Riceviamo e pubblichiamo
Domani, giovedì 6 agosto, su Rai5 seconda puntata de “I tesori della Royal Collection” mentre su Rai Storia prima puntata sulla Cina a fine sedicesimo secolo.

“I tesori della Royal Collection” per la serie “Arte, passione & potere”
Dipinti, acquerelli, ceramiche, gioielli, arazzi, libri antichi. Con oltre un milione di pezzi, la Royal Collection della famiglia reale britannica rappresenta una delle più grandi e prestigiose collezioni d’arte del mondo. I suoi capolavori, realizzati da artisti come Van Dyck, Holbein, Leonardo da Vinci, Vermeer, Canaletto e molti altri, tappezzano le pareti del Castello di Windsor, di Hampton Court e di molti altri palazzi, musei e istituzioni in giro per la Gran Bretagna. Ma come è nata questa formidabile raccolta, frutto di una vera passione per l’arte da parte di re e regine? E quali tesori conserva? Lo svela lo storico dell’arte Andrew Graham-Dixon nella serie  “Arte, passione & potere“, che nell’episodio in onda giovedì 6 agosto alle 19.15 su Rai5 (canale 23) racconta gli anni della Collezione reale dal 1660 in poi, quando, inizialmente svenduta e dispersa ai quattro venti, la raccolta torna a vivere con Carlo II, che segna il ritorno della monarchia. E con essa la passione per l’arte. Lentamente vengono acquisiti nuovi pezzi, mentre altri vengono restituiti per paura di rappresaglie. La collezione reale era tornata in vita.

“a.C.d.C.” racconta la “Cina, l’impero del tempo” con il professor Barbero
La missione gesuita di Matteo Ricci e dei suoi confratelli in Cina
, alla fine del Sedicesimo secolo. La racconta il documentario in due episodi “Cina, l’impero del tempo”, in onda giovedì 6 agosto dalle 21.10 su Rai Storia (canale 54), per il ciclo “a.C.d.C.” con l’introduzione del professor Alessandro Barbero. La prima parte del racconto è incentrata sulla figura di Ricci e i suoi tentativi di arrivare a Pechino, alla corte imperiale Ming, sfruttando le sue competenze matematiche e di geometria. In primo piano c’è “l’incontro-scontro” tra cinesi e occidentali rispetto alla cosmologia e all’astronomia, e quindi alla misurazione del tempo, ai calendari e alle predizioni di fenomeni celesti. Ricci riesce a essere ammesso a corte e converte al Cristianesimo anche alcuni dignitari, appassionati di astronomia. Dopo il fallimento degli astronomi cinesi nella predizioni di un’eclissi solare, Ricci muore e l’imperatore affida a uno dei dignitari convertiti la direzione dell’ufficio astronomico di matematica e la preparazione (riforma) di un nuovo calendario imperiale. La dinastia Ming viene però deposta e sostituita da quella Manciù, e il destino dei gesuiti con i nuovi dominatori rimane in sospeso. Nella seconda parte, alle 22.10, il protagonista è un confratello di Ricci, il gesuita tedesco Johann Adam Schall von Bell, che riesce a ottenere la direzione dell’ufficio astronomico di matematica e dell’osservatorio imperiale, convincendo il “Gran Segretario” del principe reggente Dorgon grazie a una predizione accurata di un’eclisse parziale di Sole che umilia gli astronomi imperiali. Ottiene, inoltre, i favori del giovane imperatore Shunzhi che lo vuole come consigliere scientifico. Schall viene successivamente raggiunto dal confratello belga Ferdinand Verbiest. L’imperatore Shunzhi muore però di vaiolo e si scatena una lotta di successione, in questa fase riemerge l’odio per gli “usurpatori occidentali”, fomentato dai mandarini che precedentemente erano a capo dell’ufficio matematico e dell’osservatorio. Schall, Verbiest e altri confratelli vengono arrestati. Il vecchio gesuita tedesco muore. Con l’ascesa del nuovo imperatore, Kangxi, Verbiest torna invece a rivestire il suo ruolo, sconfiggendo in varie prove e predizioni i suoi avversari, pubblicamente. L’amicizia tra Verbiest e l’imperatore crescerà, il gesuita otterrà la riammissione di numerosi confratelli esiliati e sarà elevato al più alto grado della gerarchia dei mandarini. Morirà nel 1688 e sarà sepolto vicino a Matteo Ricci e Adam Schall.