Riceviamo e pubblichiamo
Domenica 4 ottobre si celebra la decima edizione della Giornata Nazionale delle Dimore Storiche. Le dimore storiche da scoprire nel territorio metropolitano torinese.

Domenica 4 ottobre è in programma la decima edizione della  Giornata  Nazionale delle Dimore  Storiche Italiane, promossa dall’ADSI-Associazione Dimore Storiche Italiane con il patrocinio della Commissione nazionale italiana per l’Unesco e di numerosi Enti locali, tra i quali la Città Metropolitana di Torino. Sarà possibile visitare gratuitamente le dimore aderenti all’evento dalle 10.30 alle 13 e dalle 14.30 alle 17.30.

L’edizione del decennale può contare sulla collaborazione della Federazione Italiana Amici dei Musei e dell’associazione nazionale Case della Memoria. Saranno 27 le dimore visitabili in Piemonte e Val d’Aosta, alcune per la prima volta. Nel Torinese si potranno scoprire il fascino e le bellezze architettoniche e paesaggistiche di Casa Lajolo a Piossasco, dei castelli Galli a La Loggia e Marchierù a Villafranca Piemonte, di Palazzo Castelvecchio a Bricherasio, del parco del castello di Sansalvà a Santena, del castello Provana e di Villa Richelmy a Collegno, del  Palazzotto Juva a Volvera e di Villa d’Agliè a Torino. Ogni residenza ripercorrerà le vicende storiche e gli aneddoti che l’hanno vista protagonista, offrendo in molti casi eventi collaterali, come degustazioni di vini o di prodotti delle annesse aziende agricole.
Per garantire il rispetto delle norme di sicurezza anti Covid-19  è  necessario prenotare la  propria  visita.

L’elevato numero di adesioni – oltre il 10% delle realtà nazionali aperte il 4 ottobre – sottolinea la volontà dei 4500 soci ADSI, di cui 300 circa in Piemonte e Val d’Aosta, di tener fede a un appuntamento che sensibilizza i visitatori sul valore storico, artistico e socio-economico di una parte importante del patrimonio culturale nazionale. Spesso considerate luoghi delle meraviglie inossidabili al tempo, le dimore storiche sono in realtà gioielli fragili, la cui tutela e conservazione sono interamente affidate ai proprietari privati, che si fanno carico di custodirne la storia e preservarne il paesaggio, rendendoli fruibili da tutti. Le dimore storiche contribuiscono a sviluppare un forte senso di appartenenza e ad alimentare un tessuto socio-economico radicato nel tempo. I proprietari, con l’atto di vincolo imposto dallo Stato, sono obbligati alla salvaguardia di questi beni monumentali senza avere in cambio nessun tipo di supporto. Il loro mantenimento può salvare, in questo delicato momento economico, piccole imprese e artigiani, aprendo anche aprire nuove prospettive ai giovani. La

Giornata nazionale vuole infatti valorizzare e ringraziare gli artigiani, i restauratori, i giardinieri e tutte le maestranze  che localmente affiancano  i proprietari nel compito  di  preservare le rispettive dimore, gli arredi  e i  giardini storici.
