di Fabrizio Capra

IMG_0318-16-10-18-15-04Nelle scorse settimane abbiamo intervistato Giuseppe Garbarino, per tutti “Lo Zio”, storico personal trainer della Palestra Somatos, molto conosciuto e altrettanto apprezzato da molte persone e oggi personaggio iconico che si aggira nelle sale che furono il suo regno. La necessità di rendere più dinamica l’attività della palestra ha portato a un ringiovanimento degli addetti ma lui non può fare a meno di respirare quell’atmosfera e allora lo si trova sovente ancora li perchè, non si sa mai, qualcuno potrebbe ancora chiedere un “saggio consiglio”.
Lo incontro, insieme a Roberta Pelizer, titolare della RP e frequentatrice della palestra, in quello che fu il suo studio-ufficio personale, e ne è uscita una lunga chiacchierata che ci porta a pubblicare l’intervista in tre puntate perché, rileggendola, non mi sono sentito di tagliare anche una sola tra le domande e le risposte.

Che cosa spinge una persona a diventare Personal Trainer?
Incominciamo con il cambiare il verbo: viene attirato. Attirato da situazioni, da persone già nell’ambiente, da persone che hanno bisogno di cercare ispirazione, che ti dicono che hanno bisogno di te, di una persona carismatica, che ha un carisma di suo. È un po’ un destino scritto: difficile che una persona priva di carisma insegni. C’è chi fa una attività per missione come indole, altri per portare a casa il pane. Se uno fa il personal trainer solo per portare a casa il pane difficilmente lo fa per quaranta o cinquant’anni. Il miglior Personal Trainer è chi riesce a far lavorare gli altri. Io mi ci sono trovato come in altre situazioni perché esercitavo una sorta di comando sugli altri e probabilmente quello ce l’hai dentro perché sono cose che non ti insegna nessuno”.

IMG_0313-16-10-18-15-04Quanto significa adeguarsi alla persona che hai davanti?
Il 90%, se hai le basi. È la persona che hai davanti che ti porta a trovare quello che è meglio per lui. Se non capisci chi hai davanti non puoi fare questa attività. Due o tre persone le ho allontanate, altre le ho cambiate e quelle che sono rimaste molto carismatiche nella loro miseria, nella loro inadeguatezza, non si è instaurata la fiducia. Persone che sono venute qua, hanno provato altri. Sono cose che ti dicono: ho provato altri ma quella considerazione che hai tu non la trovavo”.

Quindi importante l’aspetto psicologico per il Personal Trainer?
Si, se sei in grado di averlo. Ogni persona deve guardare negli occhi. Parlo da Personal Trainer che si occupa di dilettanti, amatori; se si parla di professionisti ci sono altri parametri, ci sono dei risultati da ottenere e l’allenatore vale quanto chi fa la performance. Mentre invece il risultato di chi viene in palestra, di chi vuole solo migliorarsi, vuole incominciare ad arrivare a fare pace con il fisico, vuole invecchiare il meno possibile dal punto di vista scheletrico muscolare: è quello il risultato. Uno dei migliori complimenti è quando dicono ‘vengo qua che sono una cacca ed esco che cammino sugli stivaletti di mercurio’.  Tutti quelli che fanno spinning all’inizio guardano l’ora, dopo dieci minuti non la guardano più e poi dicono è già finita? Poi finisci le pile, anche quelle psicomorali: io la prima volta che ho fatto una maratona mi sono spento, ho proprio fatto game over”.