Riceviamo e pubblichiamo
Un giallo che ha quasi settecento anni: Cangrande della Scala è stato assassinato o è morto per cause cardiovascolari. Le celebrazioni veronesi riservate a Dante Alighieri forse porteranno a chiarire questo mistero.

Cangrande della Scala, il Principe che accolse Dante a Verona, fu vittima di un assassinio per avvelenamento o morì per una patologia cardiovascolare forse non ben curata? L’interrogativo pesa da sempre sul Signore di Verona”, afferma Federico Sboarina, Sindaco della città scaligera.

Tomba di Cangrande

Il Sindaco annuncia che “le Celebrazioni veronesi del settimo Centenario Dantesco offriranno il giusto contesto per chiarire questo, che è uno dei misteri della storia della Città”.
La ricostruzione della vita e della figura di Cangrande – ricorda l’Assessore alla Cultura Francesca Brianisi è sinora basata principalmente su fonti storiche indirette poiché gli archivi della famiglia scaligera veronese sono stati distrutti. Questo ha costretto gli storici a ricavare informazioni da fonti che potevano essere viziate da scopi di propaganda o che, al contrario, avevano carattere dispregiativo. In questo contesto, l’analisi del DNA costituisce una fonte di informazioni non tradizionale, ma oggettiva che integrerà le informazioni scientifiche già raccolte nel 2004 sulla mummia e affiancherà le fonti tradizionali, come le cronache narrative, letterarie e artistiche, supportando così ricostruzioni accurate”.
Le informazioni su potenziali varianti genetiche che inficiavano la salute di Cangrande potrebbero far luce sulla controversia relativa alla sua morte”. Ad affermarlo sono gli specialisti del “Join Project” del Dipartimento di Biotecnologie dell’Università di Verona, diretto dal professor Massimo Delledonne.
Il progetto “Il genoma di Cangrande della Scala: il DNA come fonte storica” è nato dalla stretta collaborazione tra l’Ateneo Veronese e il Comune di Verona, Musei Civici, Museo Storia Naturale e Museo di Castelvecchio.
La Direttrice dei musei Francesca Rossi ricorda come “il percorso di questa indagine venga da lontano. Esattamente dal 12 febbraio 2004 quando la mummia di Cangrande venne esumata e sottoposta a specifiche indagini scientifiche da una selezionata equipe multidisciplinare. Alcuni materiali biologici prelevati (in particolare il fegato e alcune ossa) per gli studi studi autoptici di allora, furono poi depositati al Museo di Storia Naturale a disposizione dei ricercatori”, mentre la mummia naturale del Principe venne risposta nell’arca, due giorni dopo cioè il 14 febbraio.

Statua di Cangrande

Le innovative tecnologie di sequenziamento hanno reso possibile la ricostruzione della sequenza genetica (DNA) di Cangrande.
Tali metodiche, ora implementate anche per studi antropologici ed archeologici, sono state sfruttate al fine di studiare nel dettaglio l’informazione contenuta all’interno del DNA di questo personaggio storico, focalizzando la ricerca su potenziali fattori di rischio per la sua salute che potrebbero averne causato la morte” evidenziano i ricercatori.
Il Laboratorio di Antropologia Molecolare e Paleogenetica dell’Università di Firenze si è occupato dell’estrazione del DNA antico dall’osso utilizzando una procedura ottimizzata a preservarne la qualità. Il DNA è stato in seguito inviato al Laboratorio di Genomica Funzionale dell’Università degli Studi di Verona per il processo di arricchimento del DNA codificante (i geni) ed il successivo sequenziamento con lo strumento più potente oggi disponibile, l’Illuminal NovaSeq 6000. I geni sono stati letti producendo circa 62 milioni di sequenze di DNA. Il 33% delle sequenze è stato classificato come appartenenti alla specie umana ed ha permesso la ricostruzione del 94.10% dei geni di Cangrande utilizzando come guida il DNA di riferimento della nostra specie. Il restante 67% dei frammenti è stato scartato e considerato come “sequenze contaminanti” attese, ovvero frammenti derivanti da resti di microrganismi decompositori o da materiale genetico venuto naturalmente a contatto con l’individuo dopo la morte.

ritratto di Cangrande

Attraverso una procedura bioinformatica dedicata all’analisi del DNA antico, le differenze presenti nei geni (varianti genetiche) rispetto al DNA di riferimento sono state identificate allo scopo di rivelare quelle che possono aver influito negativamente sulla salute di Cangrande. Al momento, queste varianti sono in fase di annotazione, ovvero di integrazione di informazioni presenti in banche di dati clinici e genetici necessari per la valutazione della dannosità delle stesse. I recenti progressi tecnici consentono oggi di estrarre e sequenziare il DNA da campioni antichi, ottenendo molecole sufficientemente integre a consentire l’analisi dell’intero genoma, riducendo al minimo gli artefatti e i danni dovuti a contaminazioni e all’età. In particolare, il Next-Generation-Sequencing (NGS) è ora sempre più implementato in studi antropologici e archeologici. Al contrario, gli studi incentrati su periodi storici e personalità più recenti non sfruttano ancora appieno questa tecnologia.
Lo studio – sottolinea il prof. Delledonnesi pone come un “Proof-Of-Concept” ed una pietra miliare per l’implementazione di tecnologie genomiche avanzate per indagini storiche recenti, per interpretare e migliorare ulteriormente la conoscenza storica della nostra città e del nostro paese”.

Calco di Cangrande -ph. Saccomani