“Restauri d’Arte”: un nuovo reportage dedicato all’ex Monastero di Rivalta

Riceviamo e pubblichiamo
Nuovo appuntamento con la serie di reportage televisivi “Restauri d’Arte” voluta dalla Città Metropolitana di Torino. Questa settimana protagonista l’ex monastero di Rivalta.

La nuova serie di reportage televisivi che la Direzione comunicazione e rapporti con i cittadini e il territorio della Città Metropolitana di Torino dedica ai “Restauri d’Arte” prosegue questa settimana con il filmato dedicato all’ex monastero di Rivalta, che fa seguito a quelli realizzati  nella chiesa della Misericordia di Torino, nel complesso che a Carmagnola comprende la chiesa e il convento di Sant’Agostino, nella sede dell’Accademia di Medicina di Torino e nella chiesa di San Pietro in Vincoli di Cavoretto.
I filmati vengono messi in onda dall’emittente televisiva locale GRP  sul  canale 13 del digitale terrestre, il venerdì alle 19,45, il sabato alle 13,30 e la domenica alle 22,30.
Per visionare la playlist dei reportage video sinora pubblicati sul canale YouTube della Città Metropolitana di Torino e le fotogallery basta accedere al portale Internet della Città Metropolitana di Torino, alla pagina www.cittametropolitana.torino.it/speciali/2021/riflettori_restauri_arte/

DA MONASTERO A CENTRO DI AGGREGAZIONE SOCIALE E CULTURALE
L’ex monastero di Rivalta, insieme al parco annesso, occupa un’area di circa 12.000 metri quadrati. Collocato all’esterno delle mura dell’antico borgo medievale della città, lungo una diramazione della Via Francigena, il monastero, di cui si hanno notizie certe sin dall’XII secolo, era il simbolo di un potere religioso che faceva da contraltare a quello politico. Il complesso monastico raggiunse il suo massimo splendore tra il XII e il XIV secolo: affidato dapprima ai canonici di Sant’Agostino e dal 1254 ai Cistercensi, si articolava intorno al chiostro, luogo di vita comune, era dotato di spazi residenziali e di servizio alle attività dei monaci e di un parco con alberi secolari. L’abbazia sopravvisse tra alterne vicende fino al 1792, quando venne soppressa e venduta alla Compagnia di San Paolo. Diventò poi un pensionato delle suore di San Giuseppe e, dal 1909 al 1971, ospitò i Fratelli delle Scuole Cristiane. Nel 1971 fu ceduta al Comune di Rivalta, che ha intrapreso nel corso degli anni importanti interventi di recupero funzionale. Oggi l’ex monastero  ospita una scuola media, un centro per giovani, locali a disposizione delle associazioni e, nella cappella ottocentesca, una sala polivalente.

arch. Rosanna Bergese

Come ci ha spiegato l’architetto Rosanna Bergese, responsabile del Servizio lavori pubblici e ambiente del Comune di Rivalta, durante i lavori di rifunzionalizzazione della cappella ottocentesca a sala polivalente, eseguiti nel 2003 grazie a fondi europei, sono venuti alla luce i resti della chiesa abbaziale romanica risalente al XII secolo, demolita nel 1813 contestualmente alla realizzazione della nuova cappella. Grazie a un ulteriore cofinanziamento, questa volta della Compagnia di San Paolo, è stato possibile proseguire le indagini all’esterno del fabbricato e riscoprire tutte le strutture della chiesa antica: questo intervento ha evidenziato come l’edificio dell’XI secolo fosse già frutto dell’ampliamento di una prima chiesa ad un’unica navata forse anteriore al X secolo, preziosa testimonianza di una presenza religiosa antecedente alla costruzione del monastero stesso. Al termine dello scavo archeologico le strutture murarie rinvenute sono state consolidate, recuperate e rese fruibili al pubblico lasciando visibili, all’interno dell’ex cappella protette da una vetratura, le absidi di prima e seconda fase della navata centrale e le basi delle colonne polilobate di epoca romanica.

L’area esterna conserva a vista le murature originali dell’absidiola meridionale e della relativa pavimentazione in cocciopesto e ricostruisce l’andamento planimetrico della fase romanica. In età barocca il complesso monastico fu oggetto di importanti riplasmazioni, tra cui la realizzazione della manica meridionale utilizzata “a granaio”. Nel corso del XVIII secolo l’intervento più importante riguardò proprio il ridisegno di questa manica: il sobrio e nudo fronte di testata preesistente venne dotato di una nuova veste decorativa – probabilmente destinata a correre anche sulle facciate laterali, ma solo parzialmente realizzata – che la tradizione attribuisce alla scuola juvarriana. L’ultimo intervento di restauro in ordine di tempo eseguito sul complesso, ha riguardato la galleria interna e la facciata laterale settecentesca su piazza di tale manica e ha ricevuto un finanziamento della Fondazione CRT attraverso il bando “Cantieri diffusi” 2018. Questo intervento ha fatto emergere la presenza di un’arcata che doveva essere una balconata aperta tipo loggia di affaccio. Nel corso del 2021 saranno avviati anche i lavori per il restauro della facciata di testata, grazie a un ulteriore cofinanziamento della Fondazione CRT con il bando “Cantieri diffusi” 2020.

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