Riceviamo e pubblichiamo
Domani, domenica 23 agosto, “Paesi che vai” e Livio Leonardi ci portano a conoscere Alghero mentre per “Di là dal fiume e tra gli alberi” possiamo vedere il documentario di Giuseppe Sansonna “Fondi e Sperlonga, terra di nessuno”.  

Ad Alghero con “Paesi che vai” sulle tracce dei re che l’hanno resa un’inespugnabile città fortezza
Domenica 23 agosto
, alle 9.40 su Rai1, “Paesi che vai…” farà tappa ad Alghero: l’Alguer, come la chiamano i suoi abitanti. Livio Leonardi, ideatore e conduttore del programma, condurrà il pubblico alla scoperta della Barceloneta, la piccola Barcellona italiana, un appellativo che ancora oggi racconta, nel labirinto di vicoli cittadini e tra le facciate dei palazzi, il radicato cuore catalano della città. Quasi quattro secoli di dominazione catalano-aragonese hanno segnato la storia di Alghero e dei suoi re, tra tetti rossi, torri e cupole svettanti verso il cielo e l’incantevole mare che s’infrange sui bastioni che l’hanno resa inespugnabile. Ma non è tutto. Si curioserà tra le eccellenze del territorio, alla scoperta dei segreti di un naturale metodo di allevamento di pecore, grazie al quale si produce un latte crudo straordinario e dei formaggi dal sapore intenso e deciso. E, proseguendo tra le tradizioni sarde, custodite nelle memorie di una terra e di un mare generosi, i telespettatori assisteranno ai festeggiamenti di Sant’Antioco, per scoprirne gli aspetti folkloristici, ma anche per conoscere i famosi dolci legati al Santo Devoto. E, infine, percorrendo la costa marina algherese lunga circa 80 km, in cui vive la maggiore colonia di corallo della qualità più pregiata, ci si addentrerà nelle incantevoli bellezze naturali che la circondano, tra panorami spettacolari e sport. 

Di là dal fiume e tra gli alberi: Fondi e Sperlonga, terra di nessuno
Terra di nessuno
. Così, nell’Ottocento, veniva chiamato il tratto di Appia antica, sospeso tra la Torre dell’Epitaffio e la Portella di Monte San Biagio, perfettamente equidistante tra Roma e Napoli. Quasi quattromila metri senza giurisdizione, in balia dei briganti, tra uno Stato Pontificio appena finito e un Regno Borbonico non ancora cominciato. È il territorio al centro del documentario di Giuseppe SansonnaFondi e Sperlonga, terra di nessuno”, in onda domenica 23 agosto alle 22.10 su Rai5 per la seconda stagione di “Di là dal fiume e tra gli alberi”. Oggi sembra un varco tra spazio e tempo. Superandolo, la realtà sfuma nell’immaginazione. Sotto l’arco, sull’Appia, le biciclette dei contadini fondani, immortalati negli anni Cinquanta da Giuseppe De Santis sembrano confondersi con quelle dei braccianti Sikh, facendo somigliare Borgo Hermada, frazione di Terracina, ad un avamposto della Mòmpracem di Salgàri. Nella Terra di nessuno, all’inizio dell’800, imperversava Michele Pezza da Itri, detto Fra Diavolo. Capeggiava un mucchio selvaggio di irregolari e la storia lo ha marchiato come brigante, ma rimase sempre fedele al Re Ferdinando di Borbone, usando abilmente l’arte della guerriglia. Alla fine, fu sconfitto dal colonnello francese Hugo, padre dell’autore de “I miserabili”. Fondi, luogo di antica tradizione agricola e commerciale, ha uno dei mercati ortofrutticoli più grandi e vitali d’Europa. Ma è anche il luogo di nascita e prima formazione del regista Giuseppe De Santis, del pittore Domenico Purificato e del poeta Libero De Libero. Grandi artisti, molto legati tra loro, realizzarono insieme il film “Giorni d’amore”, nel 1954 e a Fondi, per celebrarne la memoria, nascerà, all’interno dell’ex convento di San Domenico, il Museo del Neorealismo. Giuseppe De Santis ha fatto innamorare di Fondi anche il protagonista di quello che fu il suo ultimo film: Lino Capolicchio. Al punto che l’attore, nato a Merano, ha deciso di trasferirsi in paese. È un territorio che culla e attira figure di spicco della cultura italiana, come lo scrittore Tommaso Landolfi, nato e cresciuto nella vicina Pico Farnese. Scrittore amatissimo da Fellini, implacabile nel cogliere il lato surreale di questa provincia, scrisse romanzi pieni di donne bellissime dalle zampe caprine, aristocratici dissoluti e feroci briganti. Raf Vallone, grande divo italiano, aveva invece eletto la scabra Sperlonga a suo buen retiro, perché gli ricordava l’aspra autenticità della sua Tropea. A partire dagli anni Cinquanta, fece transitare nella sua villa avveniristica le star del cinema italiano e internazionale.