Nero d’Avola: un vino massiccio ma vellutato… così dicono gli esperti… per me un grande vino!

La Capra Enoica (Fabrizio Capra)
Oggi per la rubrica curata da La Capra Enoica si parla di Nero d’Avola.

E lu focu c’hai di dintra
ni lu metti ‘ntra li vini,
oh dilizia senza fini,
l’alma in estasi nì và!
(traduzione: E il fuoco che hai dentro / ce lo metti dentro i vini, / oh delizia senza fine, l’anima in estasi ci và!)
nero davola etichettacon queste parole si conclude la canzone “Sicilia nostra” e ciò sta a significare che oggi, dopo la breve pausa della scorsa settimana dovuta a un vuoto creativo (capita), tratterò di un vino siciliano: il Nero d’Avola.

PILLOLE DI STORIA
Le prime fonti che citano il “Calabrese” risalgono alla fine del 1500 ma è solo dai primi del Novecento che prende il nome di Nero d’Avola.
Sicuramente le sue origini si perdono nei secoli ma il primo che scrisse del vitigno “Calabrese” du il botanico Francesco Cupani nel 1696.
Dapprima utilizzato storicamente come vino da taglio (data la sua alta gradazione), il Nero d’Avola vede il suo sviluppo commerciale agli inizi degli anni sessanta del Novecento e ultimamente ha visto un sostanzioso aumento dei produttori, non solo siciliani, che hanno investito in nuovi impianti.

I RICORDI

Quando degustai per la prima volta un Nero d’Avola? Mi pare di ricordare intorno ai primi anni 90 quando, ora dell’aperitivo, nel bar di un amico chiesi un rosso e lui mi rispose “Ti va bene un Nero d’Avola”.
Nero-d-Avola-red-native-Sicilian-grapeMi colse leggermente distratto al punto che risposi: “Ma che ca… volo! Uno come te mi propone un nero da tavola”.
Ne sortì un esilarante siparietto fin quando non mi fece vedere l’etichetta ed esclamai: “Potevi dirlo subito che mi proponevi un Nero d’Avola”… e vi lascio immaginare il gestaccio che l’amico indirizzò nei miei confronti.
Da allora non in modo esagerato, ogni tanto, un buon bicchiere di Nero d’Avola l’ho sempre apprezzato anche se mai misi piede in terra siciliana mi permetteva di sentirmi partecipe di un territorio.

ORIGINE DEL NOME
Il termine “Calabrese” utilizzato prima dell’attuale denominazione potrebbe essere fonte di confusione, ma il Nero d’Avola nulla ha a che fare con la Regione Calabria. Il 06_MG_9334-vigneto-nero-davola-900x599termine è l’italianizzazione della parola composta “calaulìsi”, formata dall’unione di “calea” (uva in Siciliano antico) e “aulìsi” (ossia originaria di Avola).

PENSIERO… MEDITATIVO
Dato il fatto che la zona di produzione del Nero d’Avola è vasta e ogni zona influisce sulle caratteristiche del vino mi sono trovato davanti a analisi sensoriali variopinte.
Come al solito la frutta abbonda (qualcuno ci ha trovato anche le ciliegie sotto spirito, che forse aveva mangiato prima di degustare il vino) e anche le spezie per non dimenticarci dei fiori (anche secchi o appassiti).
Eccezionale il ritrovarci dentro sentori balsamici, soprattutto di eucalipto ma, anche, liquirizia e rabarbaro: ma il vino lo si fa in cantina o nel sotterraneo di un sinistro erborista che miscela le sue erbe rare?
Però ci sono altri termini che ne fanno un qualcosa di meditativo e che vi raccolgo brevemente:
1- sono vini di forte carattere talvolta un po’ spigolosi, talvolta molte eleganti…
2- è un rosso massiccio ma vellutato dotato di profondità… ma non esplosivo (per fortuna per il nostro apparato gastro-digerente)
3- il frutto può essere maturo ma non è mai una bomba fruttata in stile Bolgheri-Super Tuscan
bottiglie4- il Nero d’Avola è un vino che ha sete… , si percepiscono i sapori della Sicilia più torrida, il sole che batte implacabile con la brezza del mare che ulula in lontananza… (brezza del mare ululà, cantina con Nero d’Avola ululì, questa non potevo lasciarmela scappare…)
5- è un vino arido, non aspettatevi tanta morbidezza (se è arido, è arido)
6- ma non è mai un bouquet paffuto o ridondante…
E come cantava il mio amico Donatello a Sanremo nel 1970… Io mi fermo qui… perché non trovo parole per commentare questa fantasiosa esplosione di saggezza enoica che supera la mia già fervida fantasia.

AFORISMA DELLA SETTIMANA
Il vino, specialmente in Italia, è la poesia della terra. Mario Soldati

 

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