Proseguiamo oggi con il sesto capitolo di “Amore oltre ogni confine”, il primo romanzo breve di Giulia Quaranta Provenzano, scritto ed edito nel 2013 con il Centro Editoriale Imperiese. Da allora la trentunenne nostra collaboratrice non ha mai smesso di regalare emozioni. 
Amore oltre ogni confine”
di Giulia Quaranta Provenzano

6. IL PUDORE RENDE SCHIAVI? – Tornata distrutta dalla festa tenutasi nell’albergo di Leopold, Rosalie si buttò sopra il letto, nascose tra il cuscino l’esile viso rigato da copiose stille di pianto, singhiozzò per tutta la notte e non riuscì a prendere sonno. Rosa da un’acre e crudele impotenza, avendo il cuore trapanato da un’acuta afflizione, amarezza e disperazione, Rosalie provò ad attutire il squassante struggimento rifugiandosi nelle pagine d’un sottile diario su cui era solita annotare pensieri e stati d’animo. Scrisse: «Oggi sono andata alla festa di Leopold carica di speranze e di pur/troppo sol rosee illusioni. Ho creduto di poter iniziare una favola con lui pensando che talvolta c’è un lieto fine, più che altro un tanto agognato ma non meno bramato inizio, per chi lo ha molto sinceramente desiderato. Io ho a lungo sognato di costruire qualcosa con Leopold, ma essere pieni di speme non basta. Per volare sono necessarie le ali e, dato che gli esseri umani non ne sono naturalmente forniti, ognuno se le deve creare, se non si vuole finire per trovarsi ad abbandonare l’impresa di librarsi in alto. Io queste ali non sono stata in grado di fabbricarle, forse mi sembrava di non avere gli strumenti adatti però qualcun’altra è riuscita a compiere l’opera in cui io ho fallito. Ma perché mi sono arenata, perché sono rimasta impantanata in un’ostile viltà e sono venuta meno al mio proponimento? È colpa dell’eccessivo pudore? Pudore, pudore, pudore che parola ora dura e sgradevole al mio orecchio eppure tanto radicato nella mia anima _ esso mi fa versare amare lacrime».

Rosalie, dopo aver appuntato questo suo sfogo, provò a distendersi sotto il leggero lenzuolo di cotone trasparente ma non si addormentò. Neppure il sonno quella notte era suo alleato. Ecco allora che decise di impugnare ancora la penna in modo da tentare di riversare tutto il tormento sulla carta e, in codesta maniera, liberarsene. Se qualcuno mai avesse aperto il diario di Rosalie alla data 28 giugno avrebbe poi letto: «Stupida che sono, troppo pudica per rivelarmi vincente, troppo orgogliosa, ostinata ed innamorata di ciò in cui credo per rassegnarmi ad essere una perdente… Questa notte il pudore mi sembra il più inattuale dei sentimenti, talmente raro da trovare nei giovani che pare si sia estinto ma non in me. Ci sono vocaboli che i dizionari custodiscono eppure la gente dimentica, come se il tempo attuale li avesse accantonati in fretta. Una di queste antiquate ed ormai sorpassate parole è “pudore” – termine perfetto per connotarmi sotto la luce tenue degli inetti, ma tanto violenta nel suo pallore se accostata all’immagine di Carola. Carola è tutto ciò che io non sono e, alla guida di una vita più esibita che vissuta realmente, lei ha assaporato tuttavia quella gioia che io ho solo sognato di provare. Le sue conquiste sono possessi soggetti alla dittatura di un’eccessiva impudenza ma, anche se tutte le volte che vedo Carola agire mi chiedo infastidita che fine abbia fatto il pudore, un po’ la invidio perché raramente non ottiene ciò che desidera. Forse la spregiudicatezza è un luogo di libertà mentre il pudore rende schiavi?»

Certo Rosalie era consapevole che la pudicizia può rallentare e frenare molte corse alla meta, che è un sentimento rischioso in quanto impone dei limiti nel mostrarsi per quello che realmente si è dinanzi agli altri, ma di sicuro non aveva mai pronosticato neanche lontanamente che sarebbe stata proprio questa la causa della più spasmodica pena che si possa provare a quella, alla sua, età. Ella sino ad allora non aveva mai odiato così tanto il suo carattere riservato e, lo struggente livore che provò verso di sé, la portò a domandarsi come poteva ciò un sentimento che aveva sempre creduto stabilisse dei paletti solo in rapporto alla sana necessità di rispettare se stessi e gli altri. A Rosalie era sta detto fin da bambina che il pudore è un moto dell’animo specificatamente umano, soprattutto femminile, e che possiede un ruolo essenziale nella formazione della soggettività in quanto permette la costruzione dello spazio dell’intimità, ma adesso mendicava una ragione per cui continuare a credere che tutto ciò fosse più importante della felicità distrutta con le proprie mani a causa di questo indottrinamento da parte dei genitori.

