Riceviamo e pubblichiamo

acqui storia red landIl ciclo delle Giornate Culturali dell’Acqui Storia si apre con la commemorazione del Giorno del Ricordo per la quale il Premio, in collaborazione con il Gruppo Lettori, invita a partecipare ai momenti di approfondimento che avranno luogo a partire da giovedì 7 febbraio.
Ad Acqui il Premio avrà il piacere di proporre al pubblico il film Red Land (Rosso Istria) sceneggiato e prodotto da Maximiliano Hernando Bruno (Venicefilm) giovedì 7 febbraio alle ore 21 presso il Cinema Ariston, Piazza Matteotti, Acqui Terme. L’opera, distribuita in Italia il 15 novembre 2018, si concentra sulla seconda guerra mondiale in Istria dopo l’8 settembre (subito dopo la firma da parte dell’Italia dell’armistizio separato con gli angloamericani) e sulla vita della giovane studentessa istriana Norma Cossetto, trucidata dai partigiani jugoslavi nell’ottobre 1943, all’età di 23 anni. Il 25 luglio 1943 Benito Mussolini viene arrestato e l’8 settembre si annuncia l’armistizio di Cassibile, firmato il 3 settembre, che condurrà al caos.
acqui storia ricorda 7 febbraioL’esercito non sa più chi è il nemico e chi l’alleato e ciò porta i soldati ad essere abbandonati a se stessi nei vari teatri di guerra. Le popolazioni civili Istriane, Fiumane, Giuliane e Dalmate si trovano ad affrontare un difficile rapporto con i partigiani jugoslavi (guidati da Josip Broz Tito), che avanzano in quelle terre combattendo contro i nazifascisti. Simbolo di questo drammatico contesto storico, avrà risalto la figura di Norma Cossetto, giovane studentessa istriana, laureanda all’Università di Padova, arrestata e uccisa dopo aver subito violenze da parte dei partigiani. Lei, come altre ragazze innocenti, pagarono con la vita il loro essere italiane. A Norma Cossetto venne poi conferita la medaglia d’oro al valor civile dal Presidente Carlo Azeglio Ciampi e una targa in suo ricordo è presente all’interno del Palazzo del Bo dell’Università di Padova. Ventun anni dopo il Porzus di Renzo Martinelli, che narrava vicende accadute in Friuli nello stesso periodo storico sollevando il velo su una pagina oscura della Resistenza, non era facile affrontare un tema come quello di quanto accaduto tra il 1943 e il 1945 agli italiani che vivevano in Istria senza alimentare polemiche di parte. Maximiliano Hernando Bruno è riuscito a trovare in buona misura la chiave giusta per raccontare quei giorni e quelle vicende, cioè per adempiere ad uno dei molteplici compiti del cinema: fare memoria. La sceneggiatura sa mostrare con equilibrio sia la sensazione di smarrimento conseguente all’8 settembre, sia ciò che anima nell’intimo le varie parti in causa. Il generale Esposito espone tutte le perplessità dell’Esercito dinanzi a una guerra sbagliata voluta dal fascismo così come non viene taciuta l’italianizzazione forzata dell’area condotta negli anni dal regime. La proiezione del film verrà impreziosita da un monologo “L’infoibato” di Giulio Benvenuti.
acqui storia gabriele dannunzioSeguirà una giornata di approfondimento sul tema, introdotta dall’Assessore alla Cultura l’avv. Alessandra Terzolo e dal Lettore Ruggero Bradicich, che si terrà domenica 10 febbraio presso la Sala Conferenze Ex Kaimano (Via Maggiorino Ferraris 5) con l’intervento del Professor Marco Cimmino e del Professor Aldo A. Mola, che proporrà il seguente programma:
– ore 10,30 Convegno “Gabriele D’Annunzio, uomo dai mille volti. Contraddizioni e peculiarità di un personaggio unico”
– Ore 15,30 Convegno “Fiume attraverso secoli di occupazioni” – Città di confine, simbolo di un melting pot  che 100 anni fa non aveva nemmeno questo nome, città europea della Cultura 2020, ha subito non solo gli influssi di diverse culture, ma anche i danni di occupazioni a tratti violente che ne hanno stravolto il tessuto sociale ed urbano.
A chiudere gli eventi commemorativi di questa tragica pagina della storia una figura d’eccezione che la cittadina di Acqui ha avuto il piacere di ospitare più volte in passato: Stefano Zecchi, vincitore del Premio Acqui Storia del 2011 per la sezione romanzo storico con il volume “Quando ci batteva forte il cuore” e finalista del Premio Acqui Ambiente nel 2017, incontrerà il pubblico nella giornata di giovedì 21 febbraio alle ore 18,00 presso la Sala Conferenze di Palazzo Robellini, Piazza Levi 5 per la presentazione del suo ultimo libro “L’amore nel fuoco della guerra” edito da Mondadori.
acqui storia stefano zecchi libroDopo “Quando ci batteva forte il cuore” e “Rose bianche a Fiume”, Stefano Zecchi torna a raccontare una delle pagine più eroiche e terribili della nostra Storia, per far conoscere un’altra verità scomoda e difficile da accettare. Durante un ciclo di conferenze per la promozione del suo ultimo romanzo, uno scrittore si imbatte nel diario di un giovane compositore vissuto a Zara nei difficili anni della Seconda guerra mondiale. Stregato da quella storia di amore e di morte, lo scrittore decide di raccontarla, di parlare di Valerio, musicista, che dopo la separazione dalla moglie si lascia convincere a collaborare come spia per il fronte comunista. Con il cuore altrettanto diviso tra la moglie e una giovanissima croata, Valerio finirà col pagare per il suo tradimento un prezzo molto alto.
Il Premio Acqui Storia, nel corso delle sue edizioni, ha affrontato più volte l’argomento dell’esodo giuliano-dalmata. Dopo l’assegnazione del premio al volume “Quando ci batteva forte il cuore”, Mondadori, di Stefano Zecchi nel 2011, il premio La Storia in TV, premio speciale dell’Acqui Storia, nel 2014 ha reso un significativo omaggio all’opera “MAGAZZINO 18” e al suo interprete ed autore Simone Cristicchi, cantautore, scrittore, attore teatrale, autore e interprete di monologhi. L’Autore, dalla sua esperienza di obiettore di coscienza e poi da quella di volontario nei centri di igiene mentale, ha saputo maturare una sensibilità umana e civile che, trasferita poi nel mondo dello spettacolo, ne ha favorito l’affermazione. Con il musical “Magazzino 18”, capannone del porto di Trieste dove sono conservate le masserizie lasciate dagli Italiani dell’Istria e della Dalmazia che abbandonarono tali luoghi in seguito alla loro attribuzione alla Jugoslavia comunista di Tito al termine della Seconda  Guerra Mondiale, ha raccontato la storia delle foibe. Il suo “Magazzino 18” ha confermato che la “pietas” di un uomo alla ricerca della verità  non si piega ad alcuna logica conformistica e sa tradurre la memoria in vitale rappresentazione artistica.