Riceviamo e pubblichiamo
Dall’esperienza di Nuvolab e grazie a un primo investimento seed di Oltre Venture nasce COP, la startup che lancia sul mercato la piattaforma di “denuncia as a service” Chi Odia Paga.

COP_sitoL’odio online dilaga e i mezzi per offendere sono “a portata di clic” di chiunque, mentre gli attuali strumenti di tutela legale non permettono oggi di difendersi in modo altrettanto agevole e immediato.
Proprio per colmare questo gap è nata COP: una startup tecnologica ad alto impatto sociale che ha sviluppato “Chi Odia Paga (www.chiodiapaga.it), la prima piattaforma legaltech italiana che difende legalmente le persone bersaglio di odio online (es: misoginia, xenofobia, islamofobia, omofobia, antisemitismo) rispetto ai connessi reati di cui sono vittime (diffamazione, stalking, revenge porn, cyberbullismo, hate speech…).

Francesco-Inguscio
Francesco Inguscio

Nata nel 2018, la startup esce oggi dalla sua fase stealth per invitare associazioni, aziende, influencer, professionisti del settore a registrarsi al sito www.chiodiapaga.it in vista del lancio ufficiale che avverrà a inizio 2020.
COP nasce per iniziativa di Francesco Inguscio, imprenditore seriale in ambito tecnologico e CEO di Nuvolab, uno dei venture accelerator più attivi nel mondo startup italiano; si sviluppa sotto l’advisory dell’avv. Giuseppe Vaciago e il suo team di giuristi; il progetto è sostenuto dal fondo di impact investing Oltre Venture, che nella startup ha investito 200mila euro in un primo round seed.
Secondo l’ultima Mappa dell’intolleranza” redatta da Vox Diritti, oltre il 70% di 215 mila tweet analizzati nel 2019 contiene messaggi di odio: anche le vittime di simili messaggi potranno, tramite COP, richiedere la rimozione degli insulti (c.d. “take down”), svolgere le attività tecniche di preistruttoria, fino ad arrivare all’invio di diffide, esposti al questore, denunce e querele, in base alla gravità del reato commesso dagli “hater”.
Mi sembra doveroso scendere in campo contro l’odio online mettendo al servizio della società le competenze e le risorse accumulate in questi 10 anni di attività nel mondo dello sviluppo di startup innovative – afferma Inguscio – tramite la nostra piattaforma puntiamo a ‘tassare chi odia’ per finanziare progetti di sensibilizzazione ed educazione ad un uso costruttivo della comunicazione sulla Rete”.

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avv. Giuseppe Vaciago

Al suo fianco, come advisor legale, l’avvocato Giuseppe Vaciago e il suo team di giuristi con esperienza ultradecennale in ambito digital forensics e tra i più rilevanti  esperti italiani del settore: per me, e il mio team – dichiara Vaciago – è una sfida professionale continuare a innovare il diritto penale tramite tecnologie legaltech e competenze sviluppate in 20 anni di esperienza in questo ambito”.
Nel progetto ha creduto fortemente il fondo di impact investing Oltre Venture, che ha finanziato con un primo round seed da 200mila Euro l’iniziativa e ne sta supportando lo sviluppo. Il nostro obiettivo è investire in aziende economicamente sostenibili che sviluppino delle soluzioni concrete ai problemi della nostra società – dichiara Luciano Balbo, presidente e co-fondatore di Oltre Venture – Chi Odia Paga, in questo senso, democratizza l’accesso ai servizi legali per tutti coloro che sono vittima di odio online”.
La società, con un core team tutto al femminile costituito dall’avvocato Nicole Monte sul fronte legale e Cristina Moscatelli sul fronte marketing, è stata creata nel 2018 anche grazie alla vincita del bando SIAVS per Startup Innovative a Vocazione Sociale della Regione Lombardia e Unioncamere Lombardia.
Il video di lancio dell’iniziativa qui sotto disponibile è ispirato al sermone del pastore Martin Niemöller contro l’apatia della società civile che portò all’ascesa del nazismo in Germania negli anni Trenta. L’augurio è che la risposta odierna contro il dilagare dell’odio online sia ben diversa. Il messaggio è: da oggi chi odia, paga!

I numeri dell’odio online crescono di anno in anno in maniera impressionante e con essi le vittime in Italia e nel mondo. Secondo stime dell’International Center for Research on Women nel mondo il 73% delle donne ha subìto un qualche tipo di violenza di genere tramite strumenti digitali, ma l’odio online si accanisce contro qualsiasi gruppo sociale. L’ultima “Mappa dell’intolleranza” redatta ad inizio 2019 da Vox Diritti ci ricorda che in Italia su un campione di oltre 215.000 tweet analizzato, ben il 70% contiene messaggi di odio: tra questi il 32% riguardava i migranti (+15% rispetto al 2018), il 27% era contro le donne (+2% rispetto al 2018), il 15% riguardava odio contro gli islamici (+7%rispetto al 2018), l’11% contro i disabili (+3% rispetto al 2018), il 10% contro gli ebrei (+6% rispetto al 2018) e il 5% contro gli omosessuali.