Franciacorta Rosè: un grande vino, un grande territorio

La Capra Enoica (Fabrizio Capra)
Oggi per la rubrica curata da La Capra Enoica si parla del Franciacorta Rosè conducendoci nella storia, nei ricordi e, soprattutto, nelle stranezze elargite per commentare il vino.

viticultura_sostenibilitaDame el bianc dame el negher l’importante è esi alegher”…
Così recita il ritornello di una canzone popolare milanese cantata da Roberto Brivio, grandissimo artista meneghino, ex componente de I Gufi, e rappresenta in modo chiaro il dubbio che albergava in me all’atto di scegliere di quale vino scrivere oggi… bianco o rosso?
Fugato ogni dubbio ho deciso: scriverò del Franciacorta Rosè.

PILLOLE DI STORIA
Vinaccioli risalenti all’epoca delle palafitte ritrovati in scavi archeologici nel territorio di Provaglio d’Iseo ci dimostrano come già nella preistoria la vite esisteva ma, guarda caso, le prime testimonianze scritte ci giungono dagli autori classici latini: Plinio, Colummella e Virgilio.
Se parliamo degli antichi romani non possiamo fare a meno di parlare dei religiosi che tra il IX e l’XI secolo ci attestano l’importanza della viticoltura, per l’economia medievale, in Franciacorta.
viticultura_originiestoriaNel 1400 la viticoltura si concentra nella fascia collinare suburbana.
Interessante, invece, è stato scoprire che l’attuale delimitazione territoriale, quella datata 2011, esisteva già all’epoca del dominio della Serenissima in un atto del Doge di Venezia Francesco Foscari  datato 1429 (della serie è difficile inventarsi qualcosa di nuovo).
Arriviamo al 1570 quando il medico bresciano Gerolamo Conforti va a scrivere il “Libellus de vino mordaci”, uno dei primi testi dove si racconta della fermentazione in bottiglia per la preparazione dei vini spumanti.
Gabriele Rosa, nel 1852, nel suo trattato sui vini cita i Franciacorta come “eccellentissimi, racenti e garbi” (termini sempre migliori di quelli usati oggi).
È il 1961 (l’anno in cui sono nato io, che coincidenza) quando vengono elaborate le prime 3000 bottiglie di spumante Franciacorta chiamato “Pinot di Franciacorta”, la prima volta che il nome geografico appare in etichetta.
Il resto è storia attuale.

I RICORDI
la montina extra brut roseMi è capitato in varie occasioni di assaggiare i “Franciacorta” e sempre con grande piacere apprezzandone la qualità, ma la sorpresa più bella è capitata una decina abbondante di anni fa, quando dirigevo un’altra testata online.
Mi fu recapitata a casa una cassetta con una selezione di Franciacorta Brut e non vorrei essere tradito dalla memoria si trattava di vini dell’azienda La Montina (https://lamontina.com/).
la-montina-franciacorta-rose-demi-secA parte il fatto che un omaggio è sempre piacevole da ricevere mi colpi il fatto che tra la selezione inviata c’era anche un Franciacorta Rosè.
Nulla di stravolgente se si pensa che è un prodotto che esiste ma partendo dal fatto che, personalmente, non sono molto attratto dai vini rosati, assaggiato quel Franciacorta Rosè mi riconciliò con questa tipologia di vino.
Ogni tanto un ricordo positivo ci sta.

ORIGINE DEL NOME
Il nome Franciacorta per i vini è facile da comprendere: deriva dal territorio.
E allora andiamo a vedere l’origine di questo nome.
Una tesi tutta da accreditare ci parla di Carlo Magno che con il suo esercito transitò nella zona, ne rimase colpito e vi si stabilì da cui il nome Francia Corta.
Invece maggiormente accreditata è l’ipotesi di una derivazione latina ovvero “francae viticultura_pinot_biancocurtae”, “corti” monastiche “franche”, ovvero esenti dai tributi vescovili.
Il toponimo compare nel lontano 1277 negli Statuti di Brescia come Franzacurta.
Insieme ad Asti e Marsala il Franciacorta è uno dei tre vini che l’Unione Europea riconosce la possibilità di indicazione senza altri termini qualificanti.

PENSIERO… MEDITATIVO
Non sarei La Capra Enoica, forse un po’ dissacratoria, se anche per un vino così importante come il Franciacorta, nello specifico nella versione Rosè, non andavo a leggermi qualche descrizione e, come da mia natura, trovarci qualcosa che mi porta a meditare.
Mi possono anche stare bene le note di ribes e di ciliegie (peraltro appena colte), di fragoline e arancia rossa, sfumature di mandorla fresca, la freschezza del melograno e della mela rossa, i profumi dei frutti di bosco e amarene che già mi fanno pensare di stare da un fruttivendolo piuttosto che in una enoteca ma, la chicca, è la sfumatura di albicocche croccanti… albicocche croccanti? Ma chi le ha mai viste! Acerbe? Quelle senza gusto? Perché se mature, gustose e profumate le albicocche sono morbidissime (di croccante mi ricordo solo mia nonna che i semi delle albicocche le caramellava con lo zucchero e ne faceva, appunto dei croccanti).
viticultura_pinotneroPoi ho proseguito e mi sono ritrovato da un fiorista perché oltre alla frutta i sentori sono anche quelli di petali di peonia e di rosa.
Ma il top è colui che descrivendo un Franciacorta Rosè ci trova un gioco tra il frutto e la crosta di pane (ci mancava di andare anche in panetteria) ma non finisce qui perché ti prende sia al naso sia in bocca. E non commento oltre sulla crosta di pane.
E anche in questo caso qualcuno ci dice che è un vino con evidente carattere stoffa.
Ma un vino che sa di vino? Non riesco più a pensare e meditare.

AFORISMA DELLA SETTIMANA
Ho goduto di grande salute fino alla tarda età, perché tutti i giorni da quando mi ricordo ho consumato una bottiglia di vino, tranne quando non mi sono sentito bene. Allora ho consumato due bottiglie. Vescovo di Siviglia

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