Marco Vezzoso e Alessandro Collina presentano il loro “Italian Spirit”

di Giulia Quaranta Provenzano
Vi proponiamo oggi una chiacchierata con i musicisti Marco Vezzoso e Alessandro Collina. Focus della nostra intervista il loro “Italian Spirit”, che ha conquistato il Sol Levante e non solamente esso.

Marco ed Alessandro, come vi percepite in quanto persone e come artisti? Siamo persone oneste e integre – sia nella vita, sia nell’arte – che hanno la fortuna di vivere della propria passione.

Come duo, invece, quale pensate sia la vostra peculiarità e punto di forza? Il nostro punto di forza è sicuramente l’affiatamento musicale, così da creare un suono di insieme compatto e personale ma che esplora tutte le dinamica dal pianissimo al forte. 

Vi è qualcosa che vorreste rivelare ai nostri lettori che, magari, non avete mai condiviso prima con alcuno? Vorrei rivelarvi tanti sogni che personalmente ho nel cassetto tuttavia, se lo facessi, non potrebbero più realizzarsi quindi…

Cosa rappresenta per voi la musica in generale e come descrivereste il vostro fare musica in particolare? La musica, per me e per Alessandro, è essenzialmente una passione – e come tale occupa al cento per cento ogni momento della nostra vita. Il fare musica dunque è un’attività lavorativa che svolgiamo con piacere ed entusiasmo.

Quale ritenete essere il potere della Musica nonché il suo principale pregio, valore e finalità? La musica, a mio avviso, è un linguaggio universale; ha il potere di esprimere le emozioni di e dirette verso ogni essere vivente pertanto un mondo senza di essa [senza cioè la musica] sarebbe terribilmente triste.

Ritenete che nell’arte sia preferibile focalizzarsi sul piacevole o che, invece, non sia da disdegnare neppure la riflessione su tematiche scottanti e dolorose, al fine magari di sensibilizzare e migliorare il migliorabile? Arte credo che sia la parola più corta e allo stesso tempo più complessa che conosco. Ecco, penso che debbano essere presenti entrambe le tematiche in un’opera d’arte… A volte coabitano nello stesso progetto mentre altre volte no. Ad esempio, il nostro precedente album era dedicato agli attentati del 14/07/2016 di Nizza, un lavoro che unisce poesia e musica. L’arte può far riflettere su temi scottanti d’attualità, e cambiare il mondo, pur restando bellissima.

Per quale motivo, pensate, siete riusciti a conquistare il Sol Levante e cosa ha conquistato voi di esso? Il pubblico asiatico è molto più curioso di quello europeo. Questa curiosità offre una possibilità supplementare agli artisti meno popolari per esprimersi, poi però bisogna catturare l’attenzione. Dell’Asia mi stupisce l’enorme rispetto che hanno per l’arte e gli artisti in generale.

Il 23 marzo avete presentato per la prima volta live il vostro ultimo album “ITALIAN SPIRIT” (Egea Music/Art in Live). Durante l’evento “Italian Spirit: Live streaming in Tokyo”, il vostro duo jazz è diventato un trio con il percussionista Andrea Marchesini. Ebbene, come vi siete conosciuti con Andrea e come è nata l’attuale vostra comunione artistica? Andrea è un amico di lunga data – racconta Alessandro – ed è conosciuto soprattutto come batterista jazz/fusion. Ha vissuto per molti anni a New York, dove ha collaborato con importanti nomi del panorama musicale. Con Marco, tuttavia, abbiamo voluto integrare Andrea in una veste nuova: da percussionista. Durante il concerto la sua presenza ha conferito all’album una dimensione completamente diversa e ricca di sonorità interessanti. Inoltre, grazie alla sua intelligenza artistica, ha saputo ben interpretare e impreziosire i nostri arrangiamenti iniziali.

Avete spiegato che «Per i prossimi concerti di presentazione del progetto “Italian Spirit” abbiamo deciso di invitare il percussionista Andrea Marchesini. Andrea è un musicista di grande talento ed esperienza, che come noi ama le contaminazioni tra i generi… è stato dunque facile integrare la vena artistica di Andrea, che si è adattato benissimo alla nostra maniera di suonare. Anzi, ha fatto molto di più, arricchendo i brani con particolari ritmici, a volte quasi melodici, senza mai essere invasivo». Comunicare e collaborare cosa significano per voi e, specialmente, cos’è che muove un artista al bisogno di confrontarsi ed interagire con altri artisti? Un’artista, dal nostro punto di vista, ha bisogno costantemente di creare nuove collaborazioni. È per noi una linfa vitale a livello artistico, per evitare l’improduttività creativa, che ucciderebbe la voglia di suonare.

