di Giulia Quaranta Provenzano
Terminiamo infine oggi con la terza parte dell’intervista al quasi trentunenne Dario Iacono. Giovane uomo, Darko, che ha partecipato e vinto moltissimi concorsi e che a dispetto dell’invidia dei detrattori, che sono i più ferventi “ammiratori”, in passerella non conosce rivali.

Parlando della tua fascia di Mister Italia Friuli 2017, come sei approdato al concorso, proprio tu che sei stato tanto osteggiato in questa regione? Non hai fatto segreto di esserti presentato alla prima selezione senza la più pallida idea di come comportarti e di cosa esigesse una sfilata… «Ci sono approdato per caso, ma vinsi subito la selezione e questo cambiò tutto, ogni pronostico, in quanto fu una notevole iniezione di fiducia, totalmente inaspettata. Non avrei mai creduto di poter vincere qualcosa, qual che fosse questo qualcosa. Per me fu a lungo perfino impensabile pensare di riuscire a partecipare. Probabilmente se non avessi vinto non ci avrei mai più provato. Il requisito fondamentale per concorrere era essere residente in Friuli ed io lo ero. Andando avanti nelle selezioni, man mano che sfilavo, capii come funzionava. Quando vinsi il titolo la mia foto finì sui giornali e su Internet. Ricordo dei commenti che lasciano poco spazio all’interpretazione come: “Iacono, questo si che è un cognome da vero friulano, complimenti” o “Se questo è friulano, io sono norvegese” eccetera eccetera. Accadde lo stesso quando il titolo di un altro concorso andò ad un ragazzo di colore, che io votai tra l’altro essendo in giuria quella sera. La triste realtà non si smentisce mai, benché di fronte ai microfoni o alle telecamere pressoché nessuno ammetterà mai il proprio vero pensiero». 

Chiamato per ben due volte per il programma televisivo “Uomini e Donne”, in onda su Canale 5, hai rifiutato entrambe le volte in quanto eri fidanzato da tanti anni e non ti sei mai pentito di aver, all’epoca, declinato l’invito. Poche settimane fa – hai reso noto – sei stato richiamato da Mediaset ché “non c’è due senza tre”. Nel caso potessi scegliere se approdare a casa di Maria De Filippi nella veste di tronista o corteggiatore quale preferiresti e per quale ragione? «Né l’una, né l’altra veste. Non ci penso più ormai, ma se proprio mi trovassi a scegliere opterei per fare il tronista. Per come sono fatto, credo che mi risulterebbe molto più facile che non dannarmi l’anima a corteggiare una ragazza. Per corteggiare una donna devo veramente esserne attratto, altrimenti alcuni gesti e alcune piccole cose non riuscirei a farle. Non sarei spontaneo».   

A dispetto di ogni ipocrisia e bandita ogni reticenza, perché partecipare ad un programma sul piccolo schermo per trovare una ragazza e non invece cercare ed avere cura di quanto di più intimo senza il pericolo di una “pornografia” dei sentimenti, di dare e fare spettacolo delle proprie emozioni cosicché non ci sia, per altro, il rischio che siano strumentalizzate e che con l’amore abbiano ben poco a che fare (emozioni potenzialmente strumentalizzabili da più e differenti parti ovviamente)? «Io sono un ragazzo semplice e non mi soffermo a pensare su quanto potrebbe o meno succedere, che tanto è inutile. Se dunque partecipassi ad un programma tv del genere sarebbe con la consapevolezza dei pro e dei  contro. Qualora una cosa non mi andasse bene non accetterei e fine del problema. Vero, c’è il rischio di venire strumentalizzati, c’è esposizione mediatica delle proprie emozioni eppure ne sono e sarei conscio a priori ed accettando lo rimarrei (conscio di ciò); direi di sì ad una partecipazione televisiva solo nel caso in cui mi andasse bene, a dispetto degli svantaggi. Detto questo, credo che valuterei le persone di fronte esattamente come lo faccio nella quotidianità, nella vita odierna, in quanto sarei lo stesso identico ragazzo che sono a casa. Ho infatti già spiegato come sia più immagine che sostanza questo mondo patinato, ma io so pensare con la mia testa e so pesare coloro che mi circondano. So che se mi si presentasse una persona interessante sarei in grado di guardare oltre quel velo tessuto dal mondo dello spettacolo che fermerebbe magari taluni, non me».

Tu nel quotidiano sei per la maggiore e maggiormente istinto o ragione, e quali ritieni essere i punti di forza e di debolezza rispettivamente di entrambi? «Sono decisamente istinto. Onestamente non saprei rispondere alla domanda; è così, uso il cuore, e basta».

