di Roberta Pelizer
La titolare del brand RP, Roberta Pelizer, ci racconta del turchese e del suo utilizzo.

In questo articolo mi voglio dedicare ad una pietra che pur non essendo originaria dell’Italia trova nel bel paese le sue espressioni più alte nel campo dell’alta gioielleria da nord a sud.

Una piccola premessa da dire è questa: si dice la turchese e non il turchese, la turchese è la pietra dura che viene usata sin dall’antichità, basti ricordare gli scarabei azzurri incisi presenti in molte tombe dei faraoni egizi, per costruire monili e oggetti ornamentali preziosi, infatti la troviamo presente negli orecchini, anelli e bracciali in primis.
Plinio cita la turchese nella sua “Naturalis Historia” chiamandola Callaina termine che deriva dal greco e significa bella pietra ed egli stesso diceva che tale pietra era molto delicata poiché poteva essere attaccata dagli oli, dai profumi, dai balsami e dal vizio, i turchesi vengono spesso trovati come concrezioni o incrostazioni su altre pietre e spesso accanto a miniere di rame.

Si presenta di un colore azzurro con delle imperfezioni dette matrici ed è una pietra molto porosa, da qui nasce il problema che già Plinio aveva notato: profumo o altre sostanze acide potrebbero alterarne la lucentezza e addirittura farle cambiare colore e questa cosa viene per quasi tutte le pietre come il corallo, il lapis e la turchese.
C’è da dire per quest’ultimo una cosa in più: lo stesso ossigeno dell’aria porta la turchese a prendere delle sfumature verso il verde (anche a causa delle piccole intrusioni di rame che la pietra spesso contiene) tramite un processo che viene chiamato ossidazione per questo motivo nel passato si cercava di fare tornare il colore della turchese con dell’acqua ossigenata e così si otteneva la sua pulizia seppur parziale.

Concentrandoci in tema gioielleria bisogna sapere alcune cose per riconoscere una turchese di valore perché il prezzo della pietra naturale di prima scelta, soprattutto in collane a pallini, è molto elevato e non distantissimo da quello del vero corallo (del quale parleremo nel prossimo articolo).
Con poche centinaia di euro si può acquistare solo la collana di pasta turchese altrimenti bisogna prepararsi a un investimento di qualche migliaia di euro.
La pasta di turchese ad esempio non presenta matrici ed imperfezioni e risulta di un colore omogeneo lungo tutto la sua superficie.

Un marchio italiano eccellente per quanto riguarda la lavorazione della turchese è la famiglia De Simone che si occupa di alta gioielleria, infatti, gli accostamenti che vengono fatti con questa pietra sono spesso i diamanti ed il corallo, oppure topazio azzurro, lo smeraldo ed altre pietre chiare dando risalto alla classe e raffinatezza che solo un gioiello unico può fare.