Le informazioni relative a orari, modalità di apertura delle singole dimore e alle prenotazioni obbligatorie sono disponibili sul sito Internet dell’ADSI  alla pagina  www.associazionedimorestoricheitaliane.it/sezione-visite-dimore-piemonte

LE RESIDENZE VISITABILI A TORINO, BRICHERASIO, COLLEGNO, LA LOGGIA, PIOSSASCO, SANTENA E VILLAFRANCA PIEMONTE E VOLVERA
La Casa Lajolo a Piossasco è nota per il suo giardino su tre livelli e per l’hortus conclusus che riprende le geometrie del giardino all’italiana. Acquistò l'attuale assetto alla metà del XVIII secolo,probabilmente per opera del conte Aleramo di Chialamberto. Con l'estinzione dei Chialamberto, intorno al 1850, la proprietà fu ereditata dai cugini, i conti Lajolo di Cossano, che la possiedono tuttora. Il complesso presenta tre aree principali: il giardino, l'orto e il tradizionale “prà giardin”. Al livello più alto del giardino all'italiana vi è il piazzale prospiciente la casa padronale. Le siepi di bosso caratterizzano più diffusamente il secondo livello, suddiviso in un giardino all'inglese e in uno simmetrico all'italiana, con un boschetto di tassi che crea una quinta verde. Il terzo settore ospita un frutteto e un pergolato. Ultimamente l’orto racchiuso da mura è stato oggetto di un intervento che lo ha trasformato in orto-giardino destinato alla produzione orticola, che formalmente riprende le geometrie del giardino all’italiana. È gratuita la visita al giardino e all’orto – giardino, con prenotazione obbligatoria, anche per gruppi con al massimo 15 persone, scrivendo a info@casalajolo.it
Il castello Galli della Loggia, da tempo trasformato in villa di rappresentanza, appartenne a partire dal XII secolo ai Provana di Carignano. Alla fine del XVI secolo passò a Giacomo Darmelli, che ricostruì le parti danneggiate. I suoi figli ricevettero l’investitura di signori di La Loggia dall’abate di San Michele della Chiusa. Tra il 1500 e il 1600 le descrizioni parlano del castello di La Loggia come di una fortezza circondata da mura e fossato, munita di ponte levatoio, torre e forno e affiancata dalla cappella di San Giacomo. Nel 1700, grazie ad un matrimonio, il castello, le sue case rurali e 250 giornate di terra passarono ai conti Galli di La Loggia, che nel corso dell'800 ne completarono la trasformazione in villa signorile di rappresentanza. Le visite delle sale da ricevimento del piano terra sono guidate dalla marchesa Emanuela Ripa di Meana, che conosceva bene l'ultima contessa Galli della Loggia, di cui è anche parente prossima. Domenica 4 ottobre sarà allestita un'esposizione di prodotti biologici a km 0, ricavati da coltivazioni nell'antica tenuta moncalierese dei Ripa di Meana, la cui elaborazione è seguita direttamente dal marchese Francesco, presente e a disposizione del pubblico. Per le prenotazioni si può scrivere a info.castellogalli@gmail.com
Il Castello di Marchierù di Villafranca Piemonte è sempre stato trasmesso per successione diretta o per dote dai Savoia Acaja ai Solaro e poi ai Filippi di Baldissero, antichissima famiglia risalente ad Alineo, visconte d’Auriate nell’878. A tale famiglia appartenne Vittorio Antonio, che nell’assedio di Vienna del 1736 fu aiutante di campo del principe Eugenio di Savoia, feldmaresciallo d’Austria, comandante generale della cavalleria Imperiale asburgica e dell’Armata d’Ungheria. Il castello, noto anticamente come “Marchierutum in Soave” è menzionato per la prima volta in un documento del 1225 per una donazione in favore dell’abbazia di Santa Maria di Cavour sottoscritta nel suo salone. Il complesso architettonico comprende il maniero, il fortilizio e la cappella gentilizia, inseriti in un parco a disegno ottocentesco che comprende a sua volta le antiche scuderie e la cascina di Borgo Soave, entrambe di origini settecentesche. L’ultima erede dei Filippi di Baldissero, Camilla, andò sposa al conte Vittorio Prunas Tola. Tramite il loro figlio primogenito Severino, il castello e la tenuta sono pervenuti agli attuali proprietari, donna Paola Prunas Tola Filippi di Baldissero dei conti Arnaud di San Salvatore e il marito Camillo Mariconda, patrizio napolitano dell'antico Sedile di Capuana. Il 4 ottobre sono in programma visite gratuite e guidate ogni ora alla cappella gentilizia, al parco ottocentesco, al giardino all'italiana e alle scuderie settecentesche. Per la visita alle sale storiche insieme ai proprietari il contributo è di 6 euro. Per le prenotazioni si può scrivere a  segreteria@castellodimarchieru.it
