Passerina: i ricordi di Ancona e il fascino dei… lieviti

La Capra Enoica (Fabrizio Capra)
Oggi per la rubrica curata da La Capra Enoica si parla di Passerina conducendoci nella storia, nei ricordi e, soprattutto, nelle stranezze elargite per commentare il vino.

Mentre di là nella sala si gioca alle carte
coi volti infuocati ed i nasi paonazzi
e le bocche allargate a masticare canditi
e gli occhi annacquati dal vino bevuto.
Così cantava un grande artista marchigiano, Ivan Graziani, nella sua canzone “Ballata per 4 stagioni”. Questa canzone mi porta nelle Marche dove ho assaggiato alcuni ottimi vini tra cui la… pardon… il Passerina.

PILLOLE DI STORIA
foto-territorioSi tratta di un vitigno molto antico, forse parente del Trebbiano, autoctono dell’Italia centrale la cui provenienza è contesa tra le provincia di Frosinone e le Marche: gli esperti propendono, però, per quest’ultima, probabilmente originario della fascia adriatica. Confuso sovente con altri vitigni ebbe, a partire dagli anni 60 del secolo scorso,  un crollo con una crisi che durò decenni. Recentemente è stata pienamente recuperata e rappresenta un vino apprezzato, soprattutto da quando a questo vino è stata riconosciuta la Denominazione, grazie anche a viticoltori lungimiranti capaci di produrre vini di grande personalità.

I RICORDI
header-aziendaHo avuto l’opportunità di conoscere e assaggiare questo splendido vino sia fermo sia spumante in uno splendido press tour nelle Marche organizzato da Tipicità, di quelli organizzati veramente bene. Assaggiare questo splendido vino in un contesto come quello vissuto ad Ancona per Tipicità in Blu tra bellezze del territorio, monumenti e storia, specialità gastronomiche e ottima compagnia è risultato un grande valore aggiunto. E quando tutto ciò che ci circonda è un qualcosa di “giusto” anche quello che si degusta lo si apprezza molto di più e lascia ottimi ricordi. Due Passerina meritevoli: quello “brut” Moncaro, vino di benvenuto degustato sulla terrazza dell’hotel SeePort e quello fermo sulla nave della Adria Ferries, il Passerina Ciù Ciù, assaggiato durante il pranzo.

ORIGINE DEL NOME
passerina moncaroIl curioso nome si deve ai passeri che sono ghiotti dei suoi piccoli acini, in quanto la polpa sembra di particolare qualità e bontà nonché al suo sapore zuccherino concentrato. Una curiosità è legata a uno dei suoi sinonimi: Cacciadebiti, termine nato dal fatto che in passato veniva utilizzato come “moneta” di pagamento.

PENSIERO… MEDITATIVO
Ed eccomi qui, in modo implacabile, ad analizzare qualche descrizione. Qualcuno ha commentato il Passerina parlando di passerina ciu ciusfumature di frutta gialla. C’è che ci ha trovato i frutti tropicali, le spezie, i fiori, note mielate e agrumate, albicocca, pesca, pera, fiori bianchi, timo, salvia, ginestra, mandorle e finale minerale però tutto preciso e intenso… preciso? Come può essere preciso un vino di cui ci si possono trovare una decina di aromi differenti? Chi ha commentato il Passerina spumantizzato ha evidenziato “il fascino dei lieviti”… il fascino? Da quando in qua un lievito ha fascino? A dire il vero il fascino ce l’ha il vino che mi ha proprio stregato.

AFORISMA DELLA SETTIMANA
Il vino è poesia imbottigliata. Robert Louis Stevenson

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