La mattina seguente Rosalie andò svogliatamente a fare colazione con gli occhi rossi ed ancora umidi, dunque, la madre la incalzò con mille domande sul motivo di questa sua condizione. La ragazza stanca per non aver chiuso occhio da ventiquattro ore, irata con la famiglia per come era stata educata perché le sembrava di avere la testa piena di tanti begli insegnamenti però le mani vuote di soddisfazioni, sbottò in un brusco: “Basta col soffocarmi di quesiti, mi hai stancato! La ragione del mio umore nero e della mia infelicità sei solo tu!”. Rosalie sapeva di aver mentito spudoratamente ed in modo infantile e non di meno quelle erano le prime parole che si era trovata sulla lingua e, come rasoi taglienti, le aveva sputate contro l’unica persona che avrebbe sempre voluto il meglio per lei e una raggiante felicità. Tuttavia la mamma di Rosalie era una donna molto comprensiva e paziente, capì subito che il malumore della figlia era dovuto ad una cocente delusione d’amore e se ne stette zitta. Nel pomeriggio lasciò sul comodino di Rosalie un articolo di giornale accompagnato da un bigliettino.

Le parole della lettera, a dispetto della sua brevità, erano molto intense: «Sarà banale ma sappi che dopo la tempesta prima o poi arriva sempre il sereno, bisogna soltanto saper aspettare. Sei una creatura meravigliosa sotto tutti i punti di vista anche se con me sei spesso nervosa e ciò è pure abbastanza naturale e scusabile perché con qualcuno ti devi sfogare …a tredici anni, per non ferire nessuno, tu mandi giù bocconi amari più di quanti e quanto farebbe qualsiasi altra tua coetanea. Ti scrivo ciò non perché sei mia figlia, ma perché lo penso davvero e spero che la vita non ti faccia mai cambiare. Non barattare la tua bontà inseguendo il successo ad ogni costo e a qualsiasi prezzo, non divenire scontrosa perché insoddisfatta, non trasformarti in una persona non timorata di alcunché per apparire infallibile. Siamo creature mortali che godono di alcune gioie e si struggono per altrettanti dolori però non dobbiamo dimenticare che ogni piccola debolezza è una ricchezza. Sovente quando e quanto più si è fragili è perché si vuole proteggere qualcosa di prezioso, caro al proprio cuore, d‘inestimabile valore e si teme di perderlo o non raggiungerlo. Affronta sempre l’esistenza con lealtà, sii sincera con te stessa e con il prossimo e se il pudore talvolta ti frena non scagliarti contro di esso, non rinnegarlo e non maledirlo, bensì rammenta cosa leggerai nell’articolo che ti allego. Con immenso amore, la tua mamma». Lo scritto di cui la madre di Rosalie le aveva fatto dono sosteneva che la libertà dipende innanzitutto dall’opportunità di scegliere e che il pudore favorisce proprio il costruirsi dell’autonomia individuale. Questa tesi era sostenuta affermando che se si possiede autogoverno, che permette di compiere scelte in modo indipendente, allora si è realmente liberi ed è il pudore a permettere ciò, poiché protegge dallo sguardo che si sente invadente, fastidiosamente estraneo ed inopportuno e determina il locus all’interno del quale ci si potrà sempre muovere agilmente senza intromissioni indesiderate.

Nei giorni seguenti non ci fu momento in cui Rosalie non ripensò a quello che era accaduto la sera del 28 giugno, ai pensieri che ne seguirono e ai consigli che le erano stati dati arrivando a condividere, oltre il contenuto dell’articolo fornitole, l’augurio materno. Aveva alla fine ricompreso ed assimilato coscientemente come gli individui non riescano a forgiarsi una personalità in maniera autonoma e serena senza pudore, come la sfrontataggine determini massificazione producendo una serie di automi col solo scopo della conquista e allora più che mai desiderò rimanere una persona spontanea, non violata perché imponente il rispetto del proprio spazio interiore e apprezzata o meno ma per quello che in fondo si – lei, come ciascun altro – è e non per alcun simulato oppure mettendosi in mostra in una volgare esibizione.

[Continua…]