di Giulia Quaranta Provenzano
Chiacchierando con Nicolò Restaini di convinzioni e convenzioni, di amore e dei suoi abbagli. A seguire l’intervista.   

Nicolò Restaini all’anagrafe, da cosa deriva il tuo nome d’arte Klaus Noir? Klaus Noir nasce dal bisogno di dare un nome, una condizione d’esistenza, a quella parte di me che non conoscevo: l’altro. “Klaus” deriva dall’abbreviazione di “Niklaus”, traduzione del mio nome in tedesco; trovo interessante il pensiero che ognuno sia la sintesi del proprio retaggio tant’è che, quando ho scoperto che la mia famiglia ha radici Prussiane, ho voluto omaggiarle così. “Noir”, invece, deriva dalla mia passione per il genere letterario/cinematografico “Noir – hard boiled”…inoltre volevo che suonasse come un nome da “Maudit”, avendo passato la mia adolescenza a leggere Rimbaud, Mallarmé, Baudelaire ecc..

Come ti percepisci interiormente come persona ed in quanto creativo? Credo di essere un creativo insaziabile. Fin da piccolo ho sempre voluto curare ogni minimo aspetto della mia creatività, desiderando imparare tutto ciò che avrebbe potuto servirmi e cioè arti figurative, graphic design, fotografia e musica. Il fatto di essere uno di tre gemelli non mi ha aiutato sul piano economico, non potevo permettermi di studiare privatamente queste cose, così ho frequentato il liceo artistico e tutto il resto l’ho imparato da autodidatta. Oggi sono contento di potermi occupare al 100%  del mio progetto, degli arrangiamenti, dei testi, delle copertine dei singoli e della sceneggiatura, della regia e della scenografia dei miei video. “Persona” è un termine la cui etimologia mi affascina, devo solo decidere chi tra Nicolò e Klaus è la “Maschera sociale”.

Cosa rappresenta per te la musica in generale e come descriveresti il tuo fare musica in particolare? La musica è – per me – qualcosa di viscerale, ho un rapporto molto travagliato con la mia… vivo costantemente momenti in cui ho talmente tanta musica e parole in testa che il foglio rimane bianco, e mi rattristo della mia incapacità di esprimerla correttamente mentre altre volte mi stupisco di come sia semplice. Scherzosamente mi definisco “Genre Fluid” in quanto non mi faccio mai condizionare da un genere, bensì lascio che sia la canzone a sceglierlo per me. Credo che nel 2021 chiedere ad un artista di essere coerente in un intero disco sia impossibile, nonché una mera azione di marketing.

Quale ritieni essere il potere della Musica e dell’arte tutta nonché il suo principale pregio, valore e finalità? La musica ha il potere di curare, unire, condizionare ed elevare le persone. Ho affrontato uno dei periodi più brutti della mia vita grazie ai Doors. Ho cominciato a rappare grazie alle parole di Guè e fui cacciato dal liceo classico perché marinavo la scuola e spaccavo televisori abbandonati vicino ai cassonetti con una chiave inglese ed indovina chi avevo in cuffia? Johnny Rotten e SALMO.

Dal 17 marzo è uscito in digitale “MIODDIO” [Nikto/Artist First – https://youtu.be/spaJ3uQkt-k; https://bit.ly/3qS91eT], il tuo nuovo singolo… Con quale intento ed aspettativa viene alla luce, e qual è il messaggio che vorresti trasmettere con questa canzone? “MIODDIO” ha origine con l’intento di esorcizzare una condizione emotiva instabile ed opprimente. Quando voglio uscire da una determinata situazione mentale ne scrivo e la sigillo sulla carta, o in una canzone, come per liberarmi da pezzi della mia anima. Il risultato era talmente orecchiabile che mi son detto <<perché non tentare?>>. La proposi dunque al mio produttore e da qui l’aspettativa di guadagnarsi un posto anche nell’immenso mercato discografico. Sarebbe bello pensare che una mia canzone possa provocare una catarsi in chi l’ascolta, a me succede. Vorrei trasmettere la dolcezza della paura di amare e morire.

Il brano “MIODDIO” – è stato affermato – mostra il volto di un moderno cantautorato in un cupo viaggio tra “l’Es, l’Io e il Super Io”. Immagino sia un’esperienza autobiografica, un vissuto recente sulla tua pelle, giusto? Assolutamente sì. Non riesco a scrivere nulla che non mi appartenga in prima persona. Di solito scrivo e registro nel periodo stesso in cui vivo una determinata situazione, in modo da avere davvero quella tale sensazioni nella voce. Posso dire di essere l’esatto contrario di Wordsworth. In virtù di questo posso dirti pure che, mentre registravo la seconda strofa, la persona di cui canto nel pezzo mi aspettava in macchina sotto casa. Nello stesso istante, la conclusi ed entrai in auto. Prima di porgerle anche soltanto un saluto, ho fatto partire il pezzo nelle casse. Dovevo dirle quelle cose.

