FAI – Luoghi del Cuore: Chiesa rupestre Sant’Antonio Abate, Pietracupa (Cb)

a cura della Redazione

33998_chiesa-rupestre-sant-antonio-abateChiesa rupestre Sant’Antonio Abate, Pietracupa (Cb) – 556° posto con 132 voti
La Grotta è antichissima ed è tra quelle più grandi utilizzate dai primi abitanti di Pietracupa.
Nel corso dei secoli fu utilizzata per diversi scopi.
Nei secoli VI e VII con tutta probabilità faceva parte di un cenobio, una comunità di persone che qui si rifugiavano per scampare alle invasione e dove pregavano chiedendo a Dio la clemenza.
Tra l’XI e il XIV secolo fu usata come posto di guardia del castello costruito sulla cima della Morgia a difesa della valle.
Nel 1360 veniva costruita per la popolazione una chiesa dedicata a San Gregorio ma, quando, fu distrutta da un terremoto nel dicembre 1456 alla grotta fu restituita la sua funzione sacra: nel paese è stata ricordata come “la Chiesa vecchia” fino a qualche anno fa  e rimase tale fino a che la chiesa di San Gregorio non fu ricostruita circa cento anni dopo: nel 1575 è attestata di nuovo l’esistenza in Pietracupa della chiesa archipresbiteriale di S. Gregorio.
La grotta fu, quindi, utilizzata come tribunale del barone e come prigione. Ancora oggi sono visibili segni dei sistemi giudiziari dell’epoca, come incatenamenti e tratti di corda. Non risulta che all’interno siano state eseguite sentenze capitali, che avvenivano all’aperto, per edificazione e monito della popolazione.
Terminata la sua funzione feudale, la grotta ebbe nuovamente varie destinazioni.
L’ingresso che dava sulla piazza franò nel terremoto del 1805, e il vano fu chiuso da una finestra. Scavato un secondo ingresso, la grotta divenne abitazione, stalla, magazzino, discarica.
39975_chiesa-rupestre-sant-antonio-abateNel dicembre 1943 Pietracupa si trovò sulla linea del fronte fra l’VIII armata inglese, che era sbarcata a Termoli, e i tedeschi della 16ª Divisione Panzer in ritirata verso Cassino che, dopo Pietracupa, avevano occupato Torella. In quei giorni la grotta accolse tutta la popolazione atterrita dal continuo cannoneggiamento, di cui diverse case del paese mostrano ancora le tracce.
All’esterno rimane un portale sormontato da un arco e, sulla chiave di volta, il bassorilievo di un Cristo giudice rovinato dal tempo, con la scritta “salvador”. Nel 1977, su proposta del parroco Mons. Orlando di Tella, il lavoro volontario dei pietracupesi la recuperò come chiesa. Una macina di mulino divenne l’altare intorno al quale, vista la conformazione della grotta, si riunisce la comunità e su di esso fu sospeso un antico crocifisso (1500) senza braccia trovato tra i rifiuti, volutamente non restaurato (“Le mie braccia siete voi”).
La chiesa accoglie oltre alle cerimonie religiose anche attività sociali e culturali, e con la sua stupenda acustica è sede di concerti. Unica nella sua commovente povertà, accoglie sempre più visitatori.
Vi sono conservati un Bambino Gesù di legno d’olivo, a grandezza naturale, proveniente da Nazareth, assieme ad un calice, pure di legno (S. Giuseppe era un falegname), acquistato a Betlem, ambedue benedetti personalmente da Papa Giovanni Paolo II; vengono esposti ed utilizzati nelle feste di Natale alla presenza di personalità, dei media, con la partecipazione di zampognari fra torce, stelle filanti e musiche composte proprio per il paese.

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