Arneis: un grande vino a cui non si può dire di no

La Capra Enoica (Fabrizio Capra)
Oggi per la rubrica curata da La Capra Enoica si parla di Arneis, un fantastico vino delle terre piemontesi, in particolare del Roero in provincia di Cuneo.

 Amo sulla tavola,
quando si conversa,
la luce di una bottiglia
di intelligente vino.
roero arneis DOCGper il vino di questa settimana sono andato a scomodare il grande Pablo Neruda che con Ode al Vino dedicò a questo splendido prodotto della terra una splendida e lunghissima poesia da cui ne ho estrapolato un piccolissimo passaggio, così come da fantastiche uve viene estratto l’Arneis, pura poesia enoica.

PILLOLE DI STORIA
Si tratta di un vitigno coltivato fin dal Quattrocento nel Roero, terra piemontese nell’attuale provincia di Cuneo e per secoli era il sinonimo, insieme al Moscato, di vino bianco, le cui uve venivano sia vinificate sia trasformate in Vermut.
Un nome che poteva assomigliare all’attuale Arneis fu il Renesium, coltivato nel comune di Canale: era il 1478 ed è vergato su un documento dei conti di Roero.
Fu nel 1810 che per la prima volta fece la sua apparizione il nome Arneis, questa volta in un inventario dei vini del Castello di Monticello di proprietà, sempre, dei conti di Roero.
All’epoca veniva vinificato dolce e secondo alcune testimonianze l’Arneis veniva vinificato anche dalle cantine di Cinzano
Però il vitigno Arneis non era facile domarlo e le rese non erano sostanziose: queste caratteristiche, a inizio Novecento, lo portarono quasi all’estinzione unitamente all’avanzare della filossera e la crisi portata dalla seconda guerra mondiale.
vignetoVigneti di Arneis estirpati per lasciare spazio al più prolifico Chardonnay.
A fine anni ’60 del Novecento qualcuno intraprese la strada del recupero di questo vitigno e negli anni ’70 del secolo scorso, fortunatamente, si ritorno a ripiantare e vinificare Arneis, grazie, soprattutto, alla volontà dei viticoltori del Roero che credevano – e credono ancora – in questo vino.
All’Arneis è stata riconosciuta dapprima la DOC (1989) e successivamente la DOCG (2004).

I RICORDI

Il mio ricordo risale ai primi anni ’80 (1982 o 1983) quando a un corso di aggiornamento organizzato dalla Regione Piemonte in quel di Pradleves (Cn) in Valle Grana (non molto distante da Castelmagno) uno dei partecipanti al corso mise sul tavolo (dove si pranzava) una bottiglia di vino bianco senza etichetta. Assaggiato si rimase estasiati: si trattava di un sublime Arneis che il padre di questa persone vinificava, allora, esclusivamente a uso personale senza sapere che da li a poco il culto dell’Arneis sarebbe rapidamente esploso.
Ancora oggi, davanti a una buona bottiglia di Arneis, non riesco a dire di no.

ORIGINE DEL NOME
FOTO-MILR_arneis2Il nome sembrerebbe derivare da un gergo dialettale cuneese dove “arnese” è riferito a un qualcosa da poco – cosuccia, carabattola – perché questo vitigno veniva coltivato all’ombra di viti ben più pregiate che rispondevano al nome di Nebbiolo.
Arneis viene accostato anche alle persone che si rivelano scontrose, irregolari, scomode, insomma persone da poco.
Un riferimento storico sul nome lo farebbe derivare a un antico vitigno coltivato sul bric Arneiso o Reneiso che era situato nei pressi di Canale nella regione del feudo di Crispino di Arneis o, come era detto in francese, Crispin d’Arnes.

PENSIERO… MEDITATIVO
E passiamo alla mia conclusione dissacratoria anche se al cospetto di un vino che adoro mi diventa difficile.
Come si può ben immaginare chi lo descrive, anche questa volta, è passato prima dal fruttivendolo… agrumi (e viene aggiunto “ci sono tutti”, quindi limone, arance, mandarini, mandaranci, pompelmi, cedro, bergamotto…?) ma non mancano le mandorle e le pere (quelle proprio no, non possono mancare). Però qualcuno ci ha sentito dentro pesca e albicocca.
Arneis-copia-142x300La chicca è quando si esaltano le “note sottili di erbe aromatiche, fiori bianchi, zagara e anice o liquirizia” e allora ti pare di calarti in un romanzo di Sciascia o Camilleri che ti raccontano l’ambiente in cui si svolgono i fatti con dovizia di particolari lunghi alcune pagine… bastava che scrivessero bevetevi un bicchiere di Arneis, semplice.
Ma il colpo di scena è “Note minerali a corredo”… a corredo di che? Devo sposarmi un Arneis?
Qualcuno tra i vari fiori ci mette anche i sentori di ginestra e camomilla così il panorama floreale è completo e anche la fioraia è contenta.
Però quello che mi ha colpito è colui che afferma “Non è uno Chardonnay”… arguto è un Arneis… però specifica immediatamente dopo “ma assomiglia più al Pinot Bianco come stile e corpo…”.
Vabbè, beviamoci sopra.

AFORISMA DELLA SETTIMANA
La vita è troppo breve per bere vini mediocri. Johann Wolfgang von Goethe

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