di Fabrizio Capra
Lo scorso 3 maggio Agnes V. Julie, romana, bravissima performer burlesque, vinceva il Burlypicks nell’unica selezione italiana svoltasi in Alessandria, al Bike Bar & Bikers, e organizzata da Cristiana De Giglio anima delle Sweet Dolls e staccava il biglietto per la gran finale internazionale in programma dal 3 al 5 ottobre a Columbus, nell’Ohio. Oltre ad esibirsi nei suoi estrosi e coinvolgenti spettacoli Agnes si applica, con ottimi risultati, anche nel posare come fotomodella. Oggi per i lettori di RP Fashion & Glamour News vi proponiamo un’intervista in esclusiva con la bella e brava Agnes V. Julie.
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Agnes, sono trascorse due settimane dal Burlypicks in Alessandria dove hai vinto: ti sei resa conto che volerai negli States per la gran finale?
Cosa? Di già!? Sei sicuro? (ride). Il tempo è volato, la mente spesso mi fa rivive alcuni momenti della serata fino a farmi sentire le farfalle nello stomaco. Ancora non ci credo. Molto probabilmente non ci crederò fino alla notte prima di partire! Sono emozioni molto grandi, cerco di non farmi sopraffare. Sarà la mia prima volta negli States, e sento una grande responsabilità nel rappresentare, in quella circostanza, il burlesque italiano!”.

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Cosa hai provato quando hai sentito che eri tu la vincitrice?
Non me l’aspettavo, e dal video della premiazione si vede: per i primi 10 secondi dopo aver sentito il mio nome, sono rimasta pietrificata! Specie perché avevo già ricevuto il riconoscimento da Vanille  Bon Bon, che mi onorerà di far parte dell’Amazing Flamingo a Torino. Insomma, non credevo potessi davvero riuscire a vincere due premi in un’unica serata… E invece!”.

Da dove nasce la tua passione per il burlesque?
Esattamente non lo so, penso di esserci nata e mi sono serviti 23 anni per capirlo. La mia famiglia e i miei amici in molte circostanze non perdevano occasione di consigliarmi di seguire un corso di burlesque. Molto probabilmente vedevano in me qualcosa che io non riuscivo a vedere. Neppure sapevo esattamente cosa fosse, non gli ho mai dato troppa importanza… Fin quando non mi regalarono un biglietto per assistere al mio primo show di burlesque, al Salone Margherita, quasi sbattendomi in faccia i loro consigli. Beh, mi veniva da piangere. Per tutta la sera pensai: io voglio vivere lo stesso incanto che vivono quelle donne bellissime ricoperte di luce. Capii che dentro di me stava risuonano qualcosa, e che il punto A finalmente era riuscito a congiungersi al punto B. Ecco quale voglio sia la mia strada, mi sono detta”.

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Che cosa significa per te fare burlesque?
Sono (tuttora!) una persona molto timida, lo sono sempre stata. Ho sempre preferito ascoltare che parlare, comunicare con gli occhi o la scrittura piuttosto che a parole, stare in disparte invece che al centro dell’attenzione. E tutto ciò non ha fatto altro che accumulare in me tante idee e pensieri pronti a esplodere. Ho infinite cose da dire, finalmente posso farlo secondo il mio modo! Il burlesque è il mio urlo silenzioso. Inoltre sia l’erotismo che l’eleganza sono da sempre stati i miei due lati predominanti. Ricordo che da piccola venivo presa in giro per come camminavo e vestivo, sembrava che ogni giorno andassi a una cerimonia a passo di danza! Ora mi vedo come il brutto anatroccolo che scopre di essere un cigno…e che non è neppure da solo! Quindi ho semplicemente unito il tutto in un’unica modalità d’espressione!”.

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Cosa provi quando ti trovi ad esibirti su un palco?
Durante le prime esibizioni mi mancava il respiro fino a poco prima che partisse la musica. Per fortuna succede tutt’ora, è un’emozione che non vorrei mai perdere: è una cosa meravigliosa la paura, fa fare grandi cose. Ora però ho imparato a trasformarla in adrenalina. Ogni volta sembra di fare l’amore per la prima volta: tanta paura e dubbi iniziali, poi viene tutto inaspettatamente naturale. Durante l’esibizione amo osservare e sentire con il cuore chi ho davanti, assorbendo la loro reazione: quando sento ridere, urlare, o vedo gli occhi incantati su ciò che sto facendo, mi sfamo. È incantevole avere l’attenzione di così tante persone in un modo così tanto sottile e delicato, ma d’impatto”.

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foto Vittorio Destro

Come nascono le tue performance e come pensi e realizzi i costumi di scena abbinati?
I miei act partono da qualcosa che ho vissuto o che mi preme comunicare. Folle in love, ovvero l’act con il quale ho vinto la tappa italiana del Burlypicks, è lo sfogo rivolto a chi punta solo al sesso senza andare oltre. È sempre molto demotivante per me; la realtà è che sono una romanticona, mi ritrovo molto in Pierrot… A volte le idee le trascino per mesi, ogni tanto aggiungo un dettaglio alla performance o all’abito, e poi lo ripongo nell’armadio o in un angolo della mia mente. Altre volte ho una vera e propria inaspettata illuminazione. Per esempio Folle in love l’ho pensato mentre ero in macchina e stavo andando a un mio show con una playlist qualunque di YouTube di sottofondo: d’improvviso ho avuto una sequenza di immagini nella testa, e in mezz’ora di tragitto è nato l’act. I costumi li faccio io. Spesso però li getterei dalla finestra! (ride). Sono perfezionista e finché non li considero impeccabili continuo a lavorarci e trasformarli, il più delle volte vediamo l’alba insieme! Sono una grande sfida ma anche un’altrettanta soddisfazione. È molto bello pensare che quando sono sul palco sto mostrando ogni parte di me in ogni suo aspetto!”.

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foto Vittorio Destro

Chiudiamo con un appello agli scettici che non vedono il burlesque come arte?
Volentieri. Per me arte è tutto ciò che smuove qualcosa dentro, che fa soffermare, pensare, ragionare, amare, odiare, ridere, piangere, ricordare o dimenticare. Qualcosa che colpisce come un pugno o addolcisce come una carezza. Non è banalmente togliersi un abito di dosso, ma dietro c’è una grande cura per ogni minimo dettaglio specialmente per quanto riguarda l’espressività. Noi dobbiamo riuscire a raccontare una storia senza parlare, bensì solo tramite occhi, respiri, movimenti, corpo. Non è affatto facile. Come non lo è rimanere erotici senza scendere nel volgare. 
Spesso chi ritiene che il burlesque non sia arte è anche chi non ha mai visto uno spettacolo dal vivo. Vedere video su YouTube o film che lo riguardano è come vedere La Notte Stellata tra le Google-Immagini e dire che si è stati al MoMA e si trova il quadro piuttosto inespressivo e noioso.
Quindi l’appello agli scettici è: svestitevi dai pregiudizi e lasciatevi travolgere dalla magia del prossimo show!
”.

Grazie Agnes V. Julie, alla prossima!