Citandoti, il brano parla del legame indissolubile tra amore e morte e dell’eterno conflitto tra la perfezione di un’idea, che nella sua impeccabilità rimane vuota ed apatica, e la drammatica realtà, inaccettabile nella sua vera forma. Ebbene,amare un altro essere umano è altresì “fondersi” ed entrare in comunione con lui perciò, potremmo dire che, non si è più gli stessi di prima dopo aver amato? E questo è il motivo per cui amare è la morte dell’individuo, dell’individuo prima dell’amare, tant’è che davvero c’è un legame indissolubile tra amore e morte o cosa ne pensi? Penso che questa domanda contenga la sintesi perfetta della citazione che l’ha scaturita. Amare, intendo per davvero, è donare le proprie fragilità ad una persona essendo consapevoli che potrebbe, se vuole, distruggerti. Il problema è che non siamo noi a decidere quando e con chi [“fondersi”, chi amare] – e questo entra in conflitto col nostro istinto di sopravvivenza che ci suggerisce di lasciar perdere. Quando poi si scopre di aver dato un così forte potere alla persona sbagliata, la maggior parte delle volte ci si rifugia nell’idea che sia cambiata, però in realtà si ha solo amato un’immagine romanzata e archetipica che non ha molto a che fare con quell’individuo.

Nel testo di “MIODDIO” canti che l’amore «(…) è quell’errore che poi spesso capita quando il diavolo ti accarezza perché vuole l’anima (…)». È codesto il motivo per cui a soffrire pare siano se non sempre, almeno il più delle volte, le persone che meno se lo meriterebbero per la loro profondità di sentimento, per la loro interiorità sincera? L’amore quando fa male, fa male da entrambe le parti; non se ne rimane mai immutati. È un dato di fatto però che chi possiede un’elevata sensibilità ne venga stravolto e ne soffra di più. Per questo motivo, in molti adoperano un meccanismo di difesa che può andare dal non fidarsi più di nessuno, negandosi qualsiasi piacere, al non esternare più le proprie emozioni. Partiamo dall’idea che nessuno al mondo meriterebbe di soffrire, ma di solito è sempre la parte lesa – e quindi già di per sé meno biasimabile – ad averne il contraccolpo maggiore. “In amore vince chi fugge” ma da quante possibilità stai fuggendo? Anche il dolore di una separazione vale la pena di essere vissuto, guarda Zarrillo…

Parrebbero esistere relazioni travolgenti, rapporti in cui il dolore è grande tanto quanto il sentimento …e, allora, perché (al di là del masochismo) non ci si riesce, sovente, a staccare e dimenticare chi fa soffrire? Di che sentimento si tratta se si prova dolore, ovverosia un qual certo sentimento è davvero amore allorché provoca sofferenza? Direi che la sofferenza è l’unità di misura di quanto si ha amato una persona, o di quanto si ha amato il modo in cui amava. Credo che si soffra in proporzione all’entità del danno e del modo della separazione. Ci sono relazioni che finiscono terribilmente e altre che, invece, si risolvono in una bellissima e intensa amicizia. In entrambi i casi potrebbe trattarsi di vero amore – si potrebbe però soffrire del fatto che, oltre quella persona, nessuno ti tiene così bene su un piedistallo e sia pronto a tutto per te… anche questo è vero amore, per se stessi.

A riguardo proprio di innamoramento ed amore, tu sei sensibile ai colpi di fulmine o, al contrario, per scegliere di accompagnarti ad un’altra persona necessiti di qualcosa in più di una mera attrazione fisica, dettata dal magnetismo esteriore? Ti è mai capitato di iniziare una frequentazione unicamente sulla scia di un interesse e “richiamo” sessuale, come all’opposto affascinato sol mentalmente e dall’animo di chi ti sei trovato di fronte? Credo che per innamorarmi mi basti davvero il lasso di tempo di un battito di ciglia. Al contrario, per amare, molte volte non mi sono bastate intere relazioni. Sono sempre stato un’antenna parabolica per i colpi di fulmine e spesso ho intrapreso relazioni per istinti carnali. Mentalmente sono tutt’ora innamorato di molte persone, fortuna che ho imparato a distinguere le cose!

Cosa trovi massimamente seduttivo ed imprescindibile perché una partner, come persino un certa situazione, possa permanere quale “centro di gravità” che non ha bisogno di ulteriore ed altro di diverso da lei? Detto altrimenti, quando ti accorgi di essere innamorato e in seconda battuta di amare e non essere solo infatuato? Cosa, pertanto, è per te essenziale in amore ed indispensabile affinché non si trasformi in mera abitudine e pian piano divenga cenere, unicamente piccoli tizzoni di quanto tanto ha bruciato ma si è ridotto all’arso? La seduzione parte dagli occhi. Dal mio punto di vista, deve avere nello sguardo la lungimiranza di chi persegue un obiettivo. Mi piacciono i discorsi lunghi, quelli alla fine dei quali ci si stupisce di quanto tempo sia passato, le lunghe chiacchierate in macchina fino all’alba. Per me è essenziale che si possieda una cultura musicale, letteraria o artistica o per lo meno la curiosità di imparare ed assorbire dai discorsi, dai film d’autore o dalle mostre d’arte. Mi piace chi sa e chi vuole sapere – senza questi presupposti, dura dal tramonto all’alba. Siamo dei microcosmo-nauti.