Sei sensibile ai colpi di fulmine o, al contrario, per scegliere di accompagnarti ad un’altra persona necessiti di qualcosa in più di una mera attrazione, dettata da un subitaneo magnetismo? Inizieresti mai un qualcosa unicamente sulla scia di un interesse e richiamo fisico, esteriore e sessuale, come all’opposto affascinato solamente mentalmente e dall’animo di qualcuno? «Il colpo di fulmine può succedere. Può succedere sempre e non per niente mi è successo in passato. Il magnetismo è fondamentale, non posso negarlo, ma resta il fatto che se non c’è complicità, intesa, comprensione e testa rimane mera attrazione fisica. Credo che potrei iniziare una frequentazione, non una relazione, sulla scia dell’attrazione fisica. Viceversa, non riuscirei a fare altrettanto. L’attrazione fisica è requisito basilare, se c’è quella si può pensare e valutare una conoscenza, altrimenti la vedo difficile andare oltre la semplice amicizia».

Cosa trovi massimamente seduttivo e di pregio, di valore, imprescindibile perché una partner possa permanere quale tuo centro di gravità che non ha bisogno di ulteriore ed altro di diverso da lei? Una compagna quando e come può essere quella forza di sempre rinnovata stabilità eppure fresca oasi per un appagamento che non conosce fine dettata dalla noia e svilimento a causa, magari, dell’abitudine o di altro? Come può un/una partner sentirsi sereno/a qualora per lui/lei la serenità corrisponda al sapersi immune alla corruzione del sentimento che alimenta la coppia – e a te cosa dà serenità? «La comprensione, tanta dolcezza, tanta pazienza e soprattutto fiducia è quel che è importante per me. Una compagna può essere inamovibile quando coltiva il compagno. Alcune donne arricchiscono, e sono le creature più nobili del creato. Fanno migliorare chi hanno loro accanto a livello umano senza neanche che uno se ne accorga, si fanno capire senza urlare, non imponendo, ma rimanendo a fianco del partner persino quando sbaglia, dando supporto, credendo in lui e che alla fine arriverà a fare la cosa giusta. Una donna giusta (per il suo uomo) è quella che lo nobilita, lo rende completo. Altre donne invece impoveriscono e tirano fuori il peggio dall’altro, ingannano, mentono e fanno leva sui sentimenti che si nutre nei loro confronti. La serenità per me è avere fiducia e stima della persona alla quale mi lego. Parte tutto dalla fiducia, se manca quella è complicato creare qualsiasi cosa. Come sentirsi immuni all’eventualità di corruzione della coppia? Non so, io la vivo la coppia e vado avanti, deve venire facile stare insieme, spontaneo. Se si hanno troppi dubbi forse è il caso di rallentare, farsi due domande e darsi le risposte».

In un’attualità dominata dalla presenza ed invasività della tecnologia, con che occhi vedi Internet e i social? «Li vedo come strumenti utili e imprescindibili, ma anche pericolosi. Resto tuttavia dell’idea che alla fine è l’uomo che deve saper maneggiare con cura gli strumenti che ha a disposizione. Potrei paragonare i social ad una pistola: di per sé la pistola non uccide nessuno e nemmeno salva la vita ad alcuno. È la mano dell’individuo che aziona tutto, per uno scopo o per l’altr.

A proposito di social e mostrarsi, hai diversi tatuaggi ed alcuni più visibili di altri. L’ultimo a quando risale e possiamo dire che ogni tatuaggio è un po’ come una sorta di cartolina che ti sei auto-spedito in un determinato periodo della tua vita a memo nel futuro? «L’ultimo tattoo risale a dicembre, l’ho fatto sul piede sinistro. I tatuaggi che ho sono pochi considerato che ho iniziato da minorenne a farmene. Di solito chi comincia così giovane, alla mia età è molto più pieno di me. Io non ne ho tantissimi perché vanno di pari passo con la mia vita e con le esperienze che faccio. Man mano che le vivo, le metabolizzo, le comprendo, me le tatuo. I tattoo arrivano con il tempo, hanno tutti il loro perché …non che abbia nulla in contrario con chi se li fa solo per estetica, anzi. E magari ci arriverò anch’io».

Infine, quali i tuoi obiettivi a breve e a più lungo termine? «Sono scaramantico e diffidente, i miei obiettivi li conservo in silenzio, per me. Ho paura che, se li dico, poi non si avverino. Un po’ di felicità non sarebbe male comunque…!!!».