ha raggiunto oltre le 600.000 visualizzazioni su Youtube, ed ha ottenuto oltre 100.000 riproduzioni su Spotify, venendo inserito in oltre 2.300 playlist. Il brano è stato pubblicato dall’etichetta Joseba Publishing e  prodotto da Gianni Testa che dichiara: “Grazie per l’opportunità incredibile che ci avete regalato con questo premio. Essere a Venezia con voi è un grande traguardo per la nostra giovane etichetta”. Presente Roberto Cicutto presidente de La Biennale di Venezia Enit-Agenzia Nazionale del Turismo entra nella famiglia della Biennale lo fa con l’esperienza della Dream on che per il decimo anno consecutivo rinnova la collaborazione con la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia ed eredita il premio “Sorriso diverso Venezia Award” dall’organizzazione del Festival internazionale del film corto Tulipani di seta nera, l’Università cerca lavoro e la TSN. Il premio collaterale di Critica Sociale Sociale “Sorriso Diverso Venezia Award” si svolgerà venerdì 11 settembre, alle ore 16. Enit – L’Agenzia Italiana del Turismo, consegnerà il premio “Il Viaggio Turismo Enit” al film che meglio valorizzi l’immagine della bellezza dell’Italia nel mondo per il rilancio del turismo italiano.  La giuria dell’edizione speciale del premio ENIT sarà composta dal direttivo dell’Italian Film Commission, presieduta da Cristina Priarone – Presidente dell’Italian Film Commission e direttore di Roma Lazio Film Commission, con Paolo Manera – Vice Presidente Italian Film Commission e direttore Torino Piemonte Film Commission e Luca Ferrario – Vice Presidente Italian Film Commission e direttore Trentino Film Commission. Il Premio verrà consegnato da Maria Elena Rossi direttrice marketing Enit.
Sono 7 le opere in lizza per il premio che contengono immagini suggestive dell’Italia:  “Le Sorelle Macaluso” di Emma Dante; “Padrenostro” di Claudio Noce; “La verità su la Dolce Vita” di Giuseppe Pedersoli; “Molecole” di Andrea Segre; “Salvatore” di Luca Guadagnino; “Lacci” di Daniele Lucchetti; “Lasciami Andare” di Stefano Mordini.

I luoghi legati al cinema sono portatori di esperienze memorabili che invogliano alla scoperta dei territori. I film sono uno stimolo alla valorizzazione delle location, valorizzazione che non è così automatica ma occorre predisporre strategie e spazi per l’accoglienza e una spinta a maturare interesse crescente per luoghi anche meno noti visti da angolazioni e punti di vista differenti” dichiara il Presidente Enit Giorgio Palmucci.
Il Sorriso diverso Venezia Award, si inserisce nell’ambito della “mission” del cinema di interesse sociale che valorizza le diversità e protegge le fragilità delle persone, promosso in Italia da L’Università Cerca Lavoro con il sostegno di MIBACT, MIUR, Regione Lazio, Istituto Cine-TV Rossellini Roma Lazio Film Commission – che vede in prima linea il Presidente Diego Righini, il Direttore artistico Paola Tassone, il produttore esecutivo Leonardo Jannitti Piromallo e la presidente dell’Associazione UCL Ilaria Battistelli: il Premio collaterale di Venezia da anni si occupa di utilizzare lo strumento cinema come valorizzatore di tematiche sociali, portando all’attenzione del pubblico prodotti cinematografici interessanti con messaggi di vita vera che forniscano grandi momenti di riflessione, speranza, rispetto e capacità di ascolto.

“The man who sold his skin” in concorso a Venezia. Nel cast Monica Bellucci

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Il film della regista tunisina Kaouther Ben Hania in concorso a Venezia nella sezione Orizzonti, dedicato a film rappresentativi di nuove tendenze estetiche ed espressive. Nel cast del film anche Monica Bellucci.

Si chiama Kaouther Ben Hania è tunisina e pluripremiata la regista di “The man who sold his skin” (l’uomo che vendette la sua pelle) uno dei film in concorso a Orizzonti, Concorso internazionale dedicato a film rappresentativi di nuove tendenze estetiche ed espressive del cinema mondiale nella 77esima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia.
Il film narra la storia di Sam Ali, giovane siriano sensibile e impulsivo, in fuga dalla guerra che, per poter arrivare in Europa e vivere con l’amore della sua vita, accetta di farsi tatuare la schiena da un artista contemporaneo intrigante e sulfureo. Ma trasformare il proprio corpo in una prestigiosa opera d’arte significa davvero acquisire la libertà?

