Riceviamo e pubblichiamo
Un thriller poliziesco ambientato nella Torino degli anni '70, fuori dal classico schema del commissario eroe.

Il solito vizio, il nuovo libro di Pierluigi Larotonda, è un noir ambientato in una piovosa e grigia Torino degli anni settanta (febbraio del ’75).
Un poliziesco, o meglio un thriller, in quanto in questo romanzo non c’è alcun commissario ligio al dovere bensì sbirri corrotti; in particolare l’agente della mobile G. Benevento che dal clan dei Catanesi ha sempre preso soldi ed ottenuto favori per chiudere gli occhi sulle bische clandestine.
Una descrizione minuziosa della città e del contesto storico, rende questo noir avvincente sin dalle prime pagine, con un fallito quanto rocambolesco sequestro di persona. Sotto la Mole Antonelliana i catanesi ed i calabresi si dividono droga, gioco d’azzardo e prostituzione e terroristi (rossi e neri) mettono paura con bombe ed attentati. A chi potrebbe interessare la morte di Monia Taranto, impiegata ventiquattrenne stroncata da una dose di eroina? La trovano cadavere con ancora la siringa nell’avambraccio sinistro, laccio emostatico e cucchiaino. Palese è la causa del decesso della ragazza: overdose. Il padre, però, è convinto che la figlia sia stata uccisa nonostante l’evidenza dei fatti. Non resta al commissario Canino (…uno che ha preso a cazzotti boss e killer…) di acciuffare il pusher che ha venduto l’eroina a Monia Taranto; tanto per far star zitto e tranquillizzare il genitore della tossicodipendente, sbattendogli in faccia la cruda realtà che ha causato il decesso della giovane.

Affida, così, questo “non caso” banale al peggior poliziotto di Torino; l’agente G. Benevento, appunto. Corrotto e nevrotico, Benevento del poliziotto eroico non ha nulla e se ne starebbe tranquillo al Comunale, la domenica delle partite, invece di inseguire delinquenti ed anarchici. Ma un aspetto lo assilla sin dai primi momenti: perché proprio lui? Man mano che procede nelle indagini, si accorge che la vittima più che con tossici era in relazione con estremisti di destra, cocainomani, borghesi benestanti, biscazzieri, criminali e soggetti borderline. Fino a dedurre che il commissario Canino non ha scelto lui in quanto poliziotto mediocre ma perché corrotto. Non ha facoltà di agire liberamente in questa storia perché è stato per anni pagato dalla mala. Scoprirà una realtà che non si aspettava della vita di Monia Taranto, fino a comprendere che la vicenda di questa semplice impiegata è da cercare in un fatto di cronaca e di storia italiana. In un vizio. Il solito vizio.
Il solito vizio di Pierluigi Larotonda è edito da Bertoni Editore.