Oggi per la rubrica “Racconti e Poesie” ospitiamo la quinta parte del racconto di Faber 61: “Il mistero del libro senza titolo”
Il mistero del libro senza titolo
di Faber 1961
Riassunto: Vittorio Piana si trova nella biblioteca della dimora del conte Massimiliano Della Spada in attesa di essere ricevuto dal padrone di casa che lo aveva invitato. Vittorio si trova circondato da moltissimi libri alcuni dei quali antichi e che trattano argomenti particolari. L’arrivo del conte lo distoglie dall’osservare quel patrimonio cartaceo. Il padrone di casa preleva un libro dallo scaffale e invita Vittorio a seguirlo. (prima parte). Nel salotto dove si trovavano il conte invita Vittorio a prendere visione del misterioso libro. Vittorio lo osserva con lo stupore di non trovare alcun segno sulle quattro facciate della copertina e nemmeno nella prima e ultima pagina. Ma non l’ha ancora aperto del tutto (seconda parte). Il conte e Vittorio tengono una lunga conversazione e decidono che Vittorio si trasferirà a Palazzo per avere tutto il tempo per analizzare il libro. La notte passata a casa porta Vittorio a pensare al mistero di questo libro e il ritorno a Palazzo riserverà ancora sorprese (terza parte).Vittorio torna nel palazzo del conte dove, dopo aver sistemano le sue cose nella stanza e fatto conoscenza con la cameriera del conte, Luisa. E finalmente si ritrova davanti alla porta della biblioteca (quarta parte).

Rimasi sulla porta stupito.
La luce che entrava attraverso la finestra illuminava in mezzo alla stanza una piccola scrivania e una poltroncina che il giorno prima non c’era, probabilmente messa dal conte per permettermi di lavorare.
La sorpresa, però, è il vedere il misterioso libro al centro del tavolo, aperto.
Poteva essere che Massimiliano l’avesse messo così in bella vista per agevolarmi?
Non credo: anche se la stanza era off limits per tutti, non lo avrebbe sicuramente lasciato così in vista.
Ero ancora sulla porta con la chiave in mano: faccio un passo avanti e mi chiudo la porta alle spalle, mi avvicino alla scrivania.
Chiudo un attimo gli occhi prima di gettare il mio sguardo sul libro.
Il bussare alla porta mi coglie di sorpresa prima che potessi riaprirli, vado ad aprire: è Luisa che mi portava lo zaino.
«Grazie Luisa sei stata gentilissima» riesco a dire fissando i suoi occhi magnetici, indugiando nel prendere lo zaino che mi stava porgendo.
«Prego Vittorio… ehm… signor Vittorio, dovere» rispose con un velo di imbarazzo la ragazza, “dovere e piacere” pensai.
Presi lo zaino, la mia bocca esplose in un sorriso contraccambiato da lei.
«Luisa, vorrei parlarti in privato: quando posso?»
«Quando il signor conte si ritira in camera sua alla sera, la sua stanza è dalla parte opposta di dove dorme lei. Al signor conte non piace stare vicino agli ospiti, ama troppo la sua privacy. Allora mi può raggiungere in camera mia che è al piano di sopra» rispose un po’ imbarazzata, detto questo si allontanò senza aggiungere altro.

La seguii mentre si incamminava lungo il corridoio: la sua andatura mi affascinava.
Ma c’era anche altro che mi affascinava: il libro senza titolo.
La mattinata stava terminando e non avevo ancora concluso nulla: rientro in biblioteca chiudendomi la porta dietro, mi avvicino alla scrivania, mi siedo e fisso il libro sulla scrivania.
Perché posizionato sul tavolo? E perché aperta proprio su quella pagina?
Lo studio un attimo da seduto: mi angoscia, mi provoca vibrazioni strane.
Mi alzo, giro intorno al tavolo guardando quel libro: cosa mi sfugge.
Sto pensando quando sento bussare alla porta.
Mi avvicino alla porta, la apro e mi trovo di fronte Luisa.
«Signor Vittorio, tra mezzora è pronto il pranzo, il Conte l’attende nella sala da pranzo che è la seconda porta sulla destra nel corridoio in direzione giardino».
«Luisa sarò puntualissimo».
Luisa sorride, si inchina e si avvia nel corridoio.
Richiudo la porta e guardo l’ora sul cellulare: sono le 12,10. Ho poco tempo che utilizzo per scrutare il libro senza toccarlo.
Lo lascio aperto sul tavolo, lo osservo e poi mi decido di lasciare la biblioteca: non mi piace tardare.
Esco dalla stanza, chiudo la porta a chiave e me la infilo in tasca avviandomi lungo il corridoio.
Quando arrivo davanti alla porta della sala da pranzo la trovo aperta ma nella stanza non c’è nessuno. Decido di entrare.
Non faccio tempo a muovere un paio di passi all’interno di quell’ambiente nuovo di me che una voce alle mie spalle mi distoglie dalla mia curiosità di analizzare dove mi trovavo.
«Mi compiaccio per la tua puntualità Vittorio» e mi precede all’interno della sala da pranzo.
Riesco a buttare velocemente un’occhiata: una stanza non grandissima ma sicuramente di metratura superiore a quella di una normale sala da pranzo di un palazzo signorile cittadino, pochi mobili bassi e una credenza con un piano e due ante, al centro un tavolo per una decina di persone apparecchiato per due.
Il Conte si posizione a capotavola voltando le spalle a una porta che sicuramente comunica con la cucina e mi invita a sedermi alla sua sinistra.

