“Ficana – L’ultimo banchetto” è i romanzo d’esordio di Michele Mattei

Riceviamo e pubblichiamo
La città di Atlantide è leggenda, ma Ficana no: La città romana sembrava non aver lasciato tracce, ma grazie all’archeologo Michele Mattei possiamo conoscere ciò che rischiava di rimanere celato all’umanità per sempre, attraverso una storia di vita emersa dal passato.

Ficana – L’ultimo banchetto è il titolo del romanzo d’esordio di Michele Mattei, archeologo e ricercatore laureato all’Università della Sapienza di Roma. Il libro, edito dalla Casa Editrice Horti di Giano, narra la storia di Ficana, una città collocata sulla sponda sinistra del fiume Tevere, che scomparve senza lasciare traccia. O almeno così sembrava. 
Disponibile dal 21 giugno 2021 sul sito dell’editore (www.hortidigiano.com), in tutti gli store online e nelle librerie.
La storia a volte non lascia traccia visibile. Questo è il caso di Ficana, celata per secoli ad occhio umano. La città è tutt’ora incastonata nella Terra Madre che la protegge e la custodisce gelosamente nelle sue braccia. Questo romanzo storico conduce le emozioni di chi lo legge nell’ultimo ventennio del VII secolo a.C., noto come periodo Orientalizzante recente, e racconta la vita di un popolo latino che si è trovato sulla via della conquista del mare da parte del re Anco Marzio. Un libro che parla di vita vissuta, di emozioni, di ricordi, narra di un’epoca, ormai andata, attraverso gli occhi di Priscos e Larthia, questi due personaggi distanti da noi, eppure così vicini e tangibili. Questo lo dobbiamo a Michele Mattei che, con la dovizia dell’archeologo e la fantasiosa passione dello scrittore, ha saputo fondere conoscenza e immaginazione, dando così la possibilità a tutti di poter assorbire il vivere dei ficanesi per quello che era e che, grazie a lui, sarà per sempre.”
Un romanzo storico che ci guida nella scoperta di una città semisconosciuta, la cui storia è composta da ipotesi più che da certezze. Di quella realtà ci sono oggi solo poche testimonianze, pezzi di oggetti un tempo vivi, ma ancora carichi della memoria di ciò che fu. Una storia che deve essere raccontata, perché in quei frammenti, in quei ritrovamenti ci siamo noi. Tutti noi.

Michele Mattei nasce a Roma il 29 gennaio del 1986. Trascorre la sua infanzia e adolescenza nel quartiere di Dragona (periferia sud di Roma) e consegue la maturità scientifica presso il Liceo Labriola. La passione per le lingue straniere lo porterà a iscriversi, presso l’università di RomaTre, alla stessa facoltà di lingue. Studia un anno all’ Università di Borgogna, a Digione, nel quadro del progetto Erasmus. Membro del consiglio studentesco, conseguirà la laurea con lode con una tesi sul surrealismo nella letteratura francese. Dopo alcune esperienze di lavoro intense e diversificate, torna in Francia per tre anni dove lavora e prosegue gli studi letterari. Folgorato da una passione per l’ archeologia protostorica e arcaica, rientra in Italia e consegue presso La Sapienza una seconda laurea in scienze archeologiche, con una tesi su Ficana, contesto sul quale continua tuttora a lavorare. Scava la villa A di Dragona, Ostia Antica e l’antica città di Veio e partecipa a numerosi
seminari e laboratori sullo scavo e sulla ceramica antica. Attivo sul suo territorio, organizza seminari sulla città arcaica facendola conoscere alla popolazione. Collabora con molte realtà associative del territorio e con il museo di Anzio, città con la quale sviluppa un’affinità molto forte. Apogeo di questa attività divulgativa è il progetto "Ficana: scopriamo un’antica città” realizzato con tre scuole del territorio e più di cento ragazzi partecipanti. Un’esperienza che lo vede docente e referente scientifico e che culmina con un’interessantissima mostra organizzata dai ragazzi. Consegue inoltre l’abilitazione alla professione di guida turistica, lavoro principale che tuttora esercita e che ama molto. La passione per la narrazione orale e per la scrittura, sempre presenti in lui, lo spingono alla stesura del romanzo “Ficana: l’ultimo banchetto”, una sorta di sigillo personale ma per la comunità, testimone del suo amore per l’antica città latina e per quelli che definisce “i nostri antenati”.

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