rubrica a cura di Fabrizio Capra
L’alto artigianato della canzone del cantautore bolognese. Melodia, innanzitutto. Poi parola, che vuol farsi prendere sul serio.

L’intenzione era quella di suonarlo e registrarlo dal vivo in teatro, doveva essere “un disco-concerto di canzoni inedite, in tempi gremiti di cover. Invece no, è andata con lo sconcerto ai tempi del covid”. La pandemia ha sconvolto i programmi, ma “SeStoQui (è perché vi voglio bene)”, il – come da titolo – sesto album del cantautore Mirco Menna, conserva fortemente l’intenzione live: “è  registrato senza metronomi insopportabili in cuffia, in presa diretta e con poche sovraincisioni”.
Il disco esce per l’etichetta Platonica Music (distribuzione Believe). In tutto nove brani originali e una cover, “Canzone per te” di Sergio Endrigo, dedicata al ricordo di Gianni Mura. Ma nell’album c’è anche un’altra dedica: un brano per l’amica Carla Nespolo, presidente dell’ANPI nazionale, recentemente scomparsa.
Bolognese, di origini siculo-campane, Mirco Menna è cantautore dalla penna delicata, ironica e pungente. In questo album mette insieme un bouquet di canzoni di alto artigianato. Melodia, innanzitutto. Poi parola, che vuol farsi prendere sul serio. Armonie suggestive, a volte dirette, a volte oblique, mai scontate. Ritmi geograficamente distanti, resi con la spontaneità di chi sta alla larga dalla purezza del linguaggio ma conosce bene la pronuncia. E infine il suono: acustico, eterno, impassibile.
Se non desse l’impressione di essere poco elegante – precisa Mirco Menna – diremmo che è un suono da balera. Balera antica, molto elegante”.
Gli arrangiamenti sono “collettivi” – cioè costruiti insieme ai suo musicisti di sempre (Massimo Tagliata, Maurizio Piancastelli, Roberto Rossi, Max Turone) – seguendo una vecchia formula, ad esempio gucciniana. Un gruppo navigato, quindi, con una bussola decisamente acustica e i punti cardinali bene in evidenza.

Da est a ovest, da mezzogiorno a settentrione, il tutto risuona schiettamente, tipicamente italiano (con la partecipazione straordinaria dell’ocarina di Budrio di Fabio Galliani, in due brani).
È un suono che abbiamo cercato e nello stesso tempo si è mostrato via via da sé. – continua il cantautore – Come un fiore che sboccia e si rivela nei suoi colori, nelle sfumature eccetera… ma non volevo essere così stucchevole, scusate. Del resto con i ragazzi (ragazzi, sì) ci conosciamo e suoniamo insieme da quando eravamo ancor più ragazzi: se si guardano i miei album precedenti li si ritrova. Ci siamo approfonditi negli anni, avevamo un carattere, una fisionomia e l’abbiamo sviluppata. Per esempio la tromba e la fisa (che sono strumenti ad aria) in sezione, insieme, fanno una bellissima voce: ma quella tromba e quella fisa, in più, si capiscono a meraviglia e sanno suonare bei discorsi”.
Lo cantava anche Paolo Conte ne “La vera musica”: “ci va carattere e fisarmonica”, e questo album non difetta di nessuno dei due elementi. Lo stesso Conte che del primo lavoro di Mirco scrisse “…finalmente un disco saporito ed elegante”.
Del classicismo Menna ha fatto la sua bandiera e, per quanto racconti l’oggi, ama definirsi un tipo musicale all’antica. E aggiunge: “non è detto che di questi tempi non sia una novità”.

