Mercoledì Rai: Giorgio Gaber e Pio IX

Riceviamo e pubblichiamo
Giorgio Gaber nei filmati Rai per la serie “Cantautori”. Si parla di Pio IX, l’ultimo papa re, a “Passato e Presente”.

Cantautori:  c’è Giorgio Gaber
Una raccolta firmata dl regista Michelangelo Romano dei brani del Signor G, cantautore e attore eclettico fra i più innovativi nella scena musicale italiana. Romano ha utilizzato esibizioni tratte dalle teche Rai dai primi anni 60 fino al 1990 e il risultato è un viaggio attraverso il mondo di Gaber. In “Cantautori”, in onda mercoledì 16 giugno a partire dalle 22.45 su Rai5, le canzoni ironiche, “Perdo i pezzi”, quelle più commerciali, “Te quiero mucho” e i primi successi “Milanesi”, “Trani a gogo””, “La ballata del Cerrutti”. Infine, Gaber incontra Mina. I due danno vita a una coppia di grande successo, prima in teatro e poi in televisione.

“Passato e Presente” racconta Pio IX, l’ultimo papa re
Quello di Pio IX, ultimo papa re, è stato il pontificato più lungo della storia della Chiesa. Ne parlano Paolo Mieli e il professor David Kertzer nell’appuntamento con “Passato e Presente”, il programma di Rai Cultura in onda mercoledì 16 giugno alle 13.15 su Rai3 e alle 20.30 su Rai Storia. Nel corso del suo lungo regno, dal 1846 al 1878, papa Mastai Ferretti ha attraversato numerose e complesse stagioni. Indicato inizialmente come un campione del Risorgimento, grande riformatore e possibile federatore d’Italia, è passato poi, con incredibile rapidità, a essere considerato un traditore degli ideali nazionali e acceso avversario di ogni innovazione istituzionale. È l’uomo del Sillabo, nel quale condanna il modernismo, e della infallibilità del papa, solennemente proclamata nel corso del Concilio Vaticano I, ma allo stesso tempo è stato capace di dare grande impulso missionario all’azione della Chiesa, valorizzando enormemente il ruolo e il valore dei laici. Ha aperto le porte del ghetto di Roma, consentendo agli ebrei di praticare professioni fino a quel momento a loro precluse, ma si è anche reso protagonista del famoso “caso Mortara”, la sottrazione cioè di un bambino ebreo, ma battezzato da una governante cattolica, con l’intento di educarlo nella fede cristiana. Ha infine assistito, impotente, alla fine del millenario regno temporale dei papi, dichiarandosi prigioniero dello stato italiano, e considerando il Risorgimento una “una oppressione morale, civile e religiosa”.

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