di Jacopo Scafaro
Il nostro redattore tocca con questo suo articolo una nota dolente per questo periodo: il blocco delle attività sportive. E lo fa con il dottor Andrea Di Vita, laureato in Scienze Motorie, chinesiologo e personal trainer.

Viviamo un periodo storico non semplice per tutti, nemmeno per gli sportivi, c’è molta confusione tra sport dilettantistico, amatoriale, professionistico.

Non tutti conoscono gli ambienti in cui viene svolto lo sport, la disciplina che governa un atleta in ogni ambito della sua vita.
Perché alla disciplina e alle regole è stato abituato fin da bambino.
Accanirsi verso situazioni che possono essere controllate più facilmente rispetto ad altre, come i mezzi pubblici o i centri commerciali, sempre strapieni, non è giusto.
In piscina, palestra e negli impianti sportivi in generale, c’è molto più controllo e sicurezza.

Si sta affrontando in maniera sommaria alcuni problemi, lo sport in Italia coinvolge tantissimi giovani ed è importante anche per la salute.
Di questo problema ne ho parlato con il dottor Andrea Di Vita (laureato in Scienze Motorie, chinesiologo e personal trainer), il quale ci ha espresso il suo punto di vista.
Perché è importante fare sport?
«Ora, più che mai, è fondamentale incentivare l’attività fisica e sensibilizzare quella porzione di popolazione sedentaria ad attuare un valido piano di prevenzione attraverso il movimento, l’educazione alimentare e un corretto stile di vita, combattere per mantenere attivi i centri sportivi e le palestre è interesse di tutti. Senza questi servizi interrompiamo il consolidarsi del filone culturale, già avviato da anni, dell’esercizio fisico come il più potente farmaco contro malattie cardiovascolari, obesità, diabete, osteoporosi, sarcopenia, malattie trasmissibili e non. L’inattività fisica ha un enorme impatto sulle probabilità di contagio e sviluppo di una condizione grave di Covid».

Dal punto di vista scientifico, cosa consigliamo?
«La scienza si è già più volte esposta con innumerevoli studi sull’argomento con dati chiari e risultati evidenti, la farmacologia ha dei limiti in termine di prevenzione e cura di molte malattie, i fattori di rischio per il Covid sono gli stessi delle malattie elencate precedentemente e i grandi media, i giornali e le televisioni hanno la responsabilità morale di fare informazione corretta e consapevole, grazie alla presenza di professionisti ed esperti che portino alla luce gli studi interessati davanti al grande pubblico».

In conclusione, non si deve bloccare lo sport…
«Nonostante lo stato di emergenza non si può pensare di bloccare del tutto un settore così importante, rispettando rigorosamente le regole disposte dal dpcm, i gestori in primis e i clienti, sportivi sono invitati a trovare strategie sostenibili per favorire il mantenimento delle loro attività. Ricordiamoci che all’interno di queste strutture lavorano professionisti che conoscono i bisogni e le necessità di una popolazione sempre più fragile».
Chiudere di nuovo tutto, porterà un danno enorme: perderemo tutti, sia dal punto di vista economico, sia da quello umano, perché avremo allontanato tantissime persone da una cosa bellissima da fare nella vita: lo sport.