a cura della Redazione
Giovedì 16 gennaio si inaugura la mostra “NON eliminare i riflessi”, fotografie di Elisa Raccagni. La mostra che si terrà al Caffè Alessandrino rientra negli appuntamenti del progetto Arte Diffusa ideato e organizzato dall’ Associazione Culturale Libera Mente-Laboratorio di Idee.

NON eliminare i riflessi” è il titolo della mostra fotografica di Elisa Raccagni che verrà inaugurata giovedì 16 gennaio, alle ore 18, nei locali del Caffè Alessandrino (piazza image0Garibaldi) nell’ambito di “Arte Diffusa”, il progetto ideato e organizzato dall’Associazione Culturale Libera Mente – Laboratorio di Idee”.
L’inaugurazione si terrà alla presenza dell’autrice delle foto, introdotta da Fabrizio Priano, Presidente dell’Associazione.
Elisa Raccagni  presenta, in questo progetto, una sua personale visione della fotografia in cui tutto si fonde tra immagini reali e riflessi in un unico effetto suggestivo ed armonioso.
Elisa Raccagni è nata a Pavia nel 1985 e vive in Alesssandria da oltre 25 anni. Laureata in Scienze Ambientali, lavora come ricercatrice nell’ambito della chimica verde. Amante della fotografia dai tempi del liceo, si diletta sia con la fotografia di paesaggi sia con la street photography.

Non eliminare i riflessi
Come fotografare attraverso un vetro ed evitare i riflessi. Se metti insieme, in una stessa frase, le parole “vetro” e “riflesso” il pensiero comune è “come eliminarli?”. Perché? Perché dovrei eliminarli? Un vetro separa e unisce. Separa e unisce la realtà commerciale dalla vita autentica, manichini inerti dalle emozioni umane, oggettistica moderna dalle opere d’arte. Separa e unisce in un nuovo modo di vedere la realtà.
Come è nata l’idea di questo progetto?
«Giravo per Milano – afferma Elisa Raccagniper svolgere un compito che mi aveva dato il mio insegnante del corso di fotografia che stavo seguendo. Più giravo e più non riuscivo a “vedere la foto”. Mi sono seduta sconfortata su una panchina in piazza Duomo… linee e riflessi del Museo del Novecento. Mi si è aperto un nuovo mondo. Tutte quelle vetrine di Milano prendevano vita insieme alla maestosità del Duomo fondendosi l’uno con l’altro. Da quel giorno non smetto mai di vedere riflessi in giro per le città».