Il Parco del castello di Sansalvà a Santena venne disegnato da Xavier Kurten, paesaggista prussiano che si occupò dei parchi dei Savoia dal 1820 al 1840 e che trasformò il paesaggio naturale santenese in un teatro a misura d’uomo. Nove piante alte oltre 40 metri ricompongono la sagoma del Monviso. A Sansalvà Kurten lavorò per Vittorio Amedeo Balbo Bertone di Sambuy, ministro del Regno di Sardegna e plenipotenziario a Vienna nel 1830, anno in cui Kurten disegnò per la famiglia Cavour il parco di Santena. Sfruttando la posizione dominante del castello, sul margine della terrazza fluviale del Banna, Kurten accolse nel suo disegno la catena delle Alpi e il Monviso e legò in unico sguardo le tre aree della tenuta: il castello e le pertinenze, il parco e la zona agricola. La sua idea di parco “all’inglese”, contemplava ampi spazi a prato, con gli alberi a fungere da sipario e quinta su scene agricole o gruppi monumentali. La maestà del Monviso è ricomposta dal gruppo delle Nove Piante (esemplari alti oltre 42 metri di cipressi calvi, monumento nazionale) e dalla Grande Quercia, esemplare ultracentenario reso protagonista del genio di Kurten, che trasformò con pochi interventi, il paesaggio naturale in un teatro a misura d’uomo e propose scenari diversissimi per colori, spirito e solennità. La visita dura un’ora e mezza e comprende il parco storico e la serra del Castello, le cascine Pallavicini e gli esterni. I gruppi di 35 persone al massimo partiranno alle 10, alle 12, alle 14,30 e alle 16,30. per le prenotazioni si può compilare il form pubblicato sul sito dell’ADSI.
Il Castello Provana di Collegno rivela l’impronta di Guarino Guarini e Filippo Juvarra, fra i maggiori architetti del barocco piemontese. In occasione della Giornata nazionale sarà visitabile la mostra dedicata a Vittorio Emanuele II nel bicentenario dalla nascita. La mostra e la conferenza in programma alle 16 saranno aperte al pubblico e sono organizzate dall’associazione internazionale Regina Elena. Il castello fu edificato da Umberto III il Beato di Savoia intorno al 1171. L’originario impianto comprendeva cinque torri a pianta circolare, a cui si accedeva attraverso un ponte levatoio. Nel corso del XIII secolo venne in gran parte distrutto e poi ricostruito alla fine del secolo a opera di Guglielmo VII di Monferrato. Appartenne al ramo dei principi d’Acaja di Casa Savoia, conti di Collegno, fino all’estinzione della casata. Carlo Emanuele I Duca di Savoia concesse nel 1599 il feudo a Giovanni Francesco Provana di Carignano, primo conte Provana di Collegno. Il figlio Ottavio iniziò i lavori di ampliamento con una parte che rivela la presenza dell’architetto Guarino Guarini. Le guerre rallentarono le opere, che ripresero su progetto di Filippo Juvarra dopo il 1720 e furono terminate poi dall’architetto Alberto Talucchi, riducendone le dimensioni ma rispettando le indicazioni juvarriane. Il maniero è circondato da un ampio parco con piante secolari di maestose dimensioni. Domenica 4 ottobre sarà possibile la visita gratuita e guidata del parco e del piano terreno, alla presenza di figuranti d’epoca. Per informazioni si può scrivere a info@castellodicollegno.it