Il concerto “Italian Spirit: Live streaming in Tokyo”, che è stato registrato presso il teatro di Ortovero in provincia di Savona ed è stato contemporaneamente proiettato per il pubblico presente nell’auditorium della capitale giapponese, è ora disponibile sui canali dell’Istituto Italiano di Cultura di Tokyo (https://iictokyo.esteri.it/iic_tokyo/it/) e sulla piattaforma Eventi OnLine dell’Istituto Italiano di Cultura di Osaka (https://eventionline.net/). In tale vostra decisione quanto ha inciso la presente pandemia, era ossia già nei vostri pensieri prima del 2020 una simile progettualità telematica? La pandemia ha inciso tantissimo su questa decisione …Difatti, proprio il 23 marzo, avremmo dovuto suonare a Tokyo nell’auditorium e poi effettuare un tour in altre città del Giappone, tra cui Osaka. Grazie all’Istituto di Cultura Italiano di Tokyo e per l’appunto di Osaka non è comunque venuta meno la volontà di mantenere il concerto e così è nata l’idea del concerto in streaming.

Avete affermato come «Siamo felicissimi ed orgogliosi di poter ritrovare, anche se in modo virtuale, il pubblico giapponese al quale siamo particolarmente legati Infatti è proprio in Giappone che è iniziata la nostra avventura artistica (…)». Cosa vi entusiasma ed apprezzate particolarmente proprio del pubblico giapponese e qual è la principale differenza rispetto a quello italiano? A quale inedita cognizione vi ha condotto l’anno da poco trascorso? Come accennato prima, al pubblico Europeo in generale credo manchi la curiosità di voler scoprire cose nuove. Il pubblico d’Oriente, all’opposto, è estremamente attento alle nuove proposte e rispettoso degli artisti in generale, qualsiasi genere propongano, anche verso quelli di nicchia come è la musica strumentale. Inoltre, proprio ora in Cina il settore culturale è in piena espansione e una proposta culturale che mischia il jazz ad altri generi musicali quali la musica classica è considerata cosa molto apprezzabile dai Cinesi, e non solo.

Disponibile sia in fisico che in digitale, “Italian Spirit” raccoglie undici tra le più belle canzoni della musica italiana [vale a dire “Sally”, “Il mare d’inverno”, “Diamante”, “Enfant prodige”, “Sotto il segno dei pesci”, “Giudizi universali”, “A me me piace ‘o blues”, “Pensiero stupendo”, “Stasera che sera”, “Balla balla ballerino”, “Per me è importante”] reinterpretate in una raffinata versione strumentale per tromba e pianoforte. Da Vasco Rossi a Samuele Bersani, passando per Lucio Dalla e i Tiromancino, offrite una sapiente rilettura di indimenticabili brani, creando un ponte generazionale tra la musica leggera e il jazz. Con quale scopo e da quale esigenza viene alla luce tutto ciò? Perché è tanto importante, per voi, edificare questo “ponte generazionale”? Sicuramente l’impronta strutturale di “Italian Spirit” è jazz in quanto ci sono ampi momenti di improvvisazione, ma nonostante ciò mi piace pensare alla musica come ad un linguaggio universale e ai vari stili come ad accenti diversi della medesima lingua. Per questa ragione, i ponti vanno creati non soltanto tra la musica leggere e quella jazz, bensì altresì tra la musica etnica e quella classica. Da amante della musica tutta e fruitore cronico, ascolto diversi generi musicali. Oggi abbiamo la fortuna di poter accedere con un clic ad un’infinità di brani di differenti stili e, francamente, ritengo che sia impossibile non lasciarsi ispirare da questi.

Da voi concepito durante il lockdown, la luce della lampada della cover di “Italian Spirit”vi citovuole rappresentare la speranza di un ritorno alla normalità. È inoltre un omaggio al vostro sodalizio artistico cominciato per l’appunto in Giappone, e arrivato fino in Cina, passando per Cambogia, Indonesia e Malesia. Da cosa deriva e quali le basi del vostro interplay ed affiatamento tanto da creare un continuum musicale intenso e di forte impatto emotivo? La nostra collaborazione artistica nasce in primo luogo da una forte amicizia e da una stima professionale reciproca. Siamo due musicisti che viaggiano sulla stessa lunghezza d’onda e negli ultimi anni, grazie ai nostri numerosi concerti in giro per il mondo, musicalmente ci conosciamo a memoria – e questo sul palco sono convinto che si percepisca.

Quali sono le vostre interiori priorità attualmente e, soprattutto, vi sentite “spettatori” od “attori” della realtà quotidiana? Inoltre, siete piuttosto portati a seguire l’istinto o la ragione? Una delle nostre priorità è quella di fare di tutto per poter ritornare al più presto e fisicamente su un palco. Ci manca enormemento il contatto con il pubblico e ci manca anche viaggiare. Nella realtà quotidiana siamo spettatori per quanto riguarda l’impossibilità di suonare, attualmente …siamo, invece, attori nella produzione musicale che è molto prolifica adesso. Diciamo che entrambi siamo sia istintivi che ragionevoli però non sempre nello stesso momento, e credo sia proprio questo un altro dei nostri punti di forza.

Quali i vostri prossimi progetti artistici e personali, a breve e a più lungo termine? Ci sono grandi novità in arrivo …Un disco di inediti composto a quattro mani, con ospiti internazionali, che uscirà nell’autunno 2021 e un altro progetto di cover parecchio ambizioso che invece probabilmente uscirà nella primavera del 2022.

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