Venerdì Rai: “Art Rider” in Veneto e la storia del carcere di S. Stefano

Riceviamo e pubblichiamo
Con "Art Rider" alla scoperta del Veneto. "L'isola ritrovata. La storia del carcere di S. Stefano": la trasformazione di una prigione.

Art Night: con “Art Rider” alla scoperta del Veneto
L’entroterra veneto, tra bellezze artistiche e ville di nobili o di ricchi proprietari di epoche differenti: è il viaggio percorso dal giovane archeologo Andrea Angelucci in “Art Rider”, in onda venerdì 9 luglio alle 21.15 su Rai5 per “Art Night”. Scopo di Andrea è raggiungere il sito dove è stata rinvenuta una pavimentazione a mosaico, sotto i filari di un vigneto, resti di un’antica e sfarzosa villa romana. Ed è facendo alcune deviazioni dal tracciato principale che si troverà anche a raccontare, grazie a un affresco, uno dei suoi personaggi storici preferiti, passato forse per Bassano del Grappa: Federico II. Ma questa volta sotto un’altra veste, ovvero quella di poeta e di dotto pensatore. La serata di Art Night prosegue con il documentario “Consagra”. Con le sue sculture Pietro Consagra ha rotto con il passato e inventato un altro modo di fare scultura.

“L’isola ritrovata. La storia del carcere di S. Stefano”. Rai Documentari e Rai per il Sociale raccontano la trasformazione della prigione
S’intitola “L’isola ritrovata. La storia del carcere di S. Stefano” il documentario che andrà in onda venerdì 9 luglio alle 23 su Rai3. Mentre in Italia lo scandalo delle violenze in carcere si amplia e crea sconcerto, continua la riflessione su come riformare il sistema carcerario con le proposte del ministro della Giustizia Marta Cartabia. In questo contesto, Rai Documentari e Rai per il Sociale propongono un racconto storico sul penitenziario di Santo Stefano, sull’isola di Ventotene, dalla sua costruzione nel 1793 alla chiusura definitiva nel 1965: ne “L’isola ritrovata”, Salvatore Braca ne ricostruisce le vicissitudini, affrontando l’attualissimo tema della pena, dell’ergastolo e delle condizioni di vita nelle carceri. Dopo aver rievocato le storie di reclusione di padri della patria come Luigi Settembrini e Sandro Pertini, il documentario ripercorre la trasformazione del penitenziario in un luogo di redenzione, grazie all’arrivo, negli anni Cinquanta, dell’illuminato direttore Eugenio Perucatti. In nome dell’art. 27 della Costituzione, Perucatti adotta un modello di carcere innovativo basato sul recupero del detenuto attraverso il lavoro e il coinvolgimento in attività come lo sport e il cinema. Perucatti volle, infatti, restituire significato alla dignità umana e speranza a chi aveva sbagliato, precorrendo i tempi della legge Gozzini. Con i cambiamenti politici avvenuti negli anni Sessanta, però, sarà costretto a lasciare Santo Stefano, che verrà poi riportato a carcere di massima sicurezza, fino alla sua chiusura nel 1965, anno nel quale ha avuto inizio il lento e inesorabile sfacelo della struttura architettonica. Oggi, a distanza di oltre cinquant’anni, il progetto governativo per il recupero e la valorizzazione dell’ex carcere borbonico affidato a Silvia Costa riaccende i riflettori su Santo Stefano. Inizia una grande sfida: riqualificare l’ex carcere, oggi monumento nazionale, e fare di Santo Stefano un polo culturale multifunzionale di alta formazione e di educazione civica rivolto ai giovani di tutta Europa, un luogo che stimoli la riflessione sui diritti umani e sulla pena detentiva nel contesto del Mediterraneo. 

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