Riflessioni nell’ora dell’allarme bomba ad Imperia

di Giulia Quaranta Provenzano
Ieri, mercoledì 10 febbraio, la nostra collaboratrice Giulia Quaranta Provenzano era nell’Agenzia dove svolge la professione di consulente assicurativa quando è scattato l’allarme bomba sotto l’ufficio in cui lavora,ad Imperia. Ecco, a seguire, le sue riflessioni a tal proposito.

Erano circa le ore 14:00 – di mercoledì 10 febbraio – quando mi sono resa conto che avevano chiuso temporaneamente Via Berio, ad Imperia, per un allarme bomba. Al civico n. 22 vi è l’Agenzia assicurativa per la quale lavoro e, appunto ieri pomeriggio, mi trovavo proprio in ufficio a quell’ora. Debbo ammettere tuttavia, benché apparirà folle ed impossibile, che non ho avuto timore un solo istante. Il perché più profondo di questa mia mancanza di paura (anche nella vita quotidiana, in generale), questa mia impassibilità ed incapacità di essere scossa da alcun tremore, non l’ho mai indagato veramente a fondo nelle sue ragioni prime ma quel che è certo è che il senso di panico è la reazione che meno mi appartiene da quando ho memoria

Ho sempre ripetuto che non temo la morte, ma semmai di soffrire (e di far soffrire), ed effettivamente alla prova dei fatti è così …è piuttosto la vita che mi fa tremare i polsi dacché insopportabile è per me soltanto il trascinarsi in un’esistenza che, per quel che mi riguarda, ad oggi mi snatura e nella quale mi trovo costretta in abiti che mi vanno stretti e non in alcun modo posso allargare o io “dimagrire”.
Ricordo che vari e non pochi sono stati gli episodi nei quali l’Ultima Signora mi ha sfiorato, eppure evidentemente ero destinata ad altro ancora: a cosa invero, però? Io vorrei semplicemente potermi guadagnare da vivere scrivendo, fotografando, posando, organizzando eventi ed occupandomi d’Arte, di Cultura, di Spettacolo e non di meno nessuno ha mai investito nella sottoscritta spendendosi per me… ché dare ad oltranza, per una “matta” quale la sottoscritta, non significa farlo ricevendo una controparte. E alla fine credo che non sia poi tanto giusto, soprattutto poiché potrebbe essere scambiato per reputarsi mente, mani e cuore di poco valore… il rispetto, invece, bisogna esigerlo – il rispetto e quella gratificazione ad onorare il proprio tempo, investito, la propria competenza e il proprio spendere il bene di maggior pregio, ed inevitabilmente ad esaurimento, che non si traduca in una “patta sulla spalla” dal momento che fintanto che per la sussistenza materiale ci si deve dedicare per lo più ad altro che non sia il proprio talento mai lo si potrà sviluppare appieno e questo è uno spreco da galera.

Non inizierò adesso con la retorica del carpe diem che la vita è un soffio e simili luoghi comuni. Le parole stanno a zero se non sono seguite dalle azioni.
Ed infine, di nuovo, l’azione ha mostrato una Giulia che non mente, una trentunenne sprezzante del pericolo, dacché non è l’illusoria sicurezza e stabilità che mi interessa quanto essere io stessa veicolo del dove mi voglio timonare – che sia a scattare una foto, a testimonianza della valigia posta sulla cabina telefonica senza sapere prima che non vi era dentro un ordigno esplosivo ma i vestiti di un clochard, per voi lettori o in qualsiasi altro centimetro della Terra.     

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