di Raffaele C.
Oggi per l’angolo del tifoso raccogliamo la testimonianza di un tifoso che ha assistito al derby della Madonnina, versione nerazzurra.

Il giorno dopo sembra di essere ancora lì dentro, in quella curva, ad abbracciare qualcuno che nemmeno conosci e che sta provando le tue stesse emozioni. Emozioni che IMG_8316-10-02-20-03-37forse in 25 anni di curva avevo provato allo stesso modo solo al Santiago Bernabeu in quella lunghissima notte del 10 maggio. Emozioni che solo lo stadio ti può dare e proprio per questo è difficile descrivere la carica di adrenalina che ti entra dentro e l’eccitazione generale: non si è in salotto ma dentro al campo, non ci sono quindi 11 giocatori ma siamo 12 con me li in mezzo, non sono seduto sul divano ma salto, urlo, gesticolo, mi arrabbio, tifo, piango e gioisco allo stesso tempo.
Il derby poi, il derby di Milano, come puoi descrivere quello che senti a chi non c’è? Basta vedere la marcia di avvicinamento alla scala del calcio: bambini, ragazzi, uomini, donne, famiglie intere… tutti insieme, con i loro colori e i propri vessilli senza un insulto, senza una parola fuori posto, come dovrebbe essere sempre per una partita di calcio in Italia e nel mondo. Poi passi i tornelli, entri nella pancia dello stadio e li capisci, ancora una volta, che qualsiasi cosa accada ne uscirai comunque con un’emozione in più, qualcosa che sicuramente non dimenticherai. Vedi lo spettacolo del IMG_8315-10-02-20-03-37tifo… le curve… e capisci che c’è gente che vive il Derby ogni giorno dell’anno e per far sì che la propria coreografia sia migliore dell’altra o semplicemente più emozionante. E vi assicuro che anche domenica l’emozione delle coreografie è stata magnifica come ogni derby che si rispetti. La curva rossonera ha proposto un “interista zabetta” che in dialetto milanese vuol dire pettegolo e che sembrerebbe un messaggio rivolto ai cugini accusati di collaborare con le forze dell’ordine in riferimento a situazioni o episodi successi in passato mentre la curva interista ha preso spunto dalla storia con un “vipereos mores non violabo” che significa non Violerò le usanze dragonesche, frase che fa riferimento al Biscione dei Visconti, da sempre simbolo dell’Inter.
Ecco… anche stavolta le due curve hanno vinto, sia la nord sia la sud, perché con la loro passione, il lavoro di mesi e la fatica per far sì che tutto sia perfetto non può aver un solo vincitore.
Dopo tutte queste emozioni, ci sarebbe anche la partita… anzi, le due partite perché domenica, incredibilmente, sembra come se ne fossero giocate due. La prima, da quarantacinque minuti, ha visto una sola squadra in campo, il Milan, capace di 5003-10-02-20-03-37dominare in lungo e in largo una squadra che aveva 19 punti in più in classifica e portarsi meritatamente in vantaggio 2-0. Al rientro dagli spogliatoi invece, inizia la seconda partita. Perché l’orrore generale del primo tempo della squadra che ha 19 punti in più si trasforma in orgoglio: l’Inter la ribalta, vince e aggancia la vetta della classifica dimostrando di essere una squadra che non è per nulla perfetta ma che non si arrende mai. Mai. Quindi termina 4-2 uno dei derby più belli della storia, lo vince l’Inter sul campo ma, forse, Non lo perde Nessuno perché le emozioni provate vanno a prescindere dal tifo, dai colori e dalla fede.
E le emozioni si sa, ti restano dentro comunque sia andata.