Kaouther Ben Hania

Il progetto è nato dall’incontro di due mondi – così lo spiega la regista – Il mondo dell’arte contemporanea, e in particolare l’opera dell’artista belga Wim Delvoye (Tim, 2006), e il mondo dei rifugiati politici, in particolare i rifugiati siriani che devono combattere con documenti e permessi di soggiorno. Mi sono chiesta: ‘Cosa accadrebbe se…un artista famoso offrisse a un rifugiato di diventare una sua opera per ottenere la libertà di movimento?’. Il film è anche una storia d’amore in cui il protagonista, separato dalla donna che ama, perde la dignità – e la pelle – per cercare di raggiungerla. E ancora, cosa significa essere liberi quando il gioco è truccato, quando non si ha la possibilità di scegliere? The Man Who Sold His Skin è un’allegoria sulla libertà personale in un sistema iniquo e tratta l’ampio spettro di significati legati ai problemi del nostro mondo reale.
Nel cast internazionale Yahya Mahayni, che interpreta il protagonista Sam Ali, Dea Liane, che aveva già collaborato in passato con la regista e anche Monica Bellucci che interpreta Soraya, una donna dal carattere altero, sicuro di sé e con un lato snob.

Monica Bellucci

Il film è una produzione alla quale hanno cooperato Tunisia, Francia, Belgio, Germania, Svezia.
La regista Kaouther Ben Hania è già nota al panorama cinematografico, sono infatti già usciti “Beauty and the Dogs”, presentato in anteprima alla selezione ufficiale del Festival di Cannes “Un Certain Regard” nel 2017; “Challat of Tunis”, il suo primo lungometraggio, ha aperto la sezione ACID al Festival di Cannes 2014 e “Zaineb hates the Snow” è stato presentato in anteprima al Locarno Film Festival 2016 e ha vinto diversi premi.
Per maggiori informazioni, visitate il sito https://www.labiennale.org/it/cinema/2020/orizzonti/man-who-sold-his-skin
Per maggiori informazioni sulla Tunisia: www.discovertunisia.com

Cortili, vie, parchi, piazze: l’arte torna in città. Primo Festival delle Arti

Riceviamo e pubblichiamo
Dal 12 al 24 settembre L’Aquila, Todi e Venezia ospiteranno il 1° Festival delle Arti. Sculture, installazioni, mostre e performance per sottolineare il potere della cultura di vivificare gli spazi urbani.

Scultori, pittori, musicisti, attori, orafi, mastri vetrai. Artisti di ogni genere uniti da un comune obiettivo: dimostrare l’essenzialità della cultura per dare nuova linfa alle nostre città.

Esigenza cruciale in qualsiasi momento ma che, dopo mesi di lockdown, diventa indispensabile.
L’arte può infatti trasformarsi in strumento per ripensare i centri urbani facendoli tornare ad essere scenografie capaci di unire le bellezze artistiche del passato con le suggestioni culturali del presente.
È lo spirito che anima il primo Festival delle Arti, iniziativa della Fondazione Progetti Beverly Pepper realizzata in collaborazione con il Comune di Todi e la Beverly Pepper USA Foundation.
«Si tratta di un format originale – spiega Elisa Veschini, vicepresidente Fondazione Progetti Beverly Pepper – che include eventi culturali che presenteranno protagonisti nazionali e internazionali del mondo delle arti, con la produzione di diverse performance, mostre ed esperienze didattiche atte a creare un forte impatto sul pubblico e sul territorio, sinergie che daranno spazio a giovani talenti in uno scambio innovativo che valorizzerà l’utilizzazione pubblica dei luoghi dell’arte».

Una sessantina di artisti coinvolti
Il Festival di quest’anno sarà peraltro un modo per rendere omaggio all’artista statunitense Beverly Pepper (scomparsa a febbraio scorso), al suo approccio all’arte e al suo amore per l’Italia. Il Festival delle Arti 2020 prevede infatti tre momenti diversi in tre città accomunate proprio dal fatto di ospitare alcune delle sue opere di land art: l’evento d’apertura sarà a L’Aquila, sabato 12 settembre, dove è prevista una performance musicale dedicata ai classici del Jazz realizzata dalla Big Band del Conservatorio della città.
Il “palcoscenico centrale” lo offrirà Todi, borgo amatissimo dalla scultrice americana, nel quale trovano collocazione permanente alcune delle sue più celebri sculture. Qui per tre giorni – dal 18 al 20 settembre – spazi urbani assai diversi tra loro (parchi cittadini, cortili dei palazzi storici, piazze, gallerie, negozi) ospiteranno quadri, installazioni, sculture, mostre, spettacoli e concerti. Tutti rigorosamente ad accesso gratuito.

