“Restauri d’Arte”: un reportage dedicato all’arte urbana a Torino

Riceviamo e pubblichiamo
Un reportage sui “Restauri d’Arte” dedicato all’arte urbana che arricchisce di nuovi simboli e significati l’antico casotto del dazio e il capolinea della metropolitana in piazza Bengasi a Torino.

La serie di reportage televisivi che la Direzione comunicazione e rapporti con i cittadini e il territorio della Città Metropolitana di Torino dedica ai  “Restauri d’Arte” prosegue questa settimana con il filmato dedicato all’arte urbana che arricchisce di nuovi simboli e significati  l’antico Casotto del  Dazio e il capolinea della Metropolitana in piazza Bengasi, al confine fra Torino e Moncalieri.
I filmati vengono messi in onda
 dall’emittente televisiva locale GRP sul  canale 13 del digitale terrestre, il venerdì alle 19,45, il sabato alle 13,30 e la domenica alle 22,30.
Per visionare la playlist dei reportage video sinora pubblicati sul canale YouTube della Città Metropolitana di Torino e le fotogallery basta accedere al portale Internet della Città Metropolitana di Torino (clicca qui).
UNA PUNTATA INSOLITA ALLA SCOPERTA DELL’ARTE URBANA DI PIAZZA BENGASI
La rubrica dedicata ai restauri d’arte fa tappa questa settimana in un luogo in piena trasformazione. Una trasformazione che parte da lontano e che ebbe una svolta nel 1912 quando la barriera daziaria di Torino venne spostata in direzione sud dalla vecchia barriera di Nizza (oggi piazza Carducci) a piazza Bengàsi, che per molti torinesi è e sarà sempre piazza Bèngasi. All’interno della nuova cinta daziaria aumentarono i servizi disponibili e anche i trasporti pubblici vennero estesi lungo le maggiori vie di comunicazione fino al nuovo confine della città: il tram della linea 7 arrivò per la prima volta all’Osterietta (borgata cresciuta attorno al nodo stradale delle vie Nizza, Vinovo, Passo Buole, Rocca de’ Baldi) nel 1911 e venne in seguito prolungato sino a piazza Bengasi, rompendo così l’isolamento del Lingotto e dando la possibilità agli abitanti di collegarsi con il centro.

Del quartiere di guardia del dazio (abolito nel 1930) resta oggi un edificio, in qualche modo sopravvissuto anche alla trasformazione più attuale: l’arrivo della metropolitana che consente, a distanza di circa un secolo, un analogo, ma rapidissimo collegamento con il centro città.
L’edificio, in attesa di restauro e di una nuova destinazione d’uso, è stato  fasciato da un telo bianco che ne ricalca il profilo, sul quale sovrasta, visibile da ogni lato della piazza, la M della metropolitana. Un’idea voluta dalla società  Infra.to che in questi anni si è occupata dei lavori della metropolitana e ha inteso così riconsegnare la piazza ai suoi abitanti. Ma non solo: l’ex casotto del dazio è stato letteralmente circondato dall’arte urbana in occasione dell’inaugurazione dell’ultima (per ora) stazione “Bengasi”.
L’arte che si respira nella piazza inizia dai corridoi sotterranei della stazione: oltre alle vetrofanie di Ugo Nespolo che caratterizzano ogni fermata della metropolitana, sono stati installati pannelli retroilluminati (lightbox) negli accessi nord ed est che vanno a formare  due gallerie, una delle quali ospita una selezione di opere d’arte tratte dall’archivio “Mai visti” del Centro arte singolare plurale, un progetto di valorizzazione di artisti irregolari e outsider curata dal settore Politiche sociali della Città di Torino. L’altra galleria è curata dall’area Giovani e pari opportunità e ospita in attualmente opere di giovani artisti, molti dei quali hanno contribuito anche ad un’ulteriore opera artistica questa volta in superficie. Intorno all’edificio fasciato corre infatti una pannellatura completamente ricoperta da opere di arte urbana. In particolare, i giovani artisti, coordinati dalle associazioni “Il cerchio e le gocce” e “Monkeys evolution” che curano il progetto MurArte, hanno dato vita a una vera e propria jam che ha raccolto intorno all’ex dazio importanti esponenti della street art, conosciuti su Instagram come @maceca.ct  @diego_federico_qp  @corn_79  @howlers.crew  @droufla @supe_mst @contemporary_paleolithic @shekoone e @ci_ma_a_a @mach505_ @abel.bael).

Al tema libero della jam si sono aggiunti i temi della metropolitana e della  mobilità sostenibile, ripresi in particolare da Marco Cimberle (Mach505) e Abel Costantino (AbelBael), che nel reportage hanno raccontato l’opera nella quale hanno unito i loro stili: è il serpente, con il suo  simbolismo vivificatore e il suo  forte legame con la terra e la natura ad essere scelto per rappresentare il mezzo di trasporto che più agilmente collega un punto all’altro della fitta rete umana cittadina. Il suo movimento sinuoso scompare e riappare dalla trama circostante, facendosi collante tra persone, culture e idee che portano innovazione  ed  evoluzione agli esseri umani in simbiosi con la natura che li nutre e li ospita. Una sinergia di simboli in cui i grafismi della linea metropolitana diventano radici e si fondono alla vegetazione, interpretando visivamente la profonda connessione che lega la natura alle tecnologie sostenibili. Ne viene fuori una  mappa  ideale  dove le fermate rappresentano i nodi di una rete che interconnette luoghi e persone, una rete che scorre sotto terra portando alla luce l’idea di una mobilità sostenibile.

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