rubrica a cura di Fabrizio Capra
Nato dalla collaborazione fra musicisti attivi da anni nel panorama indie italiano, fra influenze synth-pop, new wave ed elettro-pop il progetto “Hostile” presenta l’omonimo album di debutto, pubblicazione indipendente. L’essenza degli Hostile è da ricercare nel doppio senso del nome del progetto. “La ricerca continua di un linguaggio musicale evocativo, in equilibrio tra l’eleganza dei suoni ‘60s e una certa vena narcisistica e provocatoria, dà forma a un mondo intenso e molto personale che predilige i forti contrasti e le sonorità più oscure” (Vittorio Saginario).

Il duo milanese Hostile, formato da Vittorio Saginario (voce, chitarra e synth) e Giancarlo Belgiorno (basso, chitarra e synth), presenta l’omonimo disco di debutto, Schermata 2020-02-12 alle 21.42.51pubblicato a dicembre 2019. Un album pieno di influenze molto varie, che spaziano dal synth pop alla new wave anni ’80, passando per le sonorità più aspre e dissonanti del grunge dei ‘90 e dall’ elettro-pop contemporaneo. Per la produzione artistica, il duo si è affidato a Davide Ferrario, polistrumentista e appassionato artigiano del suono analogico, nonché producer di musica elettronica conosciuto a livello nazionale e internazionale. È presso il suo Frigo Studio, a Milano, che il disco è stato registrato. La passione di Ferrario per l’Indie Rock è presente negli accattivanti intrecci fra voce, chitarra e basso elettrico che giocano PHOTO-2020-02-16-18-54-13coi synth.
Il progetto “Hostile” nasce come trio, di cui faceva parte anche il batterista e DJ Fabio Cacciatore, co-fondatore del progetto.
Vittorio Saginario, ferrarese di nascita, inizia la propria carriera cantando negli LTD, band con la quale ha registrato due album ed è arrivato alle finali di Sanremo Rock nel 2001. Al progetto ne seguono altri, fra cui Velouria con cui Saginario arriva alle finali del MEI nel 2002.
Giancarlo Belgiorno, leccese ma milanese d’adozione, inizia ad affermarsi come bassista e autore agli inizi del secondo millennio nel progetto PHOTO-2020-02-16-18-54-49Studiodavoli con Gianluca De Rubertis (Il Genio) e Matilde De Rubertis (aka Matilde Davoli e Girl with the Gun) e il batterista Riccardo Schirinzi, raccogliendo numerosi consensi di critica fino a essere nominati vincitori di Arezzo Wave nel 2002 come band pugliese emergente.
I due si incontrano dopo diversi anni e nasce il progetto Hostile. Inizialmente i brani vengono pubblicati soltanto su Facebook, mentre a dicembre 2019 arriva il vero e proprio debutto con l’omonimo album.
“Hostile” è un lavoro dalle forti influenze elettro-pop, synth, new wave anni 80, con qualche incursione del grunge anni 90.

HOSTILE – L’ALBUM TRACCIA PER TRACCIA
“Hostile” si apre subito con “Suona Piano”:  atmosfere che ricordano le buie strade di “1997 – Fuga da New York” di Carpenter, per poi sfociare nell’accattivante pop rock  di “Work in progress”, fra David Bowie e Baustelle.
Ancora strade di cemento e foglie che si incrociano, e anime metropolitane che si perdono, come si dissolve il finale della raffinata ballata indie-rock “Weird Architecture”, fra un basso ‘60s, chitarre minimali nello stile di Joy Division, PHOTO-2020-02-16-18-54-02abbondante uso di Moog e Prophet e un cantato sussurrato.
In “Horror” le chitarre e i synth prendono il sopravvento con suoni più duri, aspri, lancinanti che rimandano alle sonorità e ai cambi armonici dell’ultimo Julian Casablancas con The Voidz.
Cosa vuoi che sia” termina con un canto liberatorio che suona come una sofferta preghiera.
Segue “Desdemona”,  una ballata dai toni cupi ed esasperati e dall’urlo finale che rimanda ai  Radiohead più rock e meno elettronici di Ok Computer.
Con il pezzo omonimo “Hostile” la drum machine è incalzata da un basso ossessivo e chitarre dilatate che ricordano gli ultimi Tame Impala, per poi passare a un suono più  ruvido che si perde in un finale epico stracolmo di tastiere alla Vangelis di “Blade Runner”.
Ex Machina” è una ballata psichedelica e futurista: un omaggio al film di fantascienza di Alex Garland dal quale eredita atmosfere cupe e rarefatte.
Il disco si chiude con “Alba”, un’ inaspettata nota di luce e colore, di melodia e candore nei ritmi sospesi fra Bossanova e synth pop.

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