di Giovanni Cenni
Una vetrina che si accende, un locale che apre e non una saracinesca che si abbassa, sono belle notizie. Il modello arriva da lontano, dagli anni '80 e'90. La riflessione di Giovanni Cenni, progettista e designer. 

Una vetrina che si accende, un locale che apre e non una saracinesca che si abbassa, sono belle notizie. Lo sono ancora di più in questi tempi difficili. E come ho letto sui quotidiani, è ancora meglio se questa nuova iniziativa imprenditoriale cerca di riannodare i fili con la Riccione degli anni ’80 e ’90. Parliamo di un’accoglienza, di un’ospitalità, che avevano fatto della Perla Verde il laboratorio di un nuovo modello di locali, negozi, ristoranti.

Visto che uno dei riferimenti, citato come loro fonte d’ispirazione dai giovani imprenditori che aprono Autentico, nuovo locale di Viale Ceccarini, è il Makkaroni, mi sembra positivo aprire una riflessione su come e cosa proporre a riccionesi e turisti. Soprattutto, una volta che ci saremo lasciati alle spalle la pandemia. Lo faccio a partire dalla mia esperienza di progettista e designer, che da Riccione mi ha portato a realizzare locali in tutto il mondo. Dalla piazza Rossa di Mosca, a via della Spiga, passando per Seoul, Parigi, Londra, Dubai, Ryad. Nella Perla verde ho vissuto dal primo giorno e fino al ‘98 la straordinaria avventura del Makkaroni di Viale Dante.
Allora creammo un locale, che prima non c’era. Un luogo dove quattro amiche potevano finalmente bere un calice insieme, si poteva scegliere un vero cocktail di un vero barman, cenare con semplicità ed eleganza e attendere l’arrivo dei Dj set che aprivano la strada alla notte. Ma, già allora, non era la sola offerta di tante cose diverse nello stesso posto a fare la differenza.
Era il pensiero che legava insieme i contenuti che offrivamo agli ospiti, coniugato con il contenitore che li accoglieva. Le pareti del Makkaroni erano coperte da due grandi murales di Andy Wharol, negli early ’80 stava diventando fenomeno mondiale, accompagnati dalle immagini del futurista Fortunato Depero. Servizio e ambiente erano impeccabili, facevano stare e sentire bene. Respiravi un mix tra cultura e stilemi POP, insieme a bar e tavola di altissimo livello.
E poi c’era la musica, non play list di Spotify, ma nastri dei Revox, riempiti traccia dopo traccia per creare il mood perfetto per un pomeriggio o una serata. Una cura maniacale del dettaglio, una costante ricerca del gusto. Il riferimento era l’atmosfera dello Studio 54 di New York. Considerarla allora o oggi una mera discoteca, rimane errore marchiano.

Giovanni Cenni

Ma il Makkaroni e quella Riccione non erano nate per caso. Arrivavano dalle lezioni di persone straordinarie come Gianni Fabbri. Erano il frutto di ricerca, creatività, tanto impegno. Credo che sia una predisposizione al nuovo da rimettere in moto anche oggi. Dagli anni ‘80 e ’90 possiamo e apprendere e riprendere molto. Dobbiamo, però, declinarlo sulla contemporaneità e soprattutto sul domani. Quando la pandemia passerà non scatterà la moviola. Ci ritroveremo, invece, in un mondo differente, con nuove richieste e bisogni. La sfida sarà soddisfarli. Per questo c’è bisogno di una riflessione, di un pensiero di una visione dei luoghi da offrire alle persone.
In Viale Ceccarini o Dante ci si può andare zainetto in spalla, bermuda e infradito. Ma possono anche essere luoghi che invogliano a indossare una giacca o, vista la stagione, un bel cappotto.
Certo trovare la formula in grado di far ripartire i nostri locali non è facile. È un lavoro di confronto collettivo, di discussione, progettazione, di ciò vogliamo offrire di nuovo a chi deve tornare a scegliere i locali di Riccione”. 
(fonte Carlo Bozzo – Ufficio Stampa Bartolini)