di Fabrizio Capra
Unica chiesa medioevale in stile gotico rimasta a Torino fu sede della Santa Inquisizione. Al suo interno conserva un pregevole quadro del Guercino.

Forse non è tanto misteriosa ma un certo alone l’avvolge, vuoi perché si tratta dell’unica chiesa medioevale in stile gotico rimasta in tutta Torino, vuoi perché è stata sede di una dei “tribunali” più efferati.
Stiamo parlando della Chiesa di San Domenico, situata all’incrocio tra via San Domenico e via Milano, il cui complesso fu eretto tra il 1227 e il 1280, mentre la chiesa attuale venne ricostruita e ampliata nel trecento.
Fu la chiesa dei Domenicani e in un’ala del convento annesso alla chiesa trovò la propria  sede l’inquisizione, che prese possesso di tutto il quartiere: risultò una delle meno intransigenti in Italia, pur decretando ottanta condanne a morte. Qui fu giudicato anche Jean Jacques Rousseau.

foto Giusy Virgilio

L’inquisizione torinese vegliava anche sulla condotta morale dei cittadini: imprecare contro San Giovanni, patrono della città, poteva costare fino a 50 scudi di multa mentre chi veniva preso sul fatto nell’atto di bestemmiare incorreva nella punizione della perforazione della lingua.
Conosciamo nel dettaglio questa chiesa.
Nella facciata, databile nella seconda metà del trecento, un’alta ghimberga incornicia il portale. La pianta è a tre navate, con altari laterali in entrambe le navate, e con due cappelle che fiancheggiano il coro e l’altare maggiore.
Quella di sinistra, detta Cappella delle Grazie, è stata affrescata verso la metà del XIV secolo, unico esempio a Torino di pittura murale del Trecento, da un artista noto come Maestro di San Domenico.
Sulle due pareti laterali e su quella centrale, nel registro inferiore, sono rappresentati i dodici apostoli mentre nelle lunette, da sinistra a destra, sono rappresentati: la Majestas Domini, L’ Annunciazione, e San Tommaso presenta alla Vergine tre devoti.

foto Giusy Virgilio

Al centro della cappella è esposta un’icona del XVI secolo raffigurante la Vergine con il Bambino ed i santi Giovanni Battista e Gabriele. La cappella di destra è detta Cappella del Rosario, opera settecentesca progettata da Luigi Michele Barberis, e presenta di fronte la pala d’altare del Guercino, che raffigura la Madonna del Rosario con i santi Domenico e Caterina da Siena ed attorno alla quale vi sono i Quindici misteri del Rosario, opera d’intaglio in legno di Stefano Maria Clemente, che ha realizzato anche il pulpito della navata centrale, attorno ad uno dei pilastri che la separa da quella sinistra. Dietro al pulpito, l’affresco dell’elemosina di Sant’Antonino Pierozzi, vescovo domenicano fiorentino, a due bambini, opera di Giovanni Spanzotti (1528). La Madonna con San Domenico della sagrestia invece, è di Michele Milocco (1737); l’ Episodio della peste del 1630 è di Domenico Corvi  mentre gli stalli del coro sono opera di Pietro Botto.

foto Giusy Virgilio

Nella chiesa trovano riposo molti esponenti dell’ordine domenicano, tra cui il beato Pietro Cambiasi da Ruffia, uno dei primi inquisitori del e Padre Reginaldo Giuliani, Cappellano degli Arditi, caduto a passo Uarieu e decorato di Medaglia d’oro al valor militare.
Pietro  Cambiani da Ruffia morì aggredito da un sicario (altre versioni affermano che gli assalitori fossero due o forse tre) mentre, nel 1365, si trovava nel chiostro di San Francesco a Susa (un’incisione dell’epoca raffigura il Ruffia sotto il portico del chiostro circondato da tre demoni).
Altro personaggio importante qui sepolto è Emanuele Filiberto Pingone, storico torinese della corte di Emanuele Filiberto di Savoia.