Il Palazzotto Juva di Volvera fa parte del complesso della cascina Pascolo Nuovo. Le prime testimonianze storiche risalgono al 1628, quando la comunità di Volvera vendette al conte Urbano Piossasco Folgoris di Scalenghe una “Cassina della Margheria”, ossia del Pasco. Il conte Urbano, governatore di Pinerolo, nel 1630 subì l’assedio francese e fu costretto a capitolare, consegnando la città al nemico. Prima di andare in esilio in Francia, vendette la cascina del Pasco al conte Gettullio Piossasco di Rivalba, archibugiere del duca di Savoia, da cui ricevette il Collare dall'Annunziata. Nel 1794 l’immobile passò all’Opera Pia dell’Albergo di Santa Croce in Villastellone, gestita da un ricco commerciante che si occupava degli indigenti. Nel 1797 Giacomo Pio Juva di Torino comprò la cascina del Pascolo Nuovo, la ristrutturò e costruì il Palazzotto con la torre e il campanile, facendo dell’edificio la sua residenza estiva. Realizzò il giardino con grandi alberi esotici, la ghiacciaia in pietre di tufo e conchiglie, l’orto padronale e il pozzo. Il pittore Mariani dipinse le volte dei saloni del piano terreno con vedute dei castelli della valle del Reno e del castello di Heidelberg. La parte della dimora aperta gratuitamente al pubblico comprende il giardino, il cortile e la parte agricola. A pagamento si possono visitare il parco e il piano terreno del Palazzotto. Domenica 4 è in programma uno spettacolo del gruppo “Historia Subalpina”. Per le prenotazioni si può scrivere a arch.lilianacanavesio@gmail.com
Il Palazzo Castelvecchio di Bricherasio sarà visitabile per la prima volta. In origine casa popolare, oggi condensa in sé più stili, con la facciata neoclassica e il lato che affaccia sul giardino con le tipiche logge settecentesche, tratti ottocenteschi e motivi floreali liberty. Il palazzo fu per tre secoli la residenza dei conti Ricca di Castelvecchio. Nel '700 fu ingrandita quella che all'epoca era una casa popolare costruita sulle antiche mura del castello del XVI secolo, demolito nel XVII dai francesi. Domenica 4 sarà possibile visitare gratuitamente il giardino, il cortile, l’ingresso interno del palazzo e la cantina. Si potranno ammirare a pagamento i saloni del primo e del secondo piano. L’ingresso costa 8 euro e comprende in omaggio 1 kg di riso prodotto dalla famiglia Andreis. Le visite guidate partiranno ogni ora.
Villa Richelmy a Collegno  fu  costruita su progetto dell'architetto Carlo Ignazio Galletti nel 1774 come luogo di villeggiatura del banchiere Pietro Rignon, che la volle dotata di una cappella interna al corpo di fabbrica e di un grande parco cintato. Ancora oggi nel parco si possono ammirare piante secolari ed elementi architettonici di pregio, come una piccola peschiera, uno scalone monumentale e artistiche rovine. Gli interni, di sobria e signorile eleganza, si conservano sostanzialmente intatti. Ereditata da una figlia del fondatore, Gertrude Cottolengo Rignon, la residenza fu da costei assegnata alla propria figlia, Olimpia Cottolengo, che la recò in dote nel 1808 ad Agostino Richelmy. La proprietà è rimasta ai Richelmy sino ai giorni nostri. I discendenti diretti del fondatore la abitano stabilmente, dopo aver intrapreso recentemente interventi manutentivi e conservativi, tuttora in corso. Nella giornata del 4 ottobre si potranno visitare gratuitamente il parco, il cortile e due saloni al piano terreno, mentre la visita alle stanze private del secondo piano costerà 5 euro a persona. Per le prenotazioni si può scrivere a stefanocaraffabraga@yahoo.it
Villa d’Agliè a Torino, dall'immutato fascino settecentesco, fu proprietà del duca Carlo Emanuele Filiberto. Dopo essere stata acquistata dall’avvocato legato alla corte sabauda Gaspare Bellezia, all’inizio dell’800 passò a sir John Foster, ambasciatore d’Inghilterra a Torino, il quale trasformò il giardino all’italiana in giardino romantico, piantando cedri del Libano, sequoie e ippocastani, potendo contare sulla consulenza dell’architetto paesaggista Russel Page. In seguito sul giardino intervenne anche l’architetto Stefano Giacosa. Dal 2007 il complesso fa parte del registro nazionale dei giardini storici. La villa collinare è circondata da un parco storico di ippocastani e tigli ed è rimasta pressoché immutata nel tempo, con i suoi soffitti a cassettoni decorati e le stanze con carta da parati cinese. Per le prenotazioni si può compilare il form pubblicato sul sito dell’ADSI.