a cura della Redazione

Monte Pisano, Calci e Vicopisano (PI) – 1° classificato con 114670 voti

Monte Pisano - Foto Michele Camelo © FAI - Fondo Ambiente Italiano
Monte Pisano – Foto Michele Camelo © FAI – Fondo Ambiente Italiano

Il Monte Pisano o Monti Pisani è un sistema montuoso di modeste dimensioni situato nella parte centro-nord della Toscana tra le città di Lucca e Pisa, facente parte del Subappennino Toscano (da non confondere con le Colline Pisane).
Il nome corretto è al singolare, ma la forma plurale è più diffusa, e in questa molti comprendono anche i Monti d’Oltreserchio.
Si estende sui territori di sette comuni: Lucca, Vecchiano, San Giuliano Terme, Calci, Vicopisano, Buti e Capannori.
I monti sono tutti di altezza inferiore ai 1000 m, ed alcuni poco più che colline. La catena del Monte Pisano forma un prolungamento delle Alpi Apuane tra il Serchio e l’Arno. La vetta più alta è il Monte Serra (917 m), che ospita sulla sommità dei ripetitori radio-televisivi. Si estendono principalmente da nord-ovest verso sud-est, in forma ovale.
Un’alternanza di terrazzamenti coltivati a olivi, colline, boschi, sorgenti, grotte scavate nel calcare, borghi e rocche medievali, ville storiche, pievi e chiese romaniche, resti di fortificazioni.
Monte Pisano sentieroUn palcoscenico naturale che con uno sguardo arriva dalle Alpi Apuane fino al mare e alle isole dell’Arcipelago Toscano.
Luoghi suggestivi sono il borgo di Vicopisano, la Rocca della Verruca, la Certosa di Pisa nota anche come Certosa di Calci, il borgo di Ripafratta con la sua Rocca medievale, l’abbazia di S. Maria di Mirteto ad Asciano, il santuario di Santa Maria in Castello a Vecchiano, l’acquedotto mediceo da Asciano a Pisa, i resti dell’Acquedotto romano di Caldaccoli, il Borgo di Corliano, situato all’estremità nord-ovest della piccola catena, che segna il confine tra piana di Lucca e piana di Pisa, nonché il varco oltre il quale inizia la catena delle Alpi Apuane e il Sasso della Dolorosa.
La bellezza della natura modellata dall’uomo nel corso dei secoli, il clima mite, i ritmi lenti dei paesi e delle attività agricole, fanno di questo luogo un territorio ideale per un turismo amante della natura e del relax, della storia e della cultura.
Un prodotto tipico della zona è l’olio, come è possibile intuire dai numerosi ulivi coltivati lungo i pendii delle colline. I Monti Pisani sono stati sfruttati per l’estrazione di pietra sin da tempi antichi (una buona parte delle pietre usate per il Duomo di Pisa è stata estratta a S. Giuliano Terme), ma molto più intensamente in tempi moderni; le cave hanno modificato l’aspetto dei monti per chi li osserva da sud. Tipiche dei Monti Pisani sono inoltre le castagne, in particolare quelle provenienti dai secolari castagneti di Molina di Quosa, alquanto atipici perché sviluppati a quote pressoché pianeggianti. Fino ad ottobre i monti sono ricchi anche di funghi di varie specie. Particolarmente apprezzato è il porcino dei Monti Pisani.

Monte PisanoIl disastroso incendio,quasi certamente doloso, che il 24 settembre 2018 ha mandato in fumo oltre 1200 ettari del Monte Pisano, nei quali rientrano 200 ettari di coltivazioni, soprattutto uliveti,e che ha lambito la Certosa di Calci, seconda classificata al censimento 2014, risparmiandola per miracolo, ha mosso gli animi di un territorio già molto sensibilizzato per “I Luoghi del Cuore”. Il monte rientra in due aree naturali protette di interesse locale (ANPIL), istituite per tutelarne i valori ambientali ma anche storici. Il devastante incendio ha spinto il comitato già attivo nel 2014 per la Certosa a lanciare un passaparola mediatico tra cittadini e istituzioni dell’area pisana, arrivando in poco più di due mesi a totalizzare il maggior numero di voti mai ottenuto al censimento. L’area colpita interessa in particolare i comuni di Calci - il più danneggiato – e di Vicopisano. I primi stanziamenti -1,8 milioni dalla Regione Toscana, circa 100mila euro dal Consorzio di Bonifica del Basso Valdarno e 51mila euro dal Comune di Calci - hanno permesso le operazioni di spegnimento, il mantenimento delle squadre forestali che fino a maggio 2019 saranno impiegate per la messa in sicurezza dei versanti e lo smaltimento dei rifiuti bruciati. I danni stimati ammontano però a 15 milioni di euro e saranno necessari decenni per ottenere una piena rinaturalizzazione della zona. Nonostante il danno, non è stato concesso lo stato di calamità naturale, né quello di emergenza.