Dalla distruzione del Crocifisso al cattolicesimo

di Jacopo Scafaro 
Un percorso chiaro, secondo Jacopo Scafaro, caporedattore del nostro giornale. Il crocefisso nelle scuole, genera ancora polemica, ma fratellanza e amore per il prossimo sono doni di quel Gesù in croce. 

La presenza del crocifisso nelle nostre scuole ritengo non rappresenti, contrariamente a quanto stabilito dalla Corte europea, «una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni» e neppure un oltraggio alla «libertà di religione degli alunni».


Il Cristo in croce, simbolo del cristianesimo non è un limite alla libertà dei ragazzi o delle loro famiglie bensì un’occasione di libertà.
Il crocifisso non è di per se stesso segno di divisione o di esclusione, così come non lo è il cristianesimo.
Non è quindi attraverso la cancellazione del crocifisso dai luoghi di educazione ed istruzione che si afferma e si difende la laicità dello Stato.
La principale motivazione di chi non vuole il Crocefisso nelle aule scolastiche: l’Italia è uno stato laico.


La definizione di laico “è originata dal greco λαikòς – del popolo, estensione del termine λαός, laós – popolo e contraddistingueva l’appartenente alla moltitudine degli uomini in contrapposizione agli appartenenti a una comunità chiusa”. Al giorno d’oggi questo termine viene dunque utilizzato per indicare un Paese che non abbraccia solo una comunità chiusa, quale il Cattolicesimo, ma la fede e le idee di ogni singola persona. Nella religione come in ogni altro ambito. Si è liberi di credere in quello che si vuole, la nostra Repubblica è laica. Ce lo garantisce la Costituzione.


Tuttavia è bene notare qualcosa che sfugge ai più: il comma II dell’art. 8 della Costituzione recita così: “Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano”. Ebbene sì, i nostra padri costituenti hanno voluto rafforzare il valore della fede abbracciata dalla maggior parte degli italiani. Senza limitare le altre confessioni, ma è chiaro che citando una particolare fede nella Costituzione, le si dà un particolare valore. Non sappiamo se questo particolare valore dovesse risultare religioso o storico-culturale, sta di fatto che è innegabile questo aspetto.
Dove potrà condurre la strada intrapresa dalla Corte europea?
Dopo il crocifisso nelle scuole, chiaramente saranno da eliminare una per volta tutte le manifestazioni, simbologie e i richiami di fede che la storia della religione cristiana ha disseminato nel territorio alla pubblica visione.


Quindi niente benedizione di opere pubbliche, niente funerali cristiani in forma pubblica, attenzione pure al crocefisso che sormonta il campanile delle chiese…
Non è eliminando i simboli che rappresentano l’identità, la storia, la cultura di un Paese che si opera positivamente per l’integrazione tra le razze, le religioni, le opinioni diverse, bensì confrontandosi nella reciproca diversità, cosa che non può essere attuata ignorando le proprie radici, radici che non affondano né nel laicismo, né nel più estremo agnosticismo.


Senza scordare che nel nostro Paese il simbolo del Crocefisso non ha un valore esclusivamente religioso, ma anche civico: rappresenta la fratellanza, l’amore per il prossimo. Cosa c’è di così male a vederlo appeso di fronte a sé, anche se non ci si crede?

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