Mi siedo quasi in contemporanea.
«Ho dato disposizione di preparare un pranzo leggero affinché tu possa mantenere la concentrazione quando sarai in biblioteca. Avremo modo stasera di celebrare questa tua presenza nella mia casa» affermò Massimiliano.
In quell’istanze fece la sua apparizione Luisa vestita di tutto punto da cameriera recando con se un vassoio con un’appetitosa carne cruda battuta a coltello e mentre si avvicina al tavolo il conte  esclama «Prima gli ospiti, Luisa».
Si avvicinò sulla mia destra e nello sporgersi per mettere nel piatto quella deliziosa portata mi donò un’altrettanto visione dei suoi seni che si intravedevano grazie a un bottone maliziosamente fuoriuscito dall’asola.
«Va bene così Luisa» dissi dopo che la ragazza riempì il mio piatto con due abbondanti cucchiaiate.
Mentre serviva il conte, Massimiliano mi chiese se gradivo questo piatto a cui risposi che era uno dei miei preferiti.
Luisa tornò nelle cucine.
«Buon appetito Vittorio».
«Altrettanto Massimiliano».
«e dimmi novità?»
Terminai di assaporare una forchettata di quella splendida carne e dissi: «Volevo ringraziarti per aver posizionato un tavolo nella biblioteca, però volevo sapere se sei stato tu a posizionare il libro aperto sul tavolo».

Massimiliano Della Spada mi guardò stupito e posando la forchetta nel piatto scrollando la testa esclamò: «No, assolutamente no. L’avevo lasciato nella libreria nell’esatto posto dove l’ho trovato e dove ieri l’ho preso per mostrartelo».
«Magari l’ha fatto chi ti ha aiutato a posizionare il tavolo nella biblioteca».
«Impossibile, Antonio mi ha aiutato nel portare il tavolo fino alla porta d’ingresso, poi si è allontanato. Solo in quel momento ho aperto entrambe le porte e ho spostato da solo il tavolo. Ripeto tu sei l’unico che ha il permesso di entrare in quella stanza».
«Allora – constatai ad alta voce – c’è un problema».
«Quale?»
«C’è qualcuno, o meglio qualcosa, che ha accesso alla biblioteca senza aver bisogno della chiave e del tuo permesso. Però ora pranziamo così mi rimetterò presto al lavoro. Il mistero si sta rivelando molto avvincente».
Il conte, sicuramente voglioso di saperne di più, concordò nel portare a termine il pranzo che proseguì nel più assoluto silenzio poiché entrambi, nella nostra mente, rimuginavamo sull’accaduto, distratti solo da Luisa che ci servì altre due portate, distraendomi solo per un istante con la sua scollatura.
Terminato il pranzo ringraziai il conte aggiungendo: «Ora è meglio che mi metta al lavoro, si tratta sicuramente di un mistero che richiederà molta concentrazione. Con il tuo permesso vado in biblioteca».
Il conte con un movimento del capo acconsentì e aggiunse: «La cena viene servita alle 20».
«Sarò puntualissimo», quindi lasciai la sala da pranzo e ritornai nella biblioteca.
Entrato, chiusi la porta a chiave e mi avvicinai al tavolo.

Il libro era ancora lì ma la pagina era cambiata.
Guardai l’ora sul cellulare erano già le 14,30. Dovevo pianificare bene quel pomeriggio.
Presi lo zaino, tirai fuori un paio di guanti in cotone che indossai.
Mi avvicinai al libro, lo presi in mano lasciando aperta la pagina su cui era stato posizionato, la osservai scrupolosamente.
C’erano immagini veramente inquietanti.
Iniziai a girare le pagine alla ricerca dell’altra immagine, quella che avevo visto prima di pranzo.
La trovai. Altrettanto inquietante.
Mi si accese la classica lampadina… forse avevo capito!
(fine quinta parte)
©Fabrizio Capra