La Capra Enoica (Fabrizio Capra)

Matelica cantina monacescaMarche,bellezza infinita”. Così recita la pubblicità, con l’inconfondibile voce di Giancarlo Giannini, che passa in radio tutte le volte che ascolto una partita su Radio Rai 1: dall’agitazione coinvolgente di Orefice alla pacatezza di Giannini.
Le Marche, una regione fantastica che avevo assaporato fino ad ora di sfuggita: da bambino (avevo 4-5 anni), quando si andava al mare a Rimini, la Rocca di San Leo e Urbino, da adulto una toccata e fuga per un evento sportivo a Pesaro e in treno a rimirar le splendide coste e i suggestivi monti e borghi mentre mi recavo più a sud.
Ora, grazie a Tipicità, un evento che da ben ventitre anni si rinnova in quel di Fermo, ho avuto modo di addentrarmi in una realtà capace di lasciarti a bocca aperta.
La gastromomia, il vino, l’arte, il vino, la cultura, il vino, le produzioni di eccellenza, il vino… ebbene si, nel Grembo dell’Eccellenza, per me, Capra Enoica, il vino ha avuto un ruolo decisamente interessante.
Matelica vigneti e vallataNella quattro giorni marchigiana ho avuto modo di avvicinarmi e ad approcciarmi, quasi da amante timoroso, a vini veramente interessanti e stimolanti (spero di poterli conoscere ancora meglio nelle prossime edizioni di Tipicità ma che mi hanno fornito spunti per altre mie elucubrazioni) ma uno in particolare mi ha colpito e mi ha fatto soppiantare l’immagine iconica della bottiglia che raccontavo alcuni mesi orsono (era il 26 ottobre).
Saranno stati molti fattori, ma il Verdicchio di Matelica mi ha coinvolto emotivamente e mi ha trascinato in un turbinio di belle sensazioni.

Matelica oltre il vino acqua
a Matelica c’è anche… l’acqua

Saranno state le suggestive visioni di quella zona delle Marche, sarà l’averla conosciuta mentre difendendoci dal vento si ammiravano le vallate (originatesi nel pleistocene) vitate da in cima al colle dove è adagiata la Cantina Monacesca (antica cantina sorta sulle fondamenta di un monastero dell’VIII secolo), sarà stata la stretta al cuore nel vedere ancora le profonde ferite del terremoto, sarà stato quell’immenso piacere nel degustare questo vino in una culla culturale come il foyer di quel piccolo gioiello che è il teatro “Piermarini”.
Poi quando un vino si permette il lusso di avere anche un Consigliere Comunale a lui delegato, il simpatico Filippo Mosciatti, che con il suo disquisire sulla zona di produzione e sulle sue caratteristiche è stato capace di calamitare la mia attenzione facendo insorgere in me la voglia di degustarlo, ebbene non si può proprio porre freni alla voglia di amare questo dono “di_vino”: di fatti lasciando la Cantina Monacesca senza degustare nulla per scendere nel centro del borgo mi sono chiesto “Ma poi ce lo fate assaggiare?”.
Matelica gruppo con Filippo MosciattiE quando, finalmente, al termine della interessante visita tieni tra le mani il calice con dentro questo stupendo nettare (l’altro nettare matelicese è il miele, quello di apistica produzione), lo osservi, lo annusi, lo assapori scopri perché viene definito “il rosso vestito da bianco” e te lo godi al massimo… anche se Rebecca batte il piedino perché si è in ritardo e bisogna raggiungere la tappa successiva…
Tipicità (Angelo, Alberto, Rebecca…) grazie per avermi dato la possibilità di imparare ad amare un territorio e questo vino… “Verdicchio di Matelica… bontà infinita!”.