L’estate addosso..

di Jacopo Scafaro 
Il nostro caporedattore ci racconta, in modo nostalgico le sensazione che lascia l’estate in ognuno di noi. 

Nell’ultima sera della propria estate il rintocco delle lancette scandisce i battiti del cuore e ogni secondo, come per magia, prende forma e colore, vestendosi delle più belle emozioni. Così nell’ultima sera della propria estate, il tempo è un padrone tiranno. L’orologio che fino ad allora si era indossato come accessorio da sfoggiare, in quell’ultima notte davvero per sé, ricorda agli animi liberi che la vita scorre in fretta e nulla può impedirglielo. Allora si cerca conforto nel blu della notte, si contempla il cielo, con la speranza, che non si riaccenda più.

Nell’ultima sera della propria estate l’aria è dolciastra. Di tanto in tanto una folata di nostalgia solletica i nasi ed il prurito fa lacrimare un po’. Le perle liquide di malinconia bagnano i dorsi di qualche valigia, che non ingannerà l’addetto ai controlli e di certo finirà in stiva all’aereo, perché troppo pesante.

L’ultima sera della propria estate i bagagli sembrano essersi ristretti, anche se la quantità degli indumenti non è cambiata. Ma il viaggiatore sa che l’ultima notte della propria estate ci si porta dietro il ricordo di serate umide, musica e sorrisi, e che le borse traboccano dell’aria di salsedine, rimasta incollata ai costumi, e di volti, quelli di sempre ed altri nuovi. E magari è complice il peso di qualche vasetto di troppo, nascosto con cura dalle mani nodose di una nonna gentile, di una mamma premurosa che ha il cuore più stretto, in quella sera che sa di saluti.

L’ultima sera della propria estate rappresenta la sola chance che si ha per vivere il momento come solo e irripetibile. Come sola occasione per cercare, per cercare di ripararsi dentro, per non pensare, per seguire l’istinto, per esaudire il desiderio espresso la notte delle stelle, che però l’ultima notte d’estate sembrano non voler cadere, come a suggerire “adesso sta a te, fautore del tuo destino”.

L’ultima sera della propria estate si organizzano incontri. I caffè non sono mai abbastanza e le granite, i coni gelato, le fette d’anguria e qualche thè ghiacciato al limone fanno da contorno e riempiono l tavolino del bar per ritardare i saluti, ancora di un po’. Quell’ultima e memorabile sera, non si è mai sazi, lo stomaco, ormai allenato chiede di più, e cosi anche il cuore, affamato di sguardi e sorrisi. Ed è proprio nell’ultima sera d’estate che avverti il rammarico di non averne avuti abbastanza, di volerne ancora.

L’ultima sera d’estate si gettano le chiavi della propria anima in fondo al mare. E da quel momento ha inizio lo sciabordio che accompagnerà l’umore del viaggiatore nelle ore di ritorno a casa.

Ma in fondo, l’ultima notte della propria estate, è la prima di una nuova stagione. E’ la primavera dell’uomo che sa osare e che dalle ceneri di un inverno freddo e pungente, ogni giorno fiorirà.

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