La rubrica “Racconti e Poesie” ospita oggi il secondo racconto breve di Faber 61 che ci coinvolge in una storia dal finale a sorpresa.
Nebulose visioni mattutine
di  Faber 61

Mi alzo lentamente dal letto e mi avvicino strisciando i piedi alla grande finestra della stanza che offre alla mia vista una splendida visione sulle montagne di fronte, ancora verdeggianti anche se sulla cima la prima neve ha manifestato la sua presenza e ora brilla sotto un bel sole autunnale.

La testa mi gira, la sento pesante.
Mi dico “maledetto genepy”, quell’ottimo e ammaliante liquore valdostano che la sera prima, sicuramente, andava giù come acqua o almeno credevo che lo fosse.
 Non mi ricordavo, a dire il vero, nemmeno come ero arrivato in quella stanza: da solo sorreggendomi ai muri oppure qualcuno mi aveva accompagnato.
Faccio due passi non proprio stabili ritornando verso il centro della stanza: istintivamente mi volto nella direzione dello specchio incastonato nelle ante dell’armadio davanti al letto.
Vedo la mia figura riflessa: sono completamente nudo.
Non mi ricordo di essermi spogliato, forse qualcuno mi ha denudato.
Potrebbero avermi derubato, poi giro lo sguardo sul comodino e accanto alla lampada c’è tutto: portafoglio, documenti, cellulare, un mazzo di chiavi, dei fogliettini… non dovrebbe mancare nulla.
Solo in quel frangente mi accorgo di un rumore che proviene dal bagno.

Si tratta sicuramente dello scrosciare dell’acqua della doccia: io non l’ho aperta.
Almeno, non l’ho aperta dal momento che mi sono svegliato: non è che ho fatto una doccia nella notte rientrando in stanza e poi ho lasciato aperta l’acqua?
Questa ipotesi non mi convince, non può essere.
Sono indeciso se entrare in bagno o no.
Nel mentre che tentenno nel prendere una decisione la porta si apre e ne esce una splendida ragazza mora avvolta in un telo.
La squadro per un attimo: alta quasi come me, capelli ancora bagnati di un bel nero intenso, due occhi neri, profondi, di quelli che ti fulminano, le gambe molto belle dritte, la pelle, almeno quella che non è nascosta dal telo, ha l’apparenza di essere vellutata con qualche gocciolina d’acqua che non si è ancora asciugata e che tremola indecisa se cadere o evaporare.
Come faccio a non ricordare.
Lei viene verso di me e una volta che è quasi a contatto con il mio corpo lascia scivolare a terra il telo donandomi una visione che mi lascia a bocca aperta: ha un corpo fantastico.
E chi si ricorda: è lei che mi ha accompagnato in camera? Ha dormito con me? Abbiamo concluso qualcosa?
Nebbia nella mia mente, nemmeno il sole che passa attraverso i vetri illuminando la stanza mi aiuta a diradarla.
Lascio scorrere i miei occhi lungo il suo corpo come non avessi mai visto una ragazza nuda.
Lei rimane immobile lasciandosi ammirare: sono certo che è sicura della sua bellezza e non fa nulla per nasconderla.
La bellezza perché il resto non è per nulla nascosto.
Intanto proseguo nel tormentarmi: ma come faccio a non ricordarmi?

Nel frattempo lei muove ancora un passo verso me e, ormai, i nostri corpi nudi sono a contatto.
Mi appoggia la mano sinistra sul petto e si sporge in avanti con la testa, quel tanto da appoggiare alle mie labbra le sue.
Rimango per qualche istante interdetto poi mi lascio andare e socchiudo la mia bocca.
Mentre ci baciamo la mia mente viaggia per conto suo: non ci capisco più nulla.
Coglie, forse, quel mio momento di titubanza e mi trascina, però, piano piano in un vertice di passione: sento che mi sto lasciando andare e inizio a far scorrere delicatamente le mie mani sul suo corpo.
E mentre la destra con dolcezza scende sempre più lungo la sua schiena la sinistra accarezza delicatamente il suo bel seno pieno e marmoreo.
Ogni tanto i dubbi prendono il sopravvento nella mia testa: probabile che sia stata lei a portarmi in camera ma perché non ricordo? Lo avrà fatto con qualche fine particolare? Voleva solo venire a letto con me, sempre ammesso che abbiamo concluso qualcosa, o chissà se voleva qualcosa di particolare?
E poi che cosa ci faccio in un albergo di montagna? Questa domanda mi si è ventilata improvvisamente.
Lei però continua a baciarmi mentre la sua mano sinistra è scesa molto più in giù del petto.
Allora penso che è troppo bello per essere vero.
In quell’istante si stacca da me, appoggia entrambe le mani sul mio petto e mi spinge verso il letto fino a farmi cadere di schiena.
Mentre sono così coricato alla sua mercé lei sale sopra di me e mi sento sprofondare.
Sprofondare…
Sprofondare…

Sto vivendo quel senso di caduta nel vuoto angosciante che mi fa svegliare di soprassalto.
Madido di sudore mi guardo attorno e mi ritrovo nella mia camera da letto… solo.
Dalla finestra vedo i tetti delle case davanti e una fitta nebbia che mi nasconde il panorama che solitamente mi godo dalla mansarda in cui abito.
Mi faccio una doccia, mi vesto. Sono pronto per uscire.
Prendo le chiavi e prima di uscire butto ancora un’altra occhiata dentro la stanza.
È stato solo un sogno!