di Giulia Quaranta Provenzano
La scelta coraggiosa di tre donne che hanno deciso di lottare contro un sistema di potere e di abusi, che vigé a lungo indisturbato. La parola alla nostra collaboratrice Giulia Quaranta Provenzano.

Basato su fatti realmente accaduti, il film BOMBSHELL racconta la storia delle donne che hanno spodestato Roger Ailes, l’uomo che ha contribuito a creare il più potente e controverso impero dei media di tutti i tempi, Fox News. Uno straordinario ritratto del regista Jay Roach delle scelte coraggiose di tre donne – interpretate da Charlize Theron, Nicole Kidman e Margot Robbie, alquanto differenti tra loro ma che tuttavia decisero tutte e tre di opporsi al perpetuarsi serrato di molestie sessuali all’interno della rete televisiva espressione della destra conservatrice americana.  
Nel 2016, durante il dibattito con Donald Trump, la giornalista Megyn Kelly incalzò il futuro presidente a proposito della sua misoginia e per questo venne attaccata dal detto e persino dagli ascoltatori e dal presidente del network. Nel medesimo periodo, la presentatrice Gretchen Carlson, sensibile ai temi del femminismo in un ambiente poco incline a valorizzare le “appartenenti al  gentil sesso”, fu licenziata da Ailes al quale poco dopo fece causa proprio per molestie sessuali dando così avvio all’iter giudiziario che lo travolse e portò al licenziamento.

Megyn Marie Kelly
opinionista e commentatrice
per 12 anni su Fox News

Anche Megyn Kelly, seguendo l’esempio della commentatrice tv Gretchen, accusò ufficialmente Roger Ailes. Lo stesso dicasi per la giovane new entry della redazione Kayla Pospisil che, per il sogno di fare carriera a Fox News, poco prima si trovò ad accondiscendere alle offerte del CEO di Fox Television Stations. Questi le chiese infatti al primo incontro, dopo alcune brevi parole, di alzarsi il vestito fino a vederne l’intimo sotto affermando che lui è «discreto, ma spietato» ed esige “lealtà”.
La pellicola sicuramente fa emergere tematiche quali il ruolo di quella che dovrebbe essere l’informazione televisiva e che però tale spesso non è, schierandosi invece sovente in prima linea in un sistema di potere e di rappresentazione in cui il giornalismo cede alle richieste della politica e dello spettacolo ma non meno incisivo appare, almeno ai miei occhi, l’invito a riflettere sul valore e spazio della donna nella società americana (e non solo!).
Una donna che eppure talvolta è sia colpevole che innocente, sia vittima che complice, dacché ogni harem è tale se v’è chi vi si riserva ed abita. Quello che allora mi viene da domandare è quanto conta per tutti noi l’apparenza, tanto che taluni e talune acconsentono a cedere al corrotto …fino a dove si è disposti ad arrivare per uno scopo che si rivela e ben presto dimostra a tutti gli effetti fine? Fine soprattutto quale termine di un sogno dal momento che, per la sottoscritta, i compromessi lo macchierebbero e deformerebbero, riducendo ad altro, e che quindi porterebbero l’ambito a non avere più i medesimi lineamenti. E poiché la forma, per me, è messaggio non ha senso una meta a metà in quanto la sostanza inquinata da un seguito spurio nell’accesso ad esso e, come tale, differente dall’originale non vale che un soldo bucato.

Giulia Quaranta Provenzano

Chiedo dunque infine a voi lettori: esiste davvero libertà nel baratto? Oppure mercificare il corpo, mercificare le proprie idee, per acquisire quel che sia e paradossalmente per potersi esprimere è uno scambio (che cambia ogni carta in tavola) e che per l’appunto non ha valore, riducendosi solamente a barare con se stessi? Io voglio sperare che non più alcuna donna creda che concedersi non per piacere, bensì per sacrificio all’intenzione sia accettabile ed in fondo non così grave poiché sarebbe mostruoso e crudele lo spreco e lo sfregio a quello autentico di tante donne che hanno combattuto e sono morte in nome del merito. Voglio credere ossia nella miglior versione di noi stessi, ché laddove c’è una sola piantina malata il proliferante e contagioso seme per una crescita nei numeri, di rivalità ad infestante edera, significherebbe esser invero già stato innescato.