LE CANZONI – traccia dopo traccia – RACCONTATE DALL’AUTORE
1) TUTTO IL RESTO (M. Menna) - Una garage-bossa dove, con leggerezza da ballo e citazioni colte, si cerca di capire cosa siamo diventati (forse non tutti?). Purtroppo quello che si capisce non conforta granché. O forse sì, dipende dalle pretese.
2) CERTI PENSIERI (M. Menna) - … e incertezze che li accompagnano. Una ballad in cui il cantante interpreta proprio se stesso, nella sincera tradizione della Canzone Intimista.
3) IN FONDO IN FONDO (M. Menna) - Una tammurriata sgarbata, in cui si dice “voi” col dito puntato, da pensare: oh, cantante! chi ti credi di essere? Il Potere Arrogante, crede di essere, canta quella parte lì come fosse attore. In fondo in fondo, un tunnel è rassicurante.
4) L’EMERGENZA (M. Menna – P. Nanni) - Non sembrerebbe ma è la canzone più vecchia dell’album, scritta per uno spettacolo (Noi stesi. Cantata dell’Emergenza Quotidiana) nel 2008 e poi riproposta nel 2010 a puntino per un altro, Spreco, con Massimo Cirri e Andrea Segré. Una milonga rarefatta che evolve in un tango di guerra.
5) CANZONE PER CARLA (M. Menna) - È Carla Nespolo, la prima donna presidente dell’ANPI, che ho ben conosciuto e molto amato. Una persona di quelle che vivono anche oltre loro stesse, per il bene che hanno significato.
6) PRIMO BACIO (M. Menna) - È ciò che si capisce dal titolo: la prima volta (magari non in assoluto, “una” prima volta). Canzone d’amore in corso, con un ritmo in 7/8, dispari, a suggerire un certo balbettìo e un andamento titubante: come in certe Prime Volte. Invece tutto, fluentemente, va.
7) FALENA (M. Menna) - Affascinante a causa della sua eccitata autodistruttività, questo animaletto notturno è una metafora buona per ogni causa, per ogni tempo. Di questi tempi, poi, non ne parliamo. Una tarantella afro, di colore centro-sudamericano, con un’ocarina di Budrio a fare da guida.
8) TI PROMETTO (M. Menna) - Spurio blues, evocativo di ogni negritudine rifuggita in quanto temuta. Il sax di Carlo Atti lo mette bene in luce e approfondisce il discorso.
9) E PARLA (M. Menna) - Siamo noi, sempre noi e come assomigliamo a noi stessi, eletti ed elettori, attori e spettatori, televedenti e radioascoltatori. Molto parlanti, molti a vanvera. A patto che, per continuare a stare in ballo, si dica ciò che si vuol sentirsi dire. Un simil-reggae della bassa emiliana.
10) CANZONE PER TE (S. Endrigo – S. Bardotti) - Non ha bisogno di presentazioni. Ho voluto farla minimalissima, da camera, nuda, nudo, per puro e intimo piacere. E anche per dedicarla al ricordo di Gianni Mura.
CREDITI
Registrato, mixato e masterizzato da Gian Luca Gadda in Red Pill Studio, Bologna
Gruppo: MIRCO MENNA – Voce, Chitarra, Percussioni; MAURIZIO PIANCASTELLI – Trombe; ROBERTO ROSSI – Batteria, Percussioni; MASSIMO TAGLIATA – Fisarmonica, Flauto; MAX TURONE – Basso
Ospiti
In 3: MANUEL FRANCO – Tammorra; FABIO GALLIANI – Ocarina
In 7: FABIO GALLIANI – Ocarina, Figulino
In 8: CARLO ATTI - Sax Tenore; DAVIDE BLANDAMURA – Basso
In 9: DAVIDE BLANDAMURA – Basso
CHI È MIRCO MENNA
Mirco Menna
, bolognese di origini siculo-campane, classe 1963, dapprima batterista, esordisce come cantautore nel 2002 con l’album “Nebbia di idee” e per questo lavoro è premiato al MEI di Faenza come artista emergente dell’anno. L’album si fregia del plauso autografo di Paolo Conte: “…finalmente un disco saporito ed elegante”. Alla fine del 2005 esce per l’etichetta Storie di Note il secondo disco, “Ecco”, che vanta un prezioso incipit in versi firmati e detti da Fernanda Pivano. Dal 2006 al 2008 è cantante e frontman con Il Parto delle Nuvole Pesanti, gruppo con cui debutterà a Mittelfest nel 2007 con lo spettacolo “Slum”, produzione dei Filodrammatici di Milano. Nel febbraio 2010 debutta lo spettacolo ‘Spreco’ (di e con Massimo Cirri e Andrea Segrè con disegni originali di Altan) di cui firma ed esegue le canzoni di scena. Il successivo lavoro discografico, “…e l’italiano ride”, con Banda di Avola, è accolto con grande favore da pubblico e critica internazionale. Ospite all’edizione 2010 del Premio Tenco, gli viene poi assegnato il Premio italiano Musica Popolare al MEI, come miglior disco dell'anno. Nel 2014 esce “Io, Domenico e tu”, riconoscimento a Domenico Modugno, segnalato per la Targa Tenco tra i cinque migliori album della categoria. Nello stesso anno pubblica il libro ‘118 Frammenti Apocrifi’ (Ed. Zona). Nel febbraio 2017 debutta in veste di protagonista nel Faustus, opera teatrale di Max Manfredi. Alla fine dello stesso anno esce “Il senno del pop”, nuovo album di canzoni originali.