«Il nostro borgo da decenni ha accolto l’eclettismo di Beverly Pepper e grazie al suo genio e alla sua lungimiranza, il tessuto cittadino, celebre in tutto il mondo per i suoi gioielli medievali, si è impreziosito ulteriormente diventando il primo in Umbria a poter vantare un parco monotematico di scultura contemporanea e il primo al mondo dell’artista statunitense – spiega Antonino Ruggiano, Sindaco di Todi – Siamo perciò lieti di aver potuto collaborare alla realizzazione del Festival delle Arti. Sarà senz’altro una testimonianza di come l’arte e la cultura siano la strada maestra per custodire le nostre radici e tradizioni, garantendo ad esse futuro e benessere».
La tappa conclusiva vedrà invece protagonista Venezia. Nello Spazio Thetis – Arsenale Novissimo della città lagunare, che già ospita in maniera permanente le celebri Todi Columns di Beverly Pepper, verranno eseguite performance di danza contemporanea e percussioni.
«Il primo Festival delle Arti è stato concepito per essere un grande progetto artistico. Un’occasione  di incontro, contaminazioni tra arte, musica, danza e teatro con lo scopo di creare una sinergia continuativa e di divenire un punto di riferimento e di promozione per gli artisti italiani e stranieri di livello internazionale. Un appuntamento che mira a coinvolgere lo spettatore per renderlo partecipe nella costruzione performativa di questa iniziativa che si svolgerà nei luoghi dell’arte» conclude Michele Ciribifera, presidente Fondazione Progetti Beverly Pepper.

La fondazione che difende le arti
Il rapporto tra l’artista Beverly Pepper e l’Italia è stato profondo e appassionato fin da quando vi si trasferì oltre mezzo secolo fa. Per questo, nel 2018, quando lei aveva ormai superato i 90 anni, decise di creare fra le colline di Todi una fondazione a proprio nome per incentivare gli investimenti in cultura e nelle arti. Con la scomparsa dell’artista, la Fondazione ha poi rafforzato la sua missione di garantire la corretta informazione, divulgazione e conservazione sulle sue opere. I suoi progetti perseguono inoltre la ricerca, catalogazione, pubblicazione e diffusione di opere d’arte, promuovono incontri, seminari ed eventi, attraverso la collaborazione con istituzioni, associazioni, enti museali e collezionisti in Italia e nel mondo.
www.fondazioneprogettibeverlypepper.com
Le tre tappe del Festival.
Tutti gli eventi sono gratuiti.
Il programma completo è disponibile sul sito www.fondazioneprogettibeverlypepper.com

L’Aquila | 12 settembre ore 18 | Amphisculpture - Parco del Sole
Il teatro all’aperto di 3mila metri quadri e 1800 posti a sedere (il più grande del centro-sud), disegnato da Beverly Pepper per il Parco del Sole, all’ingresso della Basilica di Collemaggio e donato a L’Aquila dopo il sisma del 2008, ospiterà la BigBand del Conservatorio A. Casella. La performance musicale sarà dedicata ai classici del jazz per un percorso di contaminazione tra generi e stili artistici differenti.
Todi |18 settembre ore 17.30
Beverly Pepper - Celebrazioni di una vita e di una carriera: conferenza con testimonianze di esponenti istituzionali, amici e familiari. Brindisi finale tra le colonne di Todi.
19-20 settembre: sessanta artisti animano il weekend con sculture, installazioni, performance teatrali e musicali, mostre diffuse, distribuite in oltre venti location diverse, tra androni dei palazzi storici, piazze e il Parco Beverly Pepper. Un evento unico nel quale gli scorci medievali di Todi dialogano con l’arte contemporanea.
Venezia | 24 settembre ore 18 | Spazio Thetis - Arsenale Novissimo
Lo spazio che ospita le quattro imponenti Todi Columns, donate da Beverly Pepper negli anni 90 ai Musei Civici di Venezia farà da palcoscenico alla performance di arte contemporanea e percussioni di ContemportaneaMente GruppoDanza. Durante la serata sarà inoltre presentato il progetto di land art che l’artista statunitense ha sviluppato per il centro direzionale Mose.

Roberto Gardonio: una foto che ci racconta la bellezza italica

di Fabrizio Capra
La rubrica dedicata alla foto delle settimana vede la pubblicazione di uno splendido scatto di Roberto Gardonio che immortala un affascinante scorcio veneziano e che ci fa pensare alle bellezze della nostra Italia.
foto di Roberto Gardonio

Per la foto numero 100 di questa rubrica volevo uno scatto che oltre ad appagarci con la sua visione ci potesse trasmettere qualcosa di positivo.
Quando ho visto questo scatto di Roberto Gardonio che ha fissato nel suo scatto una splendida visione notturna della Basilica della Salute a Venezia mi sono detto questa è la giusta foto numero 100.
Nel momento che vedo una foto (ben fatta) di Venezia immediatamente rimango estasiato di questo capolavoro tutto italiano.
E allora inizio a pensare che “gioielli” come Venezia, in Italia, ne abbiamo parecchi, tutti belli, tutti differenti tra loro, tutti che meritano la nostra attenzione.
Nell’esortare, ancora una volta, ad apprezzare e proteggere il nostro patrimonio lasciatemi contemplare questa foto che mi fa sognare e ricordare, perché ognuno di noi, in fondo al cuore, ha un ricordo di questa città.
E mentre mi beo di questo scatto mi sovvengono le parole di una bellissima e struggente canzone scritta da Francesco Guccini: “Venezia è anche un sogno / di quelli che puoi comperare”.
Grazie Roberto Gardonio.