Per te, cos’è l’imperdonabile, la peggior cosa che si possa riservare a chi ci ama? Le persone imparano dai propri errori e possono avere comportamenti del tutto differenti nel tempo per cui, per esempio, vale la pena perdonare un tradimento ovvero credi nelle seconde possibilità con la medesima persona e che si possano invero smussare lati del carattere, determinate attitudini oppure, prima o poi, ricompariranno inevitabilmente?Credo nelle seconde possibilità, ma non sono disposto a darle per una questione di orgoglio …sono uno Scorpione. Credo che, oltre il mentire, la cosa peggiore che si possa fare ad un partner è portare avanti una relazione sapendo che è finita o accanirsi contro il malcapitato anche dopo la separazione in cambio di favori o ulteriori servigi.

Come e quando si arriva ad un punto di non ritorno, di sfaldamento irreversibile e non superabile della coppia? Sei un ragazzo fedele e saresti capace di perdonare un’omissione, una bugia, un tradimento? Cosa consiglieresti a chi è stato tradito per scordare chi ha stilettato il cuore – e perché alcune persone tradiscono? Tu sei più istinto o ragione?            Diciamo che non concorro al titolo di “Fidanzato dell’anno”… nelle mie precedenti relazioni sono stato tutt’altro che onesto e non ne vado fiero. Credo che la cosa migliore da fare dopo un tradimento sia, innanzitutto, comprenderne il motivo perché la maggior parte delle volte, nella testa di chi tradisce, la relazione è già finita. Possono però capitare tradimenti puramente carnali ed in quel caso sono un altro paio di maniche, ma vengono comunque a mancare le condizioni d’esistenza di una relazione ovvero il rispetto e la fiducia. Io sono solito dimenticare ed eliminare facilmente dalla mia vita le persone che tradiscono la mia fiducia, dal giorno alla notte. Non è un vanto, ma solo un meccanismo di difesa.

A riguardo di relazioni, amore e relative sovrastrutture esse sono – per quel che ti concerne – pur sociali ed ereditate dall’educazione ricevuta? Ritieni che vigano nel presente alcuni tabù a cui, chissà, neppure tu sei “immune”? Ed eventualmente quali sono i tabù che in prima linea desidereresti cercare di abbattere con urgenza e per quale motivo ti è caro neutralizzarli? Credo che [i tabù] siano il risultato dell’educazione alla cultura occidentale, dei continui riferimenti alla “famiglia del mulino bianco” e del fatto di dover dimostrare ai parenti, a Natale, che si è fidanzati e che ci si sposerà, che si avranno dei figli e saranno perfetti. Io ho sempre voluto Esmeralda, ma mi sentivo più Quasimodo che Febo. Tutto questo ha sicuramente leso la nostra libertà di sentirci liberi di amare chi si vuole o addirittura di sentirsi liberi di non amare nessuno. Vorrei che eliminassimo una volta per tutte l’idea che la nostra felicità risieda per forza in un altro individuo.

Sempre circa tabù e libertà, come dipingeresti quest’ultima? Credi che sia possibile essere veramente liberi? Tu ti senti libero, in grado di autodeterminati e timonare la tua esistenza dove maggiormente aneli – volere è immancabilmente potere? Ti senti quindi “spettatore” od “attore” del tuo agire o di mancate reazioni, decisioni sincere e non indotte dall’esterno rispetto alle tue autentiche emozione? Sono diventato un “artista” proprio perché so di non essere libero, mi creo quindi la mia oasi di libertà, pur sapendo che immancabilmente farà la fine dell’Isola delle Rose. Vorrei saltare sul tettuccio di un’auto e proclamare un nuovo ’68 dal megafono, tuttavia chi mi seguirebbe? Chi rischierebbe il tutto per tutto se ci siamo tutti ritagliati una finta libertà nelle nostre mura domestiche? Siamo convinti che esista ancora una controcultura giovanile, ma in realtà è standardizzata. Sono sicuramente l’artefice e il padrone del mio destino. Da qualche parte nel mondo, le mie parole racconteranno di qualcuno, aiuteranno qualcuno o, perché no, faranno incazzare qualcuno…

Quali le tue priorità e quali i tuoi prossimi progetti artistici e personali, a breve e a più lungo termine? A breve vorrei pubblicare il mio album e firmare un contratto con una Major. Vorrei trovare investitori che credano davvero nel mio progetto in modo tale da supportare ogni ambito della mia creatività e dare realmente lo smacco che serve ai miei competitor. Nel lungo termine voglio sicuramente ritagliarmi una posizione di spicco nel panorama musicale italiano, per poi andare oltre e utilizzare tutto il mio “arsenale” artistico per contaminare e costruire un nuovo modo di intrattenere e raccontare i turbinii emotivi e sociali della mia generazione: la più bella, introspettiva, triste e vuota di sempre. Siamo i veri “Pretty Vacant”.