Riceviamo e pubblichiamo
Nuovo reportage televisivo per la serie “Restauri d’Arte” voluta dalla Città Metropolitana di Torino. Al centro del reportage la Cappella della Sindone, un vero gioiello del seicento torinese.

La serie di reportage televisivi che la Direzione comunicazione e rapporti con i cittadini e il territorio della Città Metropolitana di Torino dedica ai “Restauri d’Arte” prosegue questa settimana con il filmato dedicato alla Cappella della Sindone, gioiello architettonico seicentesco nel cuore di Torino.
I filmati vengono messi in onda dall’emittente televisiva locale GRP sul canale 13 del digitale terrestre, il venerdì alle 19,45, il sabato alle 13,30 e la domenica alle 22,30.
Per visionare la playlist dei reportage video sinora pubblicati sul canale YouTube della Città Metropolitana di Torino.

LA CAPPELLA DELLA SINDONE RITROVA IL SUO ALTARE
Nella Cappella della Sindone sono terminati i lavori per il recupero dell’altare progettato da Antonio Bertola, rimasto l’ultimo testimone del rogo che 24 anni fa danneggiò gravemente il gioiello barocco progettato da Guarino Guarini.
Si conclude così un intervento di restauro strutturale e architettonico particolarmente complesso e impegnativo, che nel 2018 ha già consentito la riapertura al pubblico della cappella.
Sono serviti 333 giorni e quasi 11.0000 ore di lavoro, insieme ai contributi del Ministero della Cultura, della Fondazione Compagnia di San Paolo e della Fondazione La Stampa-Specchio dei Tempi, per recuperare l’altare commissionato dal duca di Savoia Vittorio Amedeo II e progettato dall’ingegnere e matematico Antonio Bertola tra il 1688 e il 1694 per accogliere la Santa Sindone, conservata nell’urna centrale dal 1694 al 1993.
Il suo impianto si adatta alla forma circolare della cappella e presenta due fronti: uno rivolto verso il Palazzo Reale e l’altro verso la cattedrale.

Simile a un gigantesco reliquiario, l’altare è in marmo nero di Frabosa – le cui cave sono state appositamente riaperte per sostituire il materiale danneggiato dall’incendio – arricchito da decorazioni e sculture in legno dorato che risplendono nella penombra dell’aula centrale.
L’intervento di restauro, affidato al Consorzio San Luca di Torino, progettato e diretto dall’architetto Marina Feroggio con la restauratrice Tiziana Sandri e gli storici dell’arte Franco Gualano e Lorenza Santa dei Musei Reali, ha restituito all’altare la sua immagine architettonica: sono state restaurate e integrate le parti lapidee e quelle lignee e ricollocati nella loro posizione originaria gli apparati decorativi scultorei, scampati all’incendio perché ricoverati nell’attigua sacrestia.
Come ha raccontato nella videointervista l’architetto Marina Feroggio, dopo quasi cinque lustri hanno ritrovato la loro collocazione sulla balaustra anche gli otto putti recanti i simboli della Passione e due dei quattro angeli custodi realizzati tra il 1692 e 1694 dagli scultori di corte  Francesco BorelloCesare Neurone.

Si è riusciti inoltre a ricomporre e ricostruire il meccanismo di scorrimento delle vetrate che servivano a proteggere la ferrata dorata all’interno della quale era custodita la cassetta contenente la reliquia.
Sono infine stati ricollocati gli apparati successivi rispetto alla composizione dell’altare. rappresentati da quattro lampade d’argento, dal tabernacolo settecentesco e dall’inserimento dei paliotti.
Con il passaggio del Piemonte in zona gialla la Cappella della Sindone e il suo altare sono così rientrati nel percorso di visita dei Musei Reali.
A breve, grazie a un progetto multimediale promosso dalla Consulta per la valorizzazione dei beni artistici e culturali di Torino, i visitatori potranno ricevere tutte le informazioni sul restauro e vivere un’esperienza coinvolgente attraverso un’applicazione mobile gratuita che utilizza la tecnologia della realtà aumentata, realizzata da Ribes Solutions e Visivalab.

LA STORIA DELLA CAPPELLA DELLA SINDONE
Fu il duca Carlo Emanuele I a commissionare nel primo decennio del Seicento la Cappella della Sindone all’architetto Carlo di Castellamonte per dare una sede definitiva alla prestigiosa reliquia, posseduta e custodita dai duchi di Savoia dal 1453 e trasferita da Chambéry a Torino nel 1578. Il progetto di Carlo di Castellamonte fu successivamente modificato dal figlio Amedeo e poi dal luganese Bernardino Quadri, al quale si deve la progettazione nel 1657 di un edificio a pianta circolare incastonato tra il palazzo ducale e l’abside della cattedrale di San Giovanni, sopraelevato al livello del piano nobile della residenza e funzionalmente collegato alla cattedrale da due scaloni.  Nel 1667 il cantiere fu affidato alla direzione di Guarino Guarini che, sul volume già costruito dell’aula, impostò una geniale struttura formata da tre archi alternati a pennacchi, capace di alleggerire la massa muraria e sviluppare in altezza la cupola: una immaginifica struttura diafana, costituita da un reticolo di archi sovrapposti e sfalsati, proteso verso il cielo e permeato dalla luce.  I lavori si conclusero undici anni dopo la morte di Guarini, nel 1694, quando la Santa Sindone venne collocata all’interno della cappella e deposta nell’altare centrale progettato